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Sulla vertenza Bekaert

Comunicato del Partito della Rifondazione Comunista e di Potete al Popolo

(9 Novembre 2019)

lavoratori bekaert

La scelta di Bekaert, confermata al Mise il 24 ottobre, di avviare la procedura di licenziamento collettivo è inaccettabile, perché tratta i lavoratori e l’intera comunità del Valdarno come merce da sfruttare e spremere, alla faccia della tanto sbandierata “responsabilità sociale” delle imprese. In Bekaert, prima Pirelli, generazioni
di valdarnesi hanno lavorato fin dagli anni 60 alla produzione della cordicella d’acciaio per gomme “steelcord", una realtà industriale che negli anni 70 contava oltre mille dipendenti, che si sono ridotti nel tempo per una serie di manovre speculative.
Già nel 2008 Pirelli approfittava della cassa integrazione per gli operai di Figline, eppure usufruiva al contempo di finanziamenti europei, avviando nuove produzioni all'estero. Nel 2013 Pirelli cedeva la fabbrica di Figline alla multinazionale belga, in quel passaggio i lavoratori pagavano i primi 53 esuberi, mentre la Bekaert otteneva il monopolio dello steelcord sul mercato; nella stessa occasione il Governo sanciva un accordo con Bekaert per garantire la produzione a tutto il 2017, una scadenza nefasta che nessuno negli anni si è preoccupato di disinnescare, tanto che a giugno 2018 Bekaert avviava la dismissione dello stabilimento e il licenziamento collettivo dei 318 lavoratori.
La vicenda Bekaert è il frutto dello strapotere delle aziende italiane e straniere, in un sistema di sfruttamento che consente sempre di più la libertà di licenziamento; una situazione vergognosa agevolata dai Governi che si sono susseguiti:
Il Governo Monti con la riforma Fornero ha cancellato il diritto di reintegro dei lavoratori ingiustamente licenziati, sostituendolo con un misero indennizzo, procedura poi estesa ai licenziamenti collettivi dal Governo Renzi con il Jobs Act.
Il Governo Conte ha decantato provvedimenti per bloccare le delocalizzazioni che alla prova dei fatti si sono dimostrati del tutto inadeguati e inefficaci.
Inoltre i decreti Salvini limitano gravemente la possibilità dei lavoratori di protestare e esprimere il proprio dissenso.
La vicenda Bekaert è rimasta ferma alle promesse di un anno fa e oggi, allo scadere della cassa integrazione, si ripropone conla sua drammatica urgenza, senza che nessun serio piano industriale sia stato approntato. La situazione è resa ancora più difficile dalle divisioni che i sindacati presenti in fabbrica hanno da subito dimostrato, presentando proposte contrapposte e mobilitazioni differenziate, persino negli stessi giorni.
Chiediamo con forza il rinnovo immediato della C.I.G. per i lavoratori Bekaert; restiamo tuttavia convinti che non possono essere gli ammortizzatori sociali la soluzione e che una chiusura della fabbrica costituirebbe comunque per il territorio una ferita insanabile e vergognosa. Non possiamo accettare che una ricca multinazionale decida di abbandonare un territorio, dopo aver a lungo lucrato, creando un deserto sociale ed ambientale.
È necessario l'impegno delle istituzioni pubbliche, intervenendo direttamente nel rilancio dello stabilimento, del processo industriale o della sua riconversione, anche valutando forme di autogestione dei lavoratori.
Saremo presenti a sostenere qualsiasi azione che i lavoratori vorranno mettere in campo, compreso casse di resistenza e siamo pronti a chiamare come PRC e PAP una manifestazione regionale davanti ai cancelli della fabbrica ex PirelliBekaert.

Figline Valdarno, Novembre 2019

PRC, Circolo Valdarno Fiorentino
PAP, Valdarno Fiorentino

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