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"Incidenti"

(6 Novembre 2010) Enzo Apicella
Esplode la Eureco di Paderno Dugnano: sette operai feriti, quattro rischiano la vita. In Puglia tre morti sul lavoro nell'ultima settimana

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(Di lavoro si muore)

DENUNCIA POLITICA SULLE CONDIZIONI DI LAVORO
PER UN'AZIONE CONCRETA E COERENTE

Nel 12° anniversario della strage alla Thyssen di Torino

(29 Ottobre 2019)

fronte unico bla bla bla n. 3

Perché una iniziativa nazionale su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro?

“Sicurezza e Salute” sono oggi all’ordine del giorno per la drammaticità che hanno assunto le morti sul (e da) lavoro, al punto che addirittura le stesse istituzioni della politica e della chiesa, dal presidente della Repubblica al Papa, sono costrette a parlarne e a lanciare un loro “grido d’allarme”.

L’iniziativa alla Thyssen deve essere, in primo luogo, l'occasione per una denuncia sulle condizioni di lavoro, sulle cause che provocano omicidi, infortuni, malattie e danni all’ambiente; non certo la solita denuncia, trita e ritrita, tanto cara a presidenti, ministri, media e istituzioni, che presentano questa piaga come male oscuro dell’attuale società.

La denuncia di lorsignori è finalizzata a nascondere le responsabilità delle singole aziende e dell'attuale modo di produzione. La nostra è finalizzata ad aumentare la consapevolezza della classe lavoratrice del fatto che incidenti e morti sul lavoro non sono eventi naturali o dovuti a fatalità ma hanno cause precise imputabili alle imprese, a logiche e leggi del mercato, della competitività, del profitto.

In Italia, ogni giorno perdono la vita 3/4 lavoratori e lavoratrici. È passato oltre un secolo da quando fu istituita la prima legge a tutela del lavoro femminile e minorile (1902) ed oltre due secoli da quando furono istituite in Inghilterra (1802) le prime norme igieniche di fabbrica, eppure uomini e donne, giovani e ragazze, continuano a morire!

Che razza di società è quella, dove si lavora tutti i giorni, compresi sabati e domeniche, per 10-12 ore al giorno? Che razza di civiltà è quella, dove i lavoratori non possono neppure protestare contro condizioni di lavoro pessime o addirittura disumane per paura di essere cacciati dal posto di lavoro?

Dagli anni ’50 ad oggi, il periodo in cui si è verificata una diminuzione di incidenti è stato tra il 1970 e la metà degli anni ’80, perché movimenti, lotte e mobilitazioni, espresse dalla classe operaia, avevano strappato importanti conquiste normative e salariali ottenute e difese fino ai primi anni ’80.

Governi e padronato riconobbero queste conquiste per porre un argine alla lotta di classe, con riforme legislative come lo Statuto dei diritti dei lavoratori (L.300 del 20/05/70) ed il Servizio sanitario nazionale (L.833 del 23/12/78).

Con l'inizio ed il procedere delle crisi dell'economia capitalistica mondiale, dagli anni ’80 ad oggi, i governi succedutisi hanno assecondato e tramato con i padroni per l'eliminazione della maggior parte di tali avanzamenti che avevano, in qualche modo, tutelato lavoro, salario, condizioni, sicurezza e salute.

Con l’introduzione di forme di assunzione dette atipiche (precariato e flessibilità), le condizioni di lavoro e di vita per la classe lavoratrice sono progressivamente peggiorate. Inoltre, le selvagge ristrutturazioni aziendali e l'assenza di controlli sulle condizioni di lavoro, di fronte alla politica concertativa e collaborazionista di sindacati detti “maggiormente rappresentativi”, hanno reso la situazione ancora più grave.

