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(10 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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(Di lavoro si muore)

DA MARCINELLE, 8 AGOSTO 1956, ALLA CAPITANATA IN PUGLIA, AGOSTO 2018...MORTI SUL LAVORO E DA LAVORO, CONTRASTIAMO CAPORALATO E SFRUTTAMENTO

(8 Agosto 2019)

MARCINELLE (Belgio) 8 AGOSTO 1956 STRAGE DI MINATORI E DI EMIGRATI (262 MORTI, 136 IMMIGRATI ITALIANI): AGOSTO 2018, 16 MORTI DI LAVORATORI AGRICOLI NELLE CAMPAGNE DELLA CAPITANATA IN PUGLIA (tutti immigrati). Che sia “oro nero” od “oro rosso”, PROSEGUIAMO IL CONTRASTO E LA PRATICA DELLA LOTTA DI CLASSE, SOLIDALE, INTERNAZIONALE E INTERNAZIONALISTA, per la DIGNITA’, la SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO, contro il caporalato e lo sfruttamento della forza lavoro, di qualunque etnia o nazionalità, per battere il capitalismo e la barbarie razzista, per le libertà, agibilità i diritti sindacali e di sciopero.
16 NOVEMBRE 2019 A ROMA, seminario- convegno con delegazioni sindacali di livello europeo, sui diritti sindacali e le libertà e agibilità nei luoghi di lavoro, sull’attacco al diritto di sciopero in Europa.
4-7 GIUGNO 2020 A DIGIONE (Francia) convocazione della RETE SINDACALE INTERNAZONALE DI SOLIDARIETA’ E LOTTA (RSISL).
UNITI PER UN ALTRO FUTURO…ENSEMBLE, POUR UN AUTRE FUTUR.

comunicatousi

RICORDIAMO UNA DATA, l’8 AGOSTO 1956. 62 anni fa, la strage su lavoro nella miniera di MARCINELLE in Belgio. Il bilancio finale fu di 262 morti, di cui 136 di emigrati italiani.
Causa della strage operaia, un incendio scoppiato a quota 975 della miniera, nel distretto carbonifero di Charleroi, i minatori morirono a causa di un banale e prevedibile incidente, dovuta alla mancata applicazione di semplici misure di protezione, dalla disorganizzazione che utilizzava e sfruttava, allora come oggi, la forza lavoro, specie soggetta a emigrazione dai paesi di origine, posta sempre in competizione tra le diverse nazionalità ed etnie e con lavoratori-trici italiani, una merce umana di scambio per accordi internazionali e l’ottenimento o il mantenimento di margini di profitto di pochi, a danno di tanti e tante.

Allora, erano gli accordi tra i Governi belga e italiano, forza lavoro e braccia in cambio di quote di carbone , l’ORO NERO dell’epoca, per la "ripresa economica”, in Italia oggi, nel settore edile, della logistica, dei servizi e soprattutto in agricoltura, il mantenimento del sistema criminale del caporalato, del lavoro al nero e sottopagato, per i flussi più o meno programmati di forza lavoro immigrata, di accordi internazionali, per L’ORO ROSSO italico, la raccolta del pomodoro (e di altri prodotti agricoli), destinato soprattutto alle tavole dei consumatori nei mercati esteri, in una perenne competizione sui prezzi e sui costi della produzione agricola (sottoposta ad accordi mondiali capestro, stile TTIP, CETA e altri con acronimi improbabili, ma DAGLI EFFETTI PENALIZZANTI E DEVASTANTI per le classi lavoratrici anche in Italia, per il restringimento in campo di tutela socio sanitaria e farmaceutica, sull’istruzione, nella ricerca, nel settore agricolo…dai farmaci che ci propinano, fino a quello che si mangia, da dove proviene e quello che dobbiamo acquistare e consumare con i nostri insufficienti salari).

A tanti anni di distanza dalla strage e in una fase nella quale in Europa, in Italia, continua la fuga di centinaia di migliaia di disperati e disperate, non solo dalla fame e dalla miseria prodotta dal saccheggio e dal dominio di materie prime da parte di multinazionali e di governi dominanti a livello mondiale, ma anche da persecuzione religiose, politiche, dalle discriminazioni etniche, con forme di sfruttamento bestiale, di un mercato che ricorda quello, abolito formalmente, della schiavitù e della tratta degli esseri umani. Una storia di emigrazione e di immigrazione (italiana, questa volta per MARCINELLE) dovrebbe farci riflettere.

