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ANCHE AL GOVERNO GIALLO-"ROSSO"

(24 Settembre 2019)

Editoriale del n. 81 di "Alternativa di Classe"

Giuseppe Conte

Mercoledì 4 Giuseppe Conte, reincaricato da Mattarella per formare il nuovo governo, ha sciolto la riserva di rito, annunciandone la composizione. Si tratta di una alleanza tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, condita con la presenza di “Liberi e Uguali”. Così nessuno potrà negare che il cosiddetto “governo della svolta”, comprendendo anche “la sinistra”, sia proprio “giallo-rosso”!...
Il giorno dopo, il 5, hanno prestato giuramento dieci ministri del M5S, nove del P.D. ed uno di LeU, sancendo ufficialmente la nascita del secondo Governo Conte. Con i tipici meccanismi della burocrazia statale, la richiesta del P.D. di avere il vice-premier, che Di Maio non poteva soddisfare per non perdere completamente la faccia, veniva “compensata” da una composizione paritetica fra gialli e “rossi”...
I “padri politici” di questa coalizione risultano essere Matteo Renzi, che, con sorpresa di molti, l'ha lanciata sul palcoscenico parlamentare, e Beppe Grillo, che l'ha sostenuta con forza di fronte alla trattativa con i punti “irrinunciabili” di Di Maio, che, nel frattempo, da dieci erano diventati venti, e verso il voto telematico dei suoi fans con la “piattaforma Rousseau”.
Il vecchio democristiano che (stabilmente) alberga in Grillo è anche, così, riuscito a vincere, almeno per ora, la scommessa di costruire un centro moderno e laico in parlamento, e che abbia le medesime funzioni della D.C.; aldilà di qualsiasi considerazione, infatti, oggi il “giallo” del M5S è, per vocazione, analogo a quello democristiano: dalle elezioni del 4 – 3 - '18 ha operato di fatto sui proverbiali “due forni” per “fare il pane”. All'epoca della D.C. erano stati destra e sinistra, ed oggi, che le differenze sarebbero superate, si chiamano Lega, con cui M5S aveva firmato il contratto del “governo del cambiamento”, e P.D., con cui in meno di un mese ha fatto il bis.
Oltre tutto, questa crisi di Governo, aperta, consapevolmente o meno, dal Matteo n. 2, Salvini, è durata poco, grazie alla lungimiranza del Matteo n. 1, Renzi, che, in perfetta sintonia con il potere finanziario (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VII n. 80 a pag. 2), ora sta anche cercando di riprendere tematiche di semplificazione istituzionale buone per la governabilità imperialistica, a suo tempo già bocciate nel referendum costituzionale del 4 – 12 – 2016, ma questa volta con la complicità del M5S e del suo demagogico progetto di taglio dei parlamentari.
E mentre N. Zingaretti cerca in tutti i modi di sottolineare, per ovvi motivi, le differenze con il precedente governo, mostrando quelli che, nella sua ottica, sarebbero gli aspetti positivi, non c'è dubbio che la conduzione da parte di G. Conte, presidente del consiglio del precedente governo, e perciò artefice di tutte le nefandezze compiute, ed il ruolo di primo piano mantenuto da L. Di Maio, leader politico del partito di maggioranza relativa, non possono che significare continuità per tutto ciò che era avvenuto, soprattutto nei confronti dei proletari, autoctoni e immigrati! I due, infatti, rappresentano più della metà delle caratteristiche del nuovo esecutivo, il “Conte bis”!
Il significato del ritorno al governo del Partito Democratico di M. Renzi si gioca tutto sul passaggio dalla variante sovranista a quella europeista nella tutela degli interessi del capitale. Prova di ciò ne sia il fatto, peraltro agitato strumentalmente dalla Meloni in chiave nazionalista, che il fatidico “spread”, al semplice annuncio dell'avvio della trattativa fra M5S e PD, aveva ricominciato a scendere, fino a portarsi a livelli “fisiologici” alla nascita del “governo della svolta”, quando anche le Borse sono tornate al rialzo.
Particolarmente vergognosa appare la copertura data dai transfughi di “sinistra” del PD al nuovo governo, attraverso la partecipazione diretta del Segretario nazionale di “Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista”, R. Speranza, nonché deputato di LeU, cui è stato affidato il Ministero della Salute. Non a caso si tratta del settore che, con ogni probabilità, visto che, al massimo, si discute dell'eventuale raggiungimento dei “Livelli essenziali (cioè minimi – Ndr) di Assistenza (LEA)”, dovrebbe rappresentare la principale “vittima sacrificale” sull'altare del debito. Si dice in giro che “la Sinistra” con Conte abbia “baciato il rospo”. E' quello stesso rospo che proveranno, invece, a fare ingoiare ad ogni proletario!...