Le ristrutturazioni delle grandi aziende hanno prodotto una pesante riduzione di personale e per chi ancora è in attività hanno incrementato la produttività - attraverso l'aumento dei carichi e dei ritmi, la saturazione dei tempi, il taglio delle pause, la moltiplicazione dei turni, l'aumento di fatto degli orari, ecc. - e l'aumento vertiginoso di appalti e subappalti, cooperative, piccole imprese e ditte artigianali.
Per trarre profitti anche da ciò che è rimasto, assumono immigrati e giovani affamati di lavoro, al nero o con contratti atipici, dove precarietà e flessibilità, cooperative di comodo e caporalato sono la regola, abolendo, così, qualsiasi norma di sicurezza.

È doverosa la denuncia delle reali responsabilità, con la consapevolezza che l'indignazione alla stregua dei benpensanti o puntare l'indice sull'incapacità o la sete di potere e danaro di singoli dirigenti aziendali o scadere su “l'errore umano” o sbraitare “ora basta”, come sono soliti fare politici, istituzioni e burocrati sindacali, equivale ad essere complici dello stato di cose presenti.

È indispensabile smascherare le vere responsabilità dell’organizzazione padronale del lavoro (tutto deve essere sacrificato in nome dell’intoccabile ed insopprimibile profitto) e di una società dove partiti, istituzioni e parti sociali, non fanno alcunché o fanno per salvaguardare gli interessi della classe di potere.

Abbiamo il compito di alimentare e socializzare la consapevolezza che solo battendosi sul terreno della forza i lavoratori potranno difendere salute e sicurezza sul posto di lavoro e sul territorio nella presente società e che solo in quella futura, governata da chi produce la ricchezza e costruita per il benessere di tutta l'umanità e non per il profitto, sarà possibile raggiungere in modo pieno e definitivo il traguardo di una produzione in armonia con l'essere umano e la natura.

L’obiettivo di questa iniziativa - nella quale devono essere coinvolti delegati Rsu/Rls, attivisti sindacali, operai e lavoratori, che pagano a caro prezzo la loro attività in difesa degli interessi della nostra classe sociale, Comitati che si battono per la difesa della salute operaia e della tutela ambientale, Associazioni di familiari delle innumerevoli stragi - è favorire l'unione, l'organizzazione e la mobilitazione di lavoratori e lavoratrici per resistere alla distruzione della vita e della salute, per difendere concretamente l'ambiente, per costruire condizioni favorevoli alla lotta più generale per una società senza padroni, sfruttati e classi.

Il “Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe” – costituito da iscritti e militanti di diversi sindacati di base (Confederazione Cobas, Si Cobas, Usb, Cub, Slai Cobas, Cobas Sanità Università Ricerca, Sgb, Orsa, Cat), della Opposizione in Cgil, da delegati RSU e lavoratori non iscritti – promuove questa iniziativa coerentemente con il suo obiettivo di unire i lavoratori, esprimere sostegno alle lotte e costruire solidarietà.
In questa fase di feroce e violento attacco nei confronti delle classi lavoratrici ed altri settori della società è necessario promuovere ed organizzare l’unità e la lotta. La lotta come mezzo per l'unità e l'unità superiore come obiettivo della lotta.

Non possiamo assistere passivamente al sacrificio quotidiano degli operai sull'altare del massimo profitto, all’impoverimento di milioni di lavoratori e pensionati, all’erosione dei salari, alla chiusura e alla delocalizzazione di numerose aziende, alla limitazione dei diritti, alle ritorsioni e al licenziamento di delegati Rsu e Rls che lottano concretamente e coerentemente per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. L'iniziativa di Torino, il 7 dicembre prossimo, è una prima risposta.

Lunedì 28 ottobre 2019

Sabato 7 dicembre a Torino

Mattina: presidio in ricordo delle vittime alla Thyssen Krupp
Pomeriggio: assemblea-dibattito in una sala

Per adesioni, informazioni e contatti scrivere a
perilsindacatodiclasse@gmail.com

Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe

Fonte

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