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Sciopero

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(28 Gennaio 2011) Enzo Apicella
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LA DIFESA DEI LAVORATORI E' POSSIBILE SOLO COL RITORNO AI METODI ED AI PRINCIPI DELLA LOTTA DI CLASSE!

Manifesto del Partito Comunista Internazionale per lo sciopero nazionale dei metalmeccanici del 14 giugno

(11 Giugno 2019)

Operai metalmeccanici,

le vicende Whirlpool, ex ILVA, Mercatone Uno, FCA, Knorr Unilever sono i più recenti esempi di una situazione generale cui da anni siete di fronte, fatta di licenziamenti e aumento dello sfruttamento. Le aziende continuano a ridurre il personale e a chiudere gli stabilimenti, o perché falliscono o per spostare gli impianti dove gli operai hanno salari più bassi. Ai lavoratori che restano in produzione sono aumentati i carichi e i ritmi di lavoro e spesso ciò accade mentre una parte degli operai è tenuta in cassa integrazione, come avviene in FCA.

Dopo il tonfo del 2008 ed una ripresa asfittica, che non ha permesso alla quasi totalità dei paesi capitalisticamente maturi di tornare ai livelli produttivi del 2007, oggi la crisi economica sta tornando, come mostrano gli ultimi dati della produzione industriale, in Italia e all’estero, a cominciare dalla Germania.

Il capitalismo è afflitto da una malattia incurabile, la crisi di sovrapproduzione, che mina la crescita del capitale e i profitti degli industriali, e a cui essi reagiscono coi mezzi sopra detti: più licenziamenti, più sfruttamento.

Gli industriali e gli uomini della finanza – cioè la grande borghesia – e i loro burattini politici, che si alternano ai governi dei vari colori, sono tutti uniti dal fondamentale obiettivo di salvare se stessi facendo pagare alla classe lavoratrice la crisi di questo sistema economico, che garantisce il loro privilegio sociale ed il loro dominio politico.

I padroni e i loro servi politici e sindacali fanno imboccare ai lavoratori la strada verso questo traguardo, per essi vitale, a cominciare dal posto di lavoro, sottomettendoli all’idea che le loro sorti siano legate a quelle dell’azienda, e prosegue chiudendo il loro orizzonte politico entro i confini nazionali, convincendoli che i loro interessi coincidano con il cosiddetto “bene del paese”.

Azienda e Patria sono le catene della sottomissione sindacale e politica della classe lavoratrice, il menzognero “bene comune” dietro il quale si nascondono il privilegio ed il dominio della classe dominante.

Mentre l’intero capitalismo sprofonda inesorabilmente nella sua crisi, ai lavoratori è chiesto di sacrificarsi per salvare nell’arena del mercato mondiale la “loro” azienda ed il “loro” paese.

Questa strada non porta ad altro che a una guerra fratricida, gli uni contro gli altri – divisi fra aziende e fra paesi – a colpi di chi si fa sfruttare di più. Il risultato è il perpetuarsi e l’aggravarsi della schiavitù dei salariati e del privilegio e del dominio della classe padronale.

Il capitalismo non ha una soluzione politico-economica alla sua crisi, ha solo una soluzione politico-militare, cioè la guerra, per distruggere le merci in eccesso, fra cui la merce forza-lavoro, per sottomettere i lavoratori al massimo sfruttamento e poter ricominciare un nuovo ciclo di crescita del capitale, come fu dopo il secondo conflitto mondiale.

Verso questo baratro si marcia dando credito alla favola del “bene comune” fra lavoratori e borghesi.

Operai metalmeccanici,

come reagiscono a questo stato di cose i sindacati (Fiom, Fim, Uilm) che oggi vi chiamano allo sciopero nazionale?

Tutta la loro condotta è finalizzata all’obiettivo di un impossibile ritorno alla crescita del capitalismo. In questo modo dimostrano la loro completa sudditanza alla classe padronale perché sono essi stessi a farsi portatori dell’idea che la difesa degli interessi dei lavoratori debba essere subordinata alla difesa dei pretesi “beni comuni”, dell’azienda e dell’economia nazionale, cioè dei profitti degli industriali.

La loro azione pratica è in tutto conseguente a questa sottomissione. Sul piano salariale accettano la moderazione ed il blocco dei salari, come dimostra l’ultimo contratto nazionale della categoria, il peggiore quanto meno dagli anni ‘60. Sul piano dei licenziamenti conducono alla sconfitta ogni lotta mantenendola isolata entro i confini dell’azienda, se non in quelli dello stabilimento. Sul piano generale invocano una politica economica volta a incentivare gli investimenti, mediante sgravi fiscali alle aziende, quindi pagati dai lavoratori che versano la gran parte del gettito fiscale, e che produrranno aumento dei ritmi, dei carichi di lavoro e dei licenziamenti.