Non pago del brillante risultato, il poltronista auspica una alleanza con il M5S anche alle prossime elezioni regionali, mentre si è avuta, in un “parto prematuro”, la separazione, consensuale di fatto, tra Renzi e Zingaretti, che potrebbe segnare il rientro nel PD di queste sue “correnti esterne”, come LeU... E mentre la scommessa di M. Renzi è quella di fare crescere il suo nuovo partito, “Italia Viva”, nei prossimi tre anni di legislatura con il Governo Conte bis, tutti discutono con più tranquillità anche su di uno sbarramento al 5% per un prossimo sistema elettorale proporzionale... Il senso di queste cose appare soltanto la ricerca di una migliore disposizione cui compatibilizzare “l'ingegneria istituzionale”.
L'europeismo del nuovo governo si riconosce anche dal fatto che nasce dalla convergenza di forze che, insieme, il 16 Luglio al Parlamento europeo avevano votato la Cristiano-Democratica tedesca U. Von der Leyen come Presidente della Commissione Europea, P.D. e M5S, arrivando ad eleggerla con un risicato margine. Le contropartite per il Governo hanno già cominciato ad arrivare: una rinnovata interlocuzione con la UE per una maggiore “flessibilità”, inserita addirittura nel programma, e la nomina di P. Gentiloni, ex premier ed attuale Presidente del P.D., a Commissario per gli Affari economici, benché limitata dalla delega sull'economia, istituita solo ora ed attribuita al Vice-presidente della Commissione UE, il lettone V. Dombrovskis.
Anche se Gentiloni, in questa situazione, non potrà rappresentare il “nuovo Moscovici”, certamente un incasso del genere per l'Italia sarebbe stato arduo con la Lega al governo... Ed ora, anche approfittando del peggioramento della crisi in tutti i Paesi UE, comprese Germania e Francia, e della conseguente disponibilità a discutere, se non la revisione del Patto di stabilità, almeno qualche marchingegno concordato per evitare altre politiche restrittive, che rischierebbero di aggravare le crisi nazionali, il Governo Conte si spinge a chiedere l'esclusione degli investimenti “verdi” per i padroni di casa nostra dal computo della formazione del deficit.
Il programma messo a punto dalla nuova coalizione, che, con il plauso dell'intero Occidente, rinnova espressamente il suo atlantismo, si propone di evitare l'aumento dell'IVA per l'anno prossimo, e raccoglie anche in pieno la raccomandazione del Presidente di Confindustria, V. Boccia, di evitare il deficit di bilancio, chiedendo alla UE un piano per le infrastrutture. Si tratta di 29 punti, rivendicati da entrambi i maggiori partiti contraenti, mentre nel sottogoverno trova spazio, oltre che LeU, finanche il Movimento Associativo Italiani all'Estero (MAIE), già presente nel primo Governo Conte, e guidato, a proposito di nazionalismo, da un facoltoso argentino oriundo.
Accusato dalle destre di avere formato il governo più “a sinistra” mai realizzato nella Repubblica italiana, il premier G. Conte, ora convertitosi agli “incontri preventivi” con i sindacati (una sorta di “nuova concertazione”), ha però subito rassicurato tutti che “finché sarà premier” non potrà essere approvata alcuna legge “patrimoniale”. I possessori di grandi patrimoni possono stare tranquilli, se mai avessero avuto qualche tachicardia!... Anche questa volta, aldilà di concezioni politiciste, che guardano alle “intenzioni” e/o agli schieramenti “sulla carta”, il segno di classe è inequivocabile.
Le concezioni di fondo, sovraniste o europeiste che siano (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VII n. 78 a pag. 1), sono perfettamente sovrapponibili rispetto agli interessi del capitale. Nelle sei pagine del Programma di governo si trovano gli incentivi agli investimenti privati ed alla riconversione delle imprese, le sovvenzioni per l'industria 4.0, quelle per le piccole e medie imprese (P.M.I.) e quelle per l'innovazione tecnologica “ambientale”, il sostegno alle imprese del turismo, a quelle a conduzione femminile, e a quelle che esportano il “made in Italy”, nonché la cooperazione “allo sviluppo”, tra cui, non ultimo, il business in Africa, insieme al resto della UE (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VII n. 74 a pag. 11). Tutti provvedimenti direttamente a favore di padroni.
Il colmo lo si raggiunge quando, con Zingaretti in testa, vogliono far passare il famoso “taglio del cuneo fiscale”, peraltro richiesto da tempo, e a gran voce, da Confindustria, come un provvedimento a favore dei lavoratori!... Nel testo del Programma, al Punto n. 4, tale intervento viene definito, addirittura, come “a totale vantaggio dei lavoratori”, quando invece è noto che si tratta di un alleggerimento dei contributi a carico delle imprese, che, avvicinando i salari netti ai salari lordi, riduce il costo del lavoro, ed, indirettamente, gli stanziamenti per i servizi. Oltre tutto, non hanno dimenticato di fare tornare in auge la “spending review” per i servizi pubblici... Nessun partito parlamentare risulta immune da questa demagogia, avallata anche da LeU al governo.
