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Ampliamento del porto di Portoferraio, Legambiente risponde all’Autorità Portuale: confermati tutti i nostri dubbi

Botta e risposta tra Cigno Vede e Autorità Portuale sul destino del porto del capoluogo elbano

(23 Luglio 2019)

veduta aerea di portoferraio

Secondo Legambiente Arcipelago Toscano, «Le precisazioni dell’Autorità portuale sull’adeguamento tecnico funzionale del porto di Portoferraio confermano i dubbi espressi da Legambiente sul progetto di allungamento della banchina Alti Fondali»-

Agli ambientalisti aveva infatti risposto l’Autorità portuale del Mar Tirreno Settentrionale con una nota nella quale si leggeva: «Con riferimento agli ultimi articoli apparsi in questi giorni sulla stampa, teniamo a far presente che l’adeguamento Tecnico Funzionale presentato dall’Autorità di Sistema Portuale per il Porto di Portoferraio nasce dall’esigenza di potenziare la capacità operativa dei piazzali al fine di migliorare le operazioni di imbarco/sbarco traghetti, eliminando possibili interferenze con il traffico cittadino. Alla data odierna i traffici di veicoli in imbarco/sbarco nel Porto si sono attestati globalmente sulla cifra di circa 840.000 unità in transito ma la difficoltà e la pericolosità degli sbarchi si è intensificata in virtù del fatto che i traghetti di oggi sono sempre più grandi e quindi necessitano di imbarcare/sbarcare ad ogni attracco un maggior numero di passeggeri e di mezzi nello stesso tempo comunque previsto con i traghetti precedenti di dimensioni ridotte. Per la natura stessa degli interventi di ATF proposti, relativi agli ampliamenti di piazzali di imbarco e al prolungamento delle banchine esistenti, trattandosi di opere a raso che si sviluppano in continuità con le attuali opere portuali, si può affermare che non si generano modifiche sostanziali al contesto paesaggistico in cui si inseriscono e determinano benefici sia in termini di sicurezza delle operazioni, ma anche di emissioni in atmosfera ed acustiche come rappresentato nella Relazione Ambientale di accompagnamento all’ATF stesso. L’assetto planimetrico proposto è analogo a quello presentato nel 2005, ma differisce nella sostanza del carattere funzionale che si attribuisce agli interventi (nel 2005 la proposta prevedeva una modifica di destinazione d’uso della banchina), e come indicato dal CSLLPP nelle “Linee guida per la redazione dei Piani Regolatori di Sistema Portuale”, le modifiche non sostanziali agli assetti planimetrici con conseguente ricalibrazione del contorno portuale consentono l’utilizzo di uno strumento relativamente snello nel suo percorso procedurale quale appunto l’Adeguamento Tecnico Funzionale. Proprio uno strumento snello come ATF può dare risposta in tempi più rapidi all’esigenza di migliorare gli spazi operativi nel Porto, sempre con attenzione da parte dell’Amministrazione alle rilevanze ambientali e paesaggistiche del territorio di riferimento».

Argomentazioni che non hanno per niente convinto La più grande associazione ambientalista dell’Arcipelago, tanto che la presidente del Cigno Verde isolano, Maria Farngioni, ha nuovamente scritto, a Sindaco di Portoferraio e Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale (aggiungendo questa volta anche Consiglio Superiore dei lavori pubblici e Soprintendenza) per ribadire che «In via preliminare si osserva che Il Porto di Portoferraio non è ancora regolato dal Piano regolatore di sistema portuale né da una sua variante stralcio. L’articolo 6 del Decreto Legislativo n° 169/2016 prevede che il Piano Regolatore di Sistema Portuale delimiti e disegni l’ambito e l’assetto complessivo del porto, comprese le aree destinate alla produzione industriale, all’attività cantieristica e alle infrastrutture stradali e ferroviarie, nonché le caratteristiche e la destinazione funzionale delle aree interessate. Inoltre il Piano regolatore portuale vigente che risale al 1959 non è pubblicato nella sezione Amministrazione Trasparente del sito del Comune di Portoferraio e dell’Autorità di sistema portuale nel rispetto degli obblighi imposti dall’articolo 39 relativo alla Trasparenza dell’attività di pianificazione e governo del territorio del Decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33».

Legambiente fa notare che «L’impatto del nuovo progetto di prolungamento del Molo Alti Fondali, destinato alle navi traghetto sull’ambiente, sulle infrastrutture di mobilità, sul paesaggio del Centro storico territorio è sostanzialmente analogo, se non superiore, a quello del progetto del 2007 destinato alle navi da crociera». e ricorda che Il Consiglio superiore dei lavori pubblici, con la delibera n. 209/2007 non ritenne ammissibile il progetto del 2007 «in quanto si avrebbe una modifica della destinazione d’uso del banchinamento, peraltro, tale modifica richiederebbe l’attivazione di una variante di P.R.P.. Inoltre si ritiene inopportuno che le previste navi da crociera attracchino a ridosso del centro storico, soprattutto per l’impatto del notevole traffico di pullman a servizio dei croceristi».

Gli ambientalisti fanno poi riferimento all’articolo 6 del Decreto legge 169/2016 che individua l’iter procedimentale della variante-stralcio, e alle Linee guida per la redazione dei Piani Regolatori di Sistema Portuale in materia di Adeguamento tecnico funzionale (ATF, pagg. 66) e concludono che «E’ evidente che il progetto di prolungamento della banchina degli Alti fondali alteri in modo sostanziale la struttura portuale in termini di obiettivi, scelte strategiche e caratterizzazione funzionale delle aree portuali, dello scalo marittimo di Portoferraio, e non possa costituire adeguamento tecnico funzionali del piano regolatore di sistema portuale, peraltro ad oggi assente. Si richiede pertanto l’attivazione di uno strumento che delimiti e disegni l’ambito e l’assetto complessivo del porto di Portoferraio».

greenreport

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