Operai metalmeccanici,

legando le vostre sorti a quelle dei vostri sfruttatori verrete solo sacrificati versando sudore e sangue per mantenere i loro privilegi. La difesa delle vostre condizioni di vita e di lavoro può venire unicamente dal vostro ritorno alla lotta liberandovi da quelle catene sindacali e politiche dietro a cui i padroni nascondono i loro sporchi interessi di classe: l’azienda e la patria.

Occorre innanzitutto unire le lotte dei lavoratori superando prima i confini fra gli stabilimenti, poi quelli fra aziende, poi quelli fra categorie ed infine anche quelli fra Stati:

- Quando uno stabilimento, come quello della Whirlpool di Napoli, viene colpito dalla chiusura, i lavoratori devono essere chiamati allo sciopero in tutte le fabbriche del gruppo sul territorio nazionale, non solo in quella singola fabbrica!

- Se ciò non basta si deve organizzare lo sciopero nazionale dei lavoratori del settore produttivo, in questo caso ad esempio anche quelli delle fabbriche Electrolux, così da contrapporre la solidarietà operaia alla concorrenza fra opposte aziende!

- A livello territoriale la solidarietà di classe va ricostruita chiamando allo sciopero generale i lavoratori di tutte le categorie ogni qual volta si presenti una simile battaglia contro i licenziamenti!

- A livello internazionale l’unione per impedire la concorrenza fra i lavoratori dei diversi paesi, a colpi di bassi salari, va costruita chiamando allo sciopero anche qui in Italia allorquando in una fabbrica in un altro paese della stessa azienda gli operai scendono in lotta contro i licenziamenti o per aumenti salariali, come ad esempio avvenuto in passato in Serbia nella fabbrica FCA (l’Usb alla FCA di Melfi chiamò allo sciopero), o poche settimane fa in Romania nella fabbrica Electrolux (con uno sciopero durato un mese!), o pochi giorni fa nella fabbrica francese della Ferrero (6 giorni di sciopero ad oltranza). Nel mondo capitalistico contemporaneo, con la concentrazione di tante fabbriche nelle mani di poche gigantesche aziende, con una produzione sempre più sovranazionale, questa unione internazionale delle lotte è sempre più necessaria e risulta una pura follia pensare di affrontare le lotte operaie rimanendo confinati nell’orticello della singola fabbrica!

Questa tessitura dell’unità della classe lavoratrice, a partire anche dalle singole maggiori vertenze aziendali, deve essere finalizzata alla costruzione di un movimento generale di lotta per gli obbiettivi comuni a tutti i lavoratori: aumenti salariali, più alti per i peggio pagati; riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario;salario integrale ai lavoratori disoccupati !

Lavoratori, compagni,

Cgil, Cisl e Uil per tutto ciò che hanno fatto per decenni hanno dimostrato di essere un ostacolo fondamentale al ritorno alla lotta della classe lavoratrice. Il compito di unire le lotte e costruire un movimento generale della classe lavoratrice oggi può essere portato avanti solo dai lavoratori più combattivi e dai militanti del sindacalismo di classe.

All’unità dall’alto dei sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil), finalizzata ad incatenare i lavoratori al carro dei loro sfruttatori, va contrapposta l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale, cioè dei sindacati di base e dei gruppi di opposizione interna alla Cgil.

Questa unità d’azione deve concretizzarsi:

- Partecipando i sindacati di base anche alle mobilitazioni convocate dai sindacati collaborazionisti, come quella odierna, per portare fra i lavoratori che ancora ripongono illusioni in essi gli indirizzi di lotta del sindacalismo di classe, così come correttamente fatto oggi dal SI Cobas nazionale e dall’Usb FCA di Melfi;

- Promuovendo azioni di sciopero unitarie, a livello aziendale, territoriale, categoriale, quando i sindacati di regime – come sempre più spesso accade – non mobilitino i lavoratori, sulla strada di quanto fatto nelle ultime settimane fra i lavoratori della scuola e i lavoratori postali, fino all’organizzazione di uno sciopero generale intercategoriale unitario di tutto il sindacalismo conflittuale.

A fronte della crisi economica mondiale, che continuerà inesorabilmente ad avanzare e ad aggravarsi, solo un movimento generale dei lavoratori può porre un argine allo sfruttamento e alla povertà – in cui il capitalismo non esiterà a gettare la maggioranza della popolazione pur di sopravvivere a se stesso – e ridare consapevolezza ai lavoratori della forza rivoluzionaria della loro classe, l’unica in grado di porre fine a questa società disumana e reazionaria.

Partito Comunista Internazionale

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