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(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

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Alla lotta contro la reazione borghese,
con una politica di classe e rivoluzionaria!

Un voto che riflette la crisi della UE dei monopoli

(29 Maggio 2019)

Il risultato delle elezioni europee del 2019 riflette e approfondisce la crisi dell’UE, strumento dei monopoli capitalistici, che si aggrava sulla base della legge dell’ineguale sviluppo economico e politico e delle crescenti contraddizioni interimperialiste.

La borghesia esulta per un’affluenza complessiva che ha superato di poco il 50%, nonostante la grancassa dei principali media. Decanta la legittimità di un Parlamento che non decide nulla, ma che serve come foglia di fico dei vandali dell’oligarchia finanziaria.

Nelle urne si acuisce la crisi della socialdemocrazia europea e dei cristiano-liberisti, che con le loro politiche di austerità hanno lastricato la strada all’estrema destra.

Emergono false alternative eco-liberiste, come in Germania e in Francia, che costituiscono riserve delle classi dominanti di fronte alla grave crisi ambientale causata dal capitalismo.

La “più alta espressione della democrazia al mondo” è un’ipocrita farsa che vede avanzare partiti ultraconservatori, sciovinisti e fascisti, come quelli di M. Le Pen e Salvini, di Farage, di Orban, di Kazcynsky, che con la loro demagogia sociale cavalcano il malcontento popolare e sfruttano l’odio dei lavoratori contro l’oligarchia di Bruxelles.

I risultati elettorali si inscrivono in una UE sempre più reazionaria e guerrafondaia, ma allo stesso tempo instabile, frammentata e disunita politicamente. Provano che la Ue è irriformabile a beneficio degli operai e delle masse popolari, che l”Europa sociale” è una pia illusione.

Italia: astensione di massa e capovolgimento degli equilibri fra M5S e Lega

In Italia il “secondo turno” delle elezioni politiche ha certificato il ribaltamento dei rapporti di forza fra Lega e M5S.

Salvini, dopo aver utilizzato la poltrona di ministro dell’Interno per propagandare una politica razzista e sciovinista, spargere false promesse e diffondere paure, è riuscito ad accaparrarsi il voto di ampi settori piccolo borghesi e operai schiacciati dal neoliberismo e dalla crisi, abbandonati dalla sinistra borghese, delusi dal M5S.

La frustrazione e l’insicurezza sociale, risultato dalla perdita delle precedenti posizioni e dall’impossibilità di recuperarle, si sono tradotte elettoralmente, in mancanza di una canalizzazione rivoluzionaria, in uno spostamento a destra.

Altri strati profondi del proletariato occupato e disoccupato, compresi i suoi elementi più sani, combattivi e avanzati, si sono invece astenuti in massa, facendo scendere ulteriormente il tasso di partecipazione al 56% (minimo storico), oppure hanno annullato la scheda (più di mezzo milione di nulle).

I voto espressi hanno mutato gli equilibri di governo, con un netto travaso di voti dal contenitore elettorale pentastellato e da FI verso la Lega che si rafforza in intere regioni e province, specialmente al nord, anche se in assoluto le destre e i fascisti ottengono complessivamente circa un milione di voti in meno rispetto dieci anni fa.

Il PD recupera punti e scavalca il M5S, ma perde altro terreno nelle sue zone di insediamento tradizionale, dove ha lasciato campo libero. Il liberal-riformista Zingaretti vuole ora allargarsi verso un centro moderato che non c’è più.

Con il successo elettorale, il partito di Salvini diventerà ancor più aggressivo e minaccioso, sciovinista e corporativo, repressivo e antioperaio. Spingerà per far approvare rapidamente la TAV, l’autonomia differenziata, la Flat tax per i ricchi, il decreto sicurezza bis, per respingere migranti e profughi. Se Di Maio, dopo essere stato a lungo complice di Salvini, proverà a mettere i bastoni fra le ruote, la contromossa sarà inevitabile: il boss leghista straccerà il “contratto di governo” puntando a insediarsi a Palazzo Chigi alla testa di una alleanza ultrareazionaria, appoggiata dai fascisti.

Le elezioni politiche anticipate sono ora più vicine e gli urti fra forze borghesi e piccolo borghesi si acutizzeranno. Entriamo in un periodo di più aspri conflitti politici, mentre la crisi economica si approfondirà, con inevitabili scossoni.

Capitale finanziario e Lega: un rapporto organico

I settori più reazionari e feroci del grande capitale appoggiano la Lega, hanno bisogno del populismo di estrema destra per tentare di frenare il declino dell’imperialismo italiano, per conservare i rapporti sociali esistenti, intensificare lo sfruttamento, ridurre ulteriormente salari e diritti, sopprimere le libertà democratiche, per attaccare le organizzazioni di classe e le forme di lotta più decise, impedendo che la protesta operaia e popolare si diriga contro le basi del sistema di sfruttamento.

A livello internazionale il partito di Salvini è supportato dall’imperialismo USA (che vuole a tutti i costi mantenere la sua egemonia sulla piattaforma geostrategica italiana), dai sionisti, dalla cupola più oscurantista del Vaticano, così come dal partito di Putin, con cui ha stretti rapporti. E’ dunque espressione delle tendenze più aggressive e retrive dell’imperialismo.

La Lega con la sua bestiale ideologia sciovinista e razzista, la sua politica di contrapposizione e divisione sistematica del proletariato, il suo programma di difesa degli interessi e dei privilegi dei padroni, dei ricchi, dei parassiti, è un alleato permanente del capitale finanziario.

