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(28 Maggio 2011) Enzo Apicella
Fincantieri chiude gli stabilimenti di Sestri Ponente e di Castellammare di Stabbia e annuncia 2.500 licenziamenti.

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(Lotte operaie nella crisi)

Una nuova ondata di lotta di classe

(26 Novembre 2019)

scintilla

L’avvenimento più importante dell’ultimo periodo è lo sviluppo di grandi mobilitazioni di massa in differenti paesi dipendenti dall’imperialismo: Ecuador, Cile, Haiti, Honduras, Argentina, Perù, Bolivia, Puerto Rico, Colombia, Iraq, Iran, Libano, Algeria, Guinea, etc.

Ogni lotta popolare si sprigiona da specifiche cause: le misure economiche imposte dal FMI, i rincari, nuove tasse e sacrifici, la distruzione di quello che rimane del “welfare state”, la corruzione dilagante, la repressione poliziesca e giudiziaria, i colpi di Stato.

Sono movimenti di diversa ampiezza, in taluni casi vere sollevazioni popolari, che inevitabilmente portano con sé posizioni vacillanti, fantasie, errori, ma che attaccano oggettivamente il capitale e le sue istituzioni nazionali e sovranazionali.

Una caratteristica di questi movimenti è che si sviluppano nello stesso momento. Dove è il nesso? Quale la loro oggettiva base comune?

La risposta va cercata nelle conseguenze a lungo termine della crisi del 2008 e nelle politiche neoliberiste e di austerità applicate a livello internazionale, che si sommano ai primi effetti del rallentamento economico che colpisce sia i paesi imperialisti, sia numerosi paesi dipendenti, con effetti particolarmente gravi per questi ultimi.

In situazioni di povertà dilagante e disoccupazione di massa, le misure antipopolari prese dai governi borghesi rappresentano quelle gocce che fanno traboccare il vaso ed esplodere la protesta sociale.

L’avvicinarsi di una nuova crisi costringe le classi dominanti ad approfondire l’offensiva reazionaria: ulteriore aggravamento delle condizioni di lavoro e di vita per milioni di lavoratori, brutale repressione, uso dell’esercito contro le mobilitazioni popolari, restrizione delle libertà democratiche, golpe.

Il sistema capitalista-imperialista sta lottando per sopravvivere e i suoi rappresentanti dichiarano guerra alla classe operaia e ai popoli oppressi.

La borghesia spinge il mondo in uno stadio più grave della crisi generale del sistema, che ha diverse facce: economica, sociale, politica, morale, ambientale. Questa classe parassitaria e agonizzante non è in grado di superare le sue contraddizioni con mezzi ordinari e pacifici.

Di qui il ricorso all’estrema destra, al fascismo, per deviare le proteste e scatenare attacchi più profondi alla classe operaia e agli altri lavoratori sfruttati, per rapinare salari e pensioni, distruggere i servizi sociali, decapitare le organizzazioni di classe, procedere a tappe forzate nella trasformazione reazionaria dello Stato per metterlo al servizio esclusivo dei monopoli finanziari più aggressivi e guerrafondai.

Dall’altro lato della barricata, la classe operaia e i popoli non possono accettare altri peggioramenti delle loro condizione senza lottare nelle strade, senza alzarsi in piedi e rispondere colpo su colpo.

In differenti paesi le mobilitazioni hanno già assunto un chiaro carattere politico. Gli sviluppi rivoluzionari dipenderanno dalla risposta ad un quesito fondamentale: la classe operaia rimarrà al carro di settori della borghesia e della piccola borghesia, oppure saprà assumerà il ruolo di dirigente delle lotte popolari?

L'egemonia della classe operaia è l'influenza politica che questa classe e i suoi esponenti esercitano sulle altre classi subalterne della popolazione, aiutandole a sbarazzarsi della limitatezza e della ipocrisia della democrazia borghese, per avanzare nel processo rivoluzionario e instaurare la dittatura del proletariato nelle forme dettate dalle condizioni storiche, liquidare la base economica del capitalismo e ed edificare il socialismo.

Mettere al centro della nostra attività la lotta per l’egemonia della classe operaia, all’interno della lotta di tutti gli sfruttati e gli oppressi, oggi significa nel nostro paese ricostruire il Partito comunista, attraversando la tappa dell’Organizzazione comunista intermedia.

Chi si proclama Partito senza esserlo, chi rifiuta la lotta per il Partito, chi rimanda alle calende greche i passi da compiere per avvicinare la sua formazione, dimostra di non aver capito nulla dei compiti che sono di fronte al proletariato.

Da “Scintilla”, n. 103

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