La presenza della “sinistra” (LeU) al governo appare, infatti, un po' come una garanzia che le rivendicazioni a carattere istituzionale dei sindacati confederali, recepite dal Governo Conte bis, possano essere davvero approvate. Inserita a chiare lettere nel solito Punto n. 4 del Programma, è proprio la fatidica legge sulla rappresentanza sindacale, nella quale, da sempre, proprio CGIL, CISL e UIL vorrebbero che fosse inserita la sostanza dell'Accordo del 10 Gennaio 2014, che espropriava i delegati delle proprie prerogative sindacali, riservando la possibilità di fare accordi solo alle sigle sindacali che, preliminarmente, avessero rinunciato comunque a scioperarvi contro.
A miglior chiarimento della volontà governativa, nell'improbabile caso che le nuove regole sulla rappresentanza possano discostarsi dall'Accordo-truffa (che anche M. Landini inizialmente non aveva condiviso), o che l'approvazione della legge di cui sopra possa ritardare, il solito Punto del Programma enuncia apertamente, prima della approvazione della citata legge, l'obiettivo principale di garantirne il monopolio alle cosiddette “organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”, tagliando fuori, così, il sindacalismo di base.
In questo senso, infatti, va l'accordo “patrocinato” dalla neo-ministra del M5S, N. Catalfo, proprio Giovedì 19 u. s. con la firma in calce di INPS, Confindustria e CGIL, CISL e UIL. Aldilà degli specifici meccanismi di conteggio in esso previsti, analoghi a quelli già vigenti nel settore pubblico, questo nuovo accordo per il settore privato, oltre a cominciare a mettere in pratica il sistema dell'Accordo-truffa del 10 Gennaio '14, fa da apripista ai proponimenti del Programma di governo.
Fra l'altro, sempre targato M5S è il ddl sulla istituzione del “salario minimo”, che all'art.3 prevede che, in presenza di due o più contratti nazionali firmati da sindacati diversi, quello valido per il concreto computo del salario sarà quello firmato dalla/e organizzazione/i più “rappresentativa/e”. Questo, oltre ad essere un incentivo per qualsiasi sindacato a firmare il più facilmente possibile, dà un grosso vantaggio ai sindacati confederali e, comunque, aumenta la concorrenza fra sigle, che è l'opposto dell'unità dei lavoratori!...
Ora, mentre M. Salvini dall'opposizione cerca di costruirsi intorno un rinnovato consenso, sia in termini di future alleanze elettorali, che di appoggio popolare, le forze di governo non hanno potuto omettere, almeno a livello di programma, anche alcune piccole concessioni ai ceti deboli, pur se non parlano certamente di abolire i “Decreti sicurezza”, che colpiscono il conflitto sociale, né tanto meno di introdurre meccanismi di redistribuzione delle risorse a loro favore.
Mentre i sindacati confederali nel loro insieme non possono certo lamentarsi del nuovo governo, date le concessioni ottenute sul piano istituzionale, l'unico ormai a loro congeniale, il Segretario della CGIL, M. Landini, chiede un ritorno al confronto sistematico per recuperare un ruolo tra i lavoratori. Le uniche scadenze di lotta a livello generalizzato attualmente in campo sono, così, lo sciopero generale, indetto per il 25 Ottobre dai sindacati conflittuali CUB, SGB, SI Cobas, USI-AIT, e la manifestazione anticapitalista ed internazionalista del 26 Ottobre.
Anche se i due appuntamenti erano stati indetti prima della caduta del Governo Conte, mantengono la loro attualità, visto il carattere padronale anche del “Conti bis” e le sue bellicose intenzioni nei confronti del sindacalismo di base. Oltre tutto, vanno a cadere in un momento in cui il Governo avrà già presentato la propria manovra di bilancio, nella quale, viste le premesse, non ci sono certo da aspettarsi vantaggi per i proletari...
Rispetto alle scadenze di cui sopra, avremmo ritenuto di gran peso, ancora di più dopo la presentazione del Programma del nuovo governo, e soprattutto per iniziative che si propongano un largo respiro, una promozione unitaria di tutto il sindacalismo conflittuale. Riteniamo, comunque, che oggi, nella situazione data, ed ancora di più in presenza della manifestazione indetta da M. Salvini e da tutto il Centro-destra per il prossimo 19 Ottobre, lo sciopero del 25 e la manifestazione del 26 Ottobre, anche più di iniziative che chiamano a dibattere la “sinistra di opposizione”, rivestano un'importanza che va di certo oltre le loro stesse, già apprezzabili, premesse.

Alternativa di Classe

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