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(20 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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Dall'Assemblea Nazionale del PCI una proposta di Unità nella Diversità. Ecco il testo

L’unità nella diversità è la risposta, dice nel suo tratto finale l’appello.

(16 Luglio 2019)

Nel pomeriggio di sabato e la mattina della domenica 14, si è sviluppato un intenso e qualificato dibattito. Ricco di contributi che hanno rafforzato e sostenuto convintamente la proposta del Segretario del PCI, Mauro Alboresi, per un appello verso un Fronte per l’unità dei comunisti, ritrovata sulla base di una cultura politica affine, e l’insieme della sinistra di classe. L’unità dei comunisti entro un fronte della sinistra di classe, politica e sociale,- che è e resta l’obbiettivo del PCI - , che in funzione di ciò lancia un appello a tutte le forze che non si rassegnano alle condizioni date, consapevoli che oggi più che mai è di ciò che c’è bisogno. L’unità nella diversità è la risposta, dice nel suo tratto finale l’appello.

Nel pomeriggio di sabato e la mattina della domenica 14, si è sviluppato un intenso e qualificato dibattito. Ricco di contributi che hanno rafforzato e sostenuto convintamente la proposta del Segretario del PCI, Mauro Alboresi, per un appello verso un Fronte per l’unità dei comunisti, ritrovata sulla base di una cultura politica affine, e l’insieme della sinistra di classe. L’unità dei comunisti entro un fronte della sinistra di classe, politica e sociale,- che è e resta l’obbiettivo del PCI - , che in funzione di ciò lancia un appello a tutte le forze che non si rassegnano alle condizioni date, consapevoli che oggi più che mai è di ciò che c’è bisogno. L’unità nella diversità è la risposta, dice nel suo tratto finale l’appello.
Tra le decine di interventi, alcuni hanno centrato picchi di attenzione circa temi, fatti e proposte precise. Ad esempio proprio sulla questione degli aggiornamenti organizzativi del Partito che in un Comitato Centrale del 1 settembre – così ha concluso l’Assemblea – attuerà con specifiche misure pratiche, strutturali e politiche. Uno dei contributi giunti da Edoardo Castellucci, responsabile ambiente, ha esposto da un lato il “ricordo-impegno politico per noi della scomparsa di Giorgio Nebbia, che da tempo ormai proprio per il suo profilo di marxista, di ambientalista, di comunista ha deciso in questo suo scorcio finale di vita di mettersi a disposizione del PCI nella elaborazione e nella proposizione della propria linea e della propria presenza. – d’altro canto, Castellucci ha anche sottolineato alcune scelte che dobbiamo assumere con nettezza – “come la questione della nazionalizzazione dell’ILVA di Taranto, per deciderne o lo smantellamento e riconversione (da carbone a gas) o altro, e per questo il PCI terrà una Conferenza specifica nei prossimi mesi a Taranto. Sulla questione del clima – ha detto il responsabile ambiente – oltre le mode di protagonismi impossibili come quello della giovane Greta, non si vuole da parte del capitalismo responsabile vero dei disastri mondiali, affrontare la realtà. Come se oggi fosse una denuncia di tipo nuovo: è del 1982 la denuncia che Fidel Castro tuonò negli ambiti istituzionali internazionali. Naturalmente fece comodo non assumerli. Occorre chiarire, come diciamo noi comunisti – conclude Castellucci – che la vera risposta che va adottata è la pianificazione, la programmazione. Per questo i comunisti cercano di essere presenti in tutte le piattaforme di lotta reali inerenti la Tap, la Tav, il Mose, i rifiuti, già dal livello locale. Ricchissimo e qualificato il contributo di Alex Hobel, responsabile del Dipartimento Cultura del Partito. “Il declino storico del capitalismo, a cominciare dagli Usa ha il tratto di un dominio senza egemonia. Per questo è violento, rabbioso ed è giusta la nostra controproposta, in ambito europeo – dice Hobel – di una scelta per la cooperazione, dal Portogallo agli