La sola rievocazione del fatto, non dovrebbe lasciare insensibili coloro che oggi, in Italia come nella "civile" Unione Europea, con tante direttive sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, applicate parzialmente e in modo discontinuo, parla poi di "flussi programmati"e di "integrazione", o di "invasione", quando si riferisce al fenomeno dell'immigrazione, come se fosse già dimenticato quello che subirono i nostri antenati, bisnonni, nonni, padri, ma di nuovo i nostri figli e nipoti delle giovani generazioni...emigrati e immigrati nei Paesi secondo loro "ricchi", gli immigrati (e gli emigrati di ultima generazione), per uscire dalla quotidiana miseria e alla ricerca di un destino e di un futuro migliore.

Così come viene negato ancora oggi, ai figli degli immigrati nati in Italia, cresciuti in Italia, che hanno studiato nel nostro Paese, il diritto alla cittadinanza, quello “ius soli” che oltre a costituire un elemento di civiltà giuridica (l’italia una volta era la culla del diritto, una volta, appunto…), è un fattore discriminante per permettere a tanti/e giovani, di potercelo avere con pari trattamento, un futuro.

Un “futuro” che comunque, è spesso pagato a caro prezzo di vite umane, come a Marcinelle nel 1956 e in Italia oggi, ma anche infarcito di odio nazionalista e di barbarie: non dovremmo mai dimenticare i cartelli davanti a negozi ed esercizi pubblici belgi dell’epoca “…vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.

Non facciamo anche da noi, quello che fecero ai nostri connazionali, in termini di discriminazione, intolleranza e razzismo. OGGI COME IERI, CON I MORTI DI BRACCIANTI NELLE CAMPAGNE DELLA CAPITANATA E IN ALTRE REGIONI NEL NOSTRO “BEL PAESE”, sottoposti a regime di semischiavitù e del caporalato, quindi della criminalità organizzata che sfrutta forza lavoro per pochi soldi e ottiene comunque margini di profitto e di controllo sociale, non sono sufficienti alcuni controlli DOPO che avvengono morti e disgrazie “annunciate”.

Sono aspetti e facce della medesima medaglia, sono fattori di sfruttamento sul lavoro e del lavoro, che vanno combattuti sempre e in funzione preventiva, all’interno della generale e da generalizzarsi pratica costante, della “lotta di classe”, per la liberazione da sfruttamento e dominio. Ancora di più come dalle esperienze passate, la lotta contro le discriminazioni, l’intolleranza, la barbarie di matrice razzista, anche se non esplicita, va collegata e intrecciata con la quotidiana, collettiva e internazionale lotta contro lo sfruttamento salariale, di riduzione di diritti e di dignità delle persone, che lavorano e producono comunque la “ricchezza sociale”, mettendo in competizione lavoratori e lavoratrici sulle briciole, dove anche in Italia LA SALUTE E' CONSIDERATA UNA MERCE, LA SICUREZZA NON SOLO SUI LUOGHI DI LAVORO MA SUI TERRITORI (inquinati, devastati, senza manutenzione, rimboschimento, o controlli seri in termini preventivi), E' VISTA DA PADRONI E GOVERNANTI COME "UN COSTO" DA RIDURRE O ELIMINARE PER MANTENERE, IN REGIME DI "CRISI PERMANENTE", UN MARGINE PUR MINIMO DI PROFITTO, UN’OCCASIONE PER LUCROSE e REDDITIZIE SPECULAZIONI FINANZIARIE, EDILIZIE, o come smaltimento illecito di scorie e deposito di materie pericolose, inquinanti sui territori.

LA LOTTA E IL RICORDO DELLA STRAGE DEI MINATORI DI MARCINELLE, 63 ANNI FA, NON E’ PER NULLA SCOLLEGATA CON QUANTO AVVENUTO IN ITALIA, l’anno scorso in Puglia, con I LAVORATORI DEL SETTORE AGRICOLO e il numero complessivo aumentato di morti sul lavoro e…da lavoro, OGGI.

