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Nadežda K. Krupskaja, La Mia vita con Lenin

Milano - Roma, Rapporti sociali, Red star press, 2019, pp. 341, € 22.00

(1 Dicembre 2019)

la mia vita con lenin

La collaborazione editoriale tra Red star press e Rapporti sociali si va sempre più dimostrando un’accoppiata vincente, nella fattispecie per la riedizione del materiale biografico ed autobiografico. Infatti, dopo l’appassionante monografia Rivoluzionaria professionale di Teresa Noce, ecco questo memoir, ad ottant’anni dalla morte, di Nadežda Konstantinovna Krupskaja, rivoluzionaria professionale anch’ella, agitatrice bolscevica, pedagogista sovietica, compagna di lotta e di vita di Lenin.

Più che il titolo, a far qui fede ai contenuti dello scritto è il sottotitolo posto in copertina dagli editori. Non è infatti una raccolta di tenore aneddotico sui particolari privati riguardanti l’esistenza del singolo, pur inevitabilmente ed ovviamente presenti, ma una biografia collettiva dei principali bolscevichi russi e, in seconda analisi, dei loro concorrenti e contigui, dalla persecuzione e l’esilio alla conquista del potere di contadini, operai e soldati. Il racconto si ferma, e lo fa in modo assai suggestivo, proprio a quel 7 novembre 1917.

Il campo d’azione pratica è quello della sopravvivenza dell’individuo e dei suoi consimili, dinanzi alla repressione zarista che, in luogo dell’impiccagione senza tanti complimenti, prevedeva la deportazione, come misura di confino, ed il carcere duro, da cui l’esigenza di eludere la censura attraverso vari stratagemmi da adottare nella corrispondenza e nella stampa. In alternativa a ciò si presentava l’esilio, nelle varie città europee, spesso in ospitalità a casa di famiglie operaie, qui affettuosamente descritte e ricordate.

A caratterizzare l’azione teorica, la disputa in seno alla socialdemocrazia russa, laddove il termine socialdemocrazia non aveva ancora quel significato assunto poi con la nascita della Terza internazionale. I bolscevichi si fanno qui carico di combattere le tradizionali istanze rivoluzionarie russe del populismo e le varie interpretazioni del socialismo e del marxismo, che seguitavano a dimostrare la loro inconcludenza, al netto della loro generosità e del loro slancio.

Vi sono, a riguardo, due momenti cardinali. Uno è la Rivoluzione del 1905, sostenuta dai bolscevichi, la cui disfatta evidenziava, dopo l’esempio storico della Comune, come l’assenza d’una direzione segnasse l’inevitabile sconfitta dei movimenti rivoluzionari. L’altro è quello della Grande guerra, quando i bolscevichi, in contrasto al mero pacifismo morale, intesero fornire uno sbocco rivoluzionario al conflitto in corso, riuscendoci.

Tra la prassi e la teoria, una galleria di personaggi della cospirazione rivoluzionaria restituiti dalla Krupskaja con varie pennellate: Kamenev, Zinovev, Trotskij, Stalin. E su questo lavoro, la cui prima stesura data 1926, non può non gravare la contesa in seno al gruppo dirigente sovietico a seguito della morte di Lenin.
La storia qui ricostruita testimonia come resti inscindibile il legame proprio tra prassi e teoria, indubbiamente incarnato da Lenin, sempre preoccupato che nella città d’esilio vi sia una buona e fornita biblioteca per studiare il tutto, dalla filosofia alle statistiche di agricoltura. Bisogna conoscere la realtà nel suo insieme, saperne i limiti, coglierne le opportunità, contro l’opportunismo, esercitare la volontà, contro il velleitarismo, essere rivoluzionari perché la militanza politica senza aspirazione rivoluzionaria non ha senso.

Con questi presupposti è stato possibile giungere alla Rivoluzione d’ottobre e, elemento indispensabile, consolidarla. Un grande lascito di una delle più grandi personalità della storia umana che nessun’altra teoria, ipotesi o idea è riuscita sin qui a rimpiazzare.

Silvio Antonini

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