Urali, senza che l’Europa sia al seguito degli USA. Lo scontro in atto a livello internazionale e nazionale, obbliga ad una forte unità, appunto internazionale, il movimento dei lavoratori. In Italia tutto questo lo vediamo nel ruolo che la destra sostenuta dai media svolge contro i lavoratori. Lo vediamo nella campagna contro la Costituzione, perché l’obbiettivo è la distruzione dell’assetto costituzionale. I lavoratori sono chiamati a dire la loro. Devono unire le lotte economiche con l’ampliamento della democrazia e i diritti degli immigrati ad esempio. – continua il responsabile cultura – pensiamo all’importanza anche pratica, che può assumere la scelta del diritto di voto agli immigrati che restano nel nostro Paese. Noi siamo consapevoli che siamo un partito piccolo, ora, ma perseguiamo, e non allentiamo su questo, a perseguire un consenso di massa sulle nostre proposte che, infatti, incontrano il sostegno di molti quando riusciamo ad articolarle nel concreto della realtà. Noi siamo chiamati a meglio strutturarci, certo, ma anche e soprattutto a svolgere una funzione unitaria. Unificare la sinistra di classe è il nostro compito. L’unità di azione da perseguire vero chi ha affinità culturale per attuare proprio l’unità nella diversità. Nel dipartimento – conclude Alex Hobel – abbiamo svolto molta attività, sia esterna, con gli appuntamenti dedicati a Losurdo, a Gramsci, a Livorno, a Togliatti, sia con i corsi alla scuola di Partito a Campoleone, o il corso della Fgci. Altre iniziative qualificanti come esempio di presenza esterna e di partito le abbiamo svolte con gli appuntamenti di Catania e di Marino-S.Maria delle Mole. Cosa dobbiamo fare ancora? Da un lato mantenere la scelta della formazione politica, della scuola da potenziare coi suoi corsi, ampliare lo spazio del confronto teorico. Così come organizzare grandi riflessioni di studio e confronto su temi grandi come la storia del PCI, la questione dell’URSS, le questioni del nuovo panorama internazionale con i protagonismi, differenti, di Cina e di Cuba, con tutte le specifiche questioni teoriche da ricoprire. Infine nostro deve essere il terreno di intervento di studio e conosenza della questione europea, della rivoluzione 5G e delle nuove tecnologie. Per questo la nostra qualificazione e la nostra strutturazione non potrà fermarsi al solo corpo dell’attuale gruppo attivo del Partito ma fare riferimento a contributi esterni di intellettuali che hanno affinità con la nostra cultura politica.”. Lucia Mango, responsabile lavoro del Partito, è intervenuta ricordando che “ la crisi interviene anche intrecciandosi con qualche difficoltà del Partito. Soprattutto in relazione alla scarsità dei nostri mezzi e alla forza ancora da irrobustire del Partito. Dobbiamo in modo maggiore attrezzarci per approfondire analisi delle vertenze territoriali. Sia per quanto attiene l’intervento sulla sicurezza del lavoro; sia per quanto attiene alla parcellizzazione della vita delle persone. La vicenda del salario minimo la dobbiamo anche utilizzare per le proposte che mettiamo in campo, con attenzione alla gestione del confronto nel PCI: come diamo gambe alle scelte che facciamo? In questo – sottolinea Mango – non possiamo fare semplici sovrapposizioni alla presenza sindacale. Cosi come dobbiamo vincere timidezze e portare il più vicino possibile alle lotte le analisi, le proposte che il PCI ha con spessore elaborato. Quella timidezza, fino ad ora ci ha penalizzato nella iniziativa politica tanto che talvolta sembra che non parliamo delle cose di cui parlano i lavoratori nella loro vita quotidiana: quando dialogano al di fuori di una qualsiasi assemblea o confronto sindacale. Certo - conclude la responsabile lavoro Lucia Mango - la questione della propaganda per noi è centrale. Dobbiamo mettere a disposizione proprio il nostro ruolo per rafforzare proprio questa necessità della presenza forte della propaganda sui nostri tempi da rendere materia viva quotidianamente nei territori. I lavoratori anche se divisi, parcellizzati devono sapere che avere un contratto non è un privilegio. Per questo noi non siamo e non vogliamo essere la sinistra del centrosinistra, ma l’alternativa comunista. E’ ora che i comunisti hanno l’opportunità di essere riferimento, è ora che il PCI può mostrare tutta la bontà del progetto di essere la ricostruzione del Partito Comunista italiano.”