Questo corrotto partito di estrema destra si propone come la forza che vuole salvare il fradicio sistema capitalistico in Italia dall’insurrezione del proletariato e delle masse popolari. Ma non farà che approfondire la decomposizione del regime borghese.

I trumpisti italiani puntano a mobilitare in senso reazionario ampi strati sociali per dare una base di massa alle politiche neoliberiste, repressive e guerrafondaie dell’imperialismo. Questa base non è però stabile e organizzata, specie nelle grandi città, è ancora fluida e passiva a livello nazionale (il consenso a Salvini è basato sulla manipolazione, non sulle realizzazioni). Può essere paralizzata e disgregata con una giusta politica proletaria rivoluzionaria, mentre i fatti – a partire dalla prossima manovra finanziaria - si incaricheranno di smentire le “promesse sociali” della Lega.

Chi può sconfiggere la reazione borghese?

La Lega non si sconfigge e nemmeno si può combattere efficacemente con la disastrosa politica socialdemocratica e riformista, tanto meno con il fallimentare populismo grillino e l’opportunismo elettoralista, quello costruito a tavolino e quello di pura immagine.

La lotta per battere l’offensiva reazionaria borghese e il fascismo non può svolgersi sotto la direzione della borghesia democratica, né sotto quella della piccola borghesia radicale, che per quanto si proclamino a parole antifasciste e progressiste sono condannate a difendere il regime del “sacro profitto” e a diffondere fra gli sfruttati balorde illusioni sulla sua “umanizzazione”. Questi strati sociali oscillanti sono sempre pronti a subordinarsi a quello che appare come il “padrone di turno”.

La sola forza che può sviluppare una reale mobilitazione contro l'oligarchia finanziaria, le sue istituzioni, le sue forze politiche, che può battere il leghismo ed il fascismo, è la classe sociale più interessata in iniziare e condurre fino in fondo una lotta rivoluzionaria contro il sistema capitalista, per sostituirlo per un nuovo e superiore ordinamento sociale.

Questa classe fondamentale della società è il moderno proletariato, che riconquistando la sua coscienza di classe e battendosi con energia contro il nemico di classe può e deve stabilire la sua egemonia per la liberazione del paese da tutti i governi borghesi e piccolo borghesi, per l’instaurazione di un governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati.

Al proletariato spetta il compito storico di raccogliere ed organizzare e mobilitare tutte le classi e gli strati della popolazione che il capitalismo conduce alla rovina, staccandoli dell'influenza riformista e reazionaria, per condurli con la sua politica rivoluzionaria all'assalto del capitalismo.

Riportare la classe operaia sul fronte di lotta, rafforzare la sua organizzazione

La borghesia è all’attacco su tutti i fronti, ma i suoi piani possono essere sconfitti dall’unità e dalla combattività della classe operaia, dalla capacità di elaborare e applicare una chiara politica rivoluzionaria contro la borghesia capitalistica, monopolistica e imperialista.

Guai a lasciarsi dividere e paralizzare dal populismo e dalla politica di collaborazione di classe! Lavoriamo dunque per ridare al proletariato, in primo luogo a quello industriale, la fiducia nelle sua forza e nella prospettiva sicura del socialismo, per rafforzare la sua organizzazione indipendente.

E’ necessario sviluppare con decisione i processi di unità di azione delle forze di classe, a tutti i livelli, per un fronte unico di lotta basato sulla difesa intransigente degli interessi della classe, contro la politica di contrapposizione per nazionalità, per regioni, per generazioni, ecc., contro le manovre della burocrazia sindacale e degli opportunisti. Un fronte di classe attorno a cui forgiare un’ampia colazione popolare antifascista e antimperialista.

Agiamo per costruire organismi che vanno radicati nelle masse in occasione di ogni mobilitazione che si produrrà, all’interno delle fabbriche e negli altri luoghi di lavoro, fra i disoccupati, nei quartieri popolari, nei territori minacciati dalla devastazione capitalistica.

Prepariamo ideologicamente la classe operaia, i giovani e le donne degli strati popolari, contro il pericolo del fascismo e della guerra imperialista.

E’ più che mai necessario l’intervento attivo, rivoluzionario, organizzato della classe operaia contro l’offensiva del capitale, la reazione politica, le minacce di guerra, partendo dalle condizioni economiche e dalle loro conseguenze sociali.

Oggi anche la più modesta rivendicazione parziale del proletariato è parte integrante del processo di unità e riorganizzazione della classe, e deve essere vincolata alla lotta per il superamento rivoluzionario delle contraddizioni e degli errori di fondo dell’attuale società. Tale legame è facilitato dal fatto che la borghesia in tutte le sue espressioni, non è in grado di dare soddisfazione alle esigenze economiche, politiche, culturali, ambientali, ecc., delle masse lavoratrici sfruttate.

Si avvicinano scontri di classe aperti, in cui il problema della direzione della lotta di tutti gli sfruttati e gli oppressi contro il dominio della borghesia, per il potere proletario, si porrà con maggiore insistenza.

Per risolvere questo problema è all’ordine del giorno l’unità dei sinceri comunisti e degli elementi di avanguardia della classe operaia sui principi marxisti-leninisti e dell’internazionalismo proletario, per avanzare nel processo di formazione di un forte e combattivo Partito indipendente e rivoluzionario, parte integrante e dirigente del proletariato e della sua lotta per l’emancipazione.

Nessuna attesa, nessun pretesto, nessun rinvio sono più ammissibili. O dalla parte della reazione borghese, o dalla parte della rivoluzione proletaria!

28 maggio 2019

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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