Non ha importanza di che etnia, nazionalità o colore della pelle siano i caduti di questa guerra di classe, che la controparte ci ha dichiarato e che ta portando avanti con spietata ferocia, producendo effetti negativi, anche per il peggioramento costante delle condizioni di lavoro, salariali e normative, sono da considerarsi LAVORATORI MORTI SUL LAVORO e per effetto dello sfruttamento sul lavoro.

Così come non dimentichiamo che provare ad autorganizzarsi sui posti di lavoro, a organizzarsi sul lavoro mantenendo una natura, per noi Usi imprescindibile non solo per vincolo statutario (articolo 1) fin dal 1912, ma come pratica solidale e internazionale, ha come effetto da mettere in conto e in preventivo (e altri sindacati ne pagano conseguenze pesantissime, in termini di licenziamenti collettivi, discriminazioni, sanzioni disciplinari ed esclusione dalle tutele minime, fino ai pestaggi e agli attacchi con guardie private ai picchetti e alle manifestazioni, con l’acquiescenza in tanti casi, dei vertici dei sindacati confederal-concertativi-collaborazionisti, troppo interessati mantenere inalterato lo scenario di oligopolio nella negoziazione e nelle libertà sindacali, a loro vantaggio e a discapito della maggioranza delle organizzazioni sindacali non compromesse o non sottomesse al collaborazionismo), quello che la reazione padronale e governativa mette in campo per stroncare qualsiasi tentativo di opposizione.

Ne sono esempi ultimi, le norme restrittive poste dall’appena approvato decreto sicurezza bis, nonché le restrizioni e l’attacco al già depotenziato, fin dal 1990, diritto di sciopero, compressioni di libertà costituzionali, di diritti e agibilità sindacali, garantiti da norme internazionali e del nostro stesso ordinamento giuridico, a partire dall’attuale testo della Costituzione repubblicana.

Un errore che non va mai compiuto, è quello di accettare tale meccanismo, trasformando le lotte, le rivendicazioni e le mobilitazioni per diritti, condizioni di lavoro e salariali decenti, salute e sicurezza, dignità e giustizia, in un problema di ordine pubblico, di repressione di stampo poliziesco o giudiziario, legittimando con pretesti, il restringimento delle libertà e agibilità, anche in campo sindacale.

IL 16 NOVEMBRE 2019 A ROMA , su proposta della Coordinazione sindacale europea “Coordinazione rosso e nera”, è promosso e si svolgerà un SEMINARIO-CONVEGNO, pubblico, con delegazioni sindacali da vari paesi d’Europa, SU “DIRITTI, LIBERTA’ E AGIBILITA’ SINDACALI, L’ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO IN EUROPA”, a cura delle strutture Usi, uno dei momenti di confronto a livello europeo e italiano per elaborare e costruire un percorso serio, credibile e di contrasto alle tendenze di compressione, in fasi di crisi strutturali, degli stessi diritti e libertà garantiti dalle norme liberali costituzionali e di diritto internazionale, un confronto dal basso al quale invitiamo a partecipare, le situazioni interessate alla ripresa e sviluppo della lotta di classe, in ambito locale e internazionale.

A giugno 2020 (4-7 giugno) a Digione, Francia
è convocata la riunione della Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e Lotta (RSISL), alla quale aderisce anche l’Unione Sindacale Italiana, Usi fondata nel 1912, un percorso di costruzione su basi mondiali dell’intervento internazionale e internazionalista di lavoratori e lavoratrici.

CHI NON HA MEMORIA, NON HA UN FUTURO E NONOSTANTE TUTTO, SIAMO ANCORA TENACEMENTE DETERMINATI, A LOTTARE COLLETTIVAMENTE, SOLIDALI e ORGANIZZATI A LIVELLO ITALIANO E INTERNAZIONALE, UNITI PER UN ALTRO FUTURO...ENSEMBLE, POUR UN AUTRE FUTUR.


Roma/Milano/Udine/Caserta 7 agosto 2019

Usi Unione Sindacale Italiana segreteria nazionale confederale

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