. Uno degli interventi pieni di proposizione è stato anche quello di Francesco Valerio della Croce, responsabile Comunicazione del Partito: “Abbiamo difficoltà nel ricoprire la responsabilità assegnata, ma ho individuato tre elementi su cui impegnare le energie del Partito: l’iniziativa sui social; il sito del Partito; un sito di approfondimento politico culturale. Se pensiamo alla presenza di altri sui social, sappiamo che si muovono a seguito di risorse impegnate. Ognuno che è attivo (vedi Lega o M5S o PD) ha uno staff ben pagato a svolgere questo tipo di attività. Noi quello che potremmo fare è, per un ragionamento ed una praticità concreta della nostra esperienza, è affidare ad un collaborazione Dipartimento comunicazione/ Fgci che potrebbe in parte supplire alla nostra carenza di risorse. Per quanto al sito del Partito, così è debole, noi dovremmo trasformarlo in una sorta di Ufficialità delle posizioni, quindi anche più puntualmente espresse, delle posizioni del Partito . Per il dibattito che stiamo intrecciando con la necessità di ampliare il rapporto unitario con altre forze comuniste e della sinistra di classe al fine di attuare l’unità nella diversità, un luogo di confronto (un po’ come fu Rinascita per il Partito Comunista Italiano) da realizzare può essere un sito a questo dedicato. A questo proposito guardando, come testimonia la presenza di Michele Tripodi (esponente comunista della Calabria) oggi qui che con la Piattaforma Berlinguer è presente proprio in questo solco. Queste proposte si intrecciano proprio con la nostra proposta complessiva – continua il responsabile comunicazione – perché abbiamo scelto di non essere un piccolo partito di quadri, bensì un Partito comunista, per ora piccolo, ma che ha in mente ed opera per essere un partito di massa. Certo, forti del convincimento che non abbiamo verità rivelate, siamo anche consapevoli che attueremo la politica delle alleanze. Ma lo faremo a partire dalla affinità culturale e politica che abbiamo con i soggetti nostri interlocutori. Gli stessi coi quali costruire un fronte unitario comunista e della sinistra di classe. Del resto, - conclude della Croce – noi abbiamo punti fermi di riferimento che già tutti possono conoscere e valutare: 1. La nostra attenzione nei confronti della Cina e del PCC che oramai vede questo Paese proporsi, per la prima volta nella storia, come leadership globale . 2. La nostra scelta di più Stato e meno Mercato come alternativa programmatica fondamentale all’assetto capitalistico dato ora. 3. La questione Ue, le alte forze forze devono privarsi dei tabù assunti. La questione che le Costituzioni nazionali dei Paesi siano il principio fondamentale dello stare insieme di Sati differenti deve essere messo prepotentemente al centro della visione di una futura Europa. 4. La questione del nemico. Non è sufficiente, come risposta alla destra e al capitalismo che vuol gestire conflitti collaterali alle migrazioni, la visione cosmopolita. Occorre schierarsi e fare guida della visione del no alla guerra tra poveri. No ai muri e si a salvare vite è punto irrinunciabile. Le ONG non devono essere sostituti occasionai dei salvataggi? Bene lo faccia lo Stato, lo facciano gli Stati. Per questo noi siamo per la costruzione di forti legami internazionalisti, perché la solidarietà non deve essere ferma ad un momento occasionale. In sostanza ciò che è di fronte a noi è solo la necessità di fare, riprendere, ampliare l’iniziativa politica. Fare iniziativa politica e parlare oltre noi è la dimostrazione da offrire a tutti unitariamente, che la questione comunista non chiusa.”.
Questo che segue è, appunto, il documento che la Segreteria nazionale del PCI firma e propone a base di un appello forte alle forze comuniste e della sinistra.
Appello per l’unità comunista entro un fronte della sinistra di classe
L’esito delle politiche affermatesi nel nostro paese in questi ultimi decenni all’insegna della cultura liberista, dell’austerità, politiche alle quali si sono assoggettati il centrodestra ed il centrosinistra, è sotto gli occhi di tutti: sempre più poveri, insicuri, soli. Le speranze di cambiamento che in tanti, anche nel mondo del lavoro, hanno riposto nei confronti della Lega e del Movimento Cinque Stelle, che hanno portato all’affermazione del governo Conte, nonostante risultino largamente disattese, si traducono oggi in un crescente consenso tributato al partito di Salvini. Gli equilibri politici che vanno affermandosi, sempre più orientati a destra, gettano una pesante ipoteca, da tanti punti di vista, sul futuro del nostro Paese, che è e resta profondamente immerso nella propria crisi finanziaria, economica, sociale. Una crisi che su tale piano, pur con rilevanti differenze, ha investito anche tanta parte dell’Europa, che nell’ambito della conclamata crisi strutturale del sistema capitalista, nella ridefinizione degli equilibri geopolitici determinatasi a seguito del processo di globalizzazione affermatosi all’insegna della concentrazione del capitale finanziario, paga il prezzo più alto. Un Paese, il nostro, che evidenzia anche una profonda crisi etico/morale e, in un evidente rapporto di causa/effetto, una altrettanto profonda crisi politica. Le forze comuniste, le forze della sinistra di alternativa, hanno registrato nel tempo, segnatamente in questi ultimi anni, emblematiche le recenti tornate elettorali, il proprio progressivo arretramento, la propria crescente marginalità. Se da oltre un decennio le prime sono escluse dal Parlamento, è assai probabile che con le prossime elezioni politiche, per tanti inevitabilmente anticipate data la conflittualità interna al governo, anche le seconde ne siano escluse. E’ tempo di ricostruzione, è tempo di unità. Come PCI siamo fermamente convinti della necessità di un soggetto capace di tenere assieme la critica agli assetti fondanti del capitalismo, di proporre un’alternativa di sistema, e contemporaneamente di promuovere una opposizione di classe la più ampia ed unitaria possibile. Una opposizione che ponendo al centro la questione della pace e del disarmo, dell’uscita dell’Italia dalla NATO, della lotta all’imperialismo ed al neocolonialismo, della rottura con questa Unione Europea, dell’affermazione della Carta Costituzionale, promuovendo un ampio ciclo di lotte volto a cambiare i rapporti di forza, si proponga come alternativa credibile agli occhi del blocco sociale assunto a riferimento, a partire dal mondo del lavoro, determinando in tal modo le condizioni per il superamento della propria crisi. Siamo convinti della necessità di una opposizione che abbia quale suo asse centrale l’unità dei comunisti, ritrovata sulla base di una cultura politica affine, e l’insieme della sinistra di classe. L’unità dei comunisti entro un fronte della sinistra di classe, politica e sociale, è e resta l’obbiettivo del PCI, che in funzione di ciò lancia un appello a tutte le forze che non si rassegnano alle condizioni date, consapevoli che oggi più che mai è di ciò che c’è bisogno. L’unità nella diversità è la risposta. La Segreteria nazionale del Partito Comunista Italiano

Inviato da Maurizio Aversa

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