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La disputa sul MES e le sue cause reali

(27 Dicembre 2019)

scintilla

Nell’ultimo mese le acque della politica borghese sono state agitate dalla polemica sulla riforma del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità).
Il MES è un meccanismo finanziario di difesa dell’eurozona nella lotta inter-imperialista, istituito per rispondere agli shock innescati dalla crisi del debito.
Ha una struttura basata su un Consiglio di governatori (formato dai ministri delle finanze degli Stati membri) e su un Consiglio di amministrazione (nominato dagli stessi governatori) che ha il potere di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti, come condizione per prestare assistenza finanziaria.
Il fondo-organizzazione fu approvato dal Parlamento italiano nel luglio 2012 con un’ampia maggioranza bipartisan. Perché oggi tante polemiche sulla sua riforma? Si tratta solo di una “tempesta in una tazza di tè” (Gualtieri)?
Per dare una risposta non bisogna dare alcun credito ai media borghesi che coprono le reali intenzioni dell’oligarchia finanziaria, e tanto meno alle macchiette del nostrano populismo che sono solo un elemento coreografico della reale vicenda.

Il capitalismo esce da una crisi per prepararne un’altra
Il capitalismo è un modo di produzione moribondo che passa di crisi in crisi. L’ultima crisi ciclica di sovrapproduzione di capitale, si aprì a metà del 2017 e scoppiò nel settembre 2008 stremando l’economia mondiale e provocando fallimenti a catena, distruzione di forze produttive e un elevato indebitamento degli Stati imperialisti e capitalisti per salvare i monopoli finanziari.
Quella crisi ha condotto dapprima a una profonda recessione, poi a una ripresa debole, incostante e disuguale, che in diversi paesi, fra cui il nostro, non si è trasformata in un nuovo auge della produzione, bensì in una lunga stagnazione, caratterizzata da elevati livelli di disoccupazione, riduzione dei salari, impoverimento dei lavoratori e delle masse popolari.
Ora, a distanza di undici anni dallo scoppio dell’ultima crisi - le cui conseguenza sono state solo parzialmente riassorbite e le cui “soluzioni” imposte dalla borghesia imperialista hanno determinato nuovi problemi (ad es. le iniezioni di liquidità, i QE e la concessione di crediti a tassi negativi hanno alimentato i processi speculativi) – le contraddizioni insolubili del sistema capitalista hanno determinato l’apertura di una nuova fase del ciclo economico.
L’economia capitalistica è passata da una modesta ascesa a un periodo di rallentamento che prelude a una nuova crisi.
I segnali sono chiari. La macchina economica di tutte le maggiori potenze imperialiste, come USA, Cina, Germania, Giappone, sta evidentemente frenando.
Non vi sono dati che indicano una ripresa economica. Al contrario, si moltiplicano gli indicatori di una ennesima tempesta, che avrà conseguenze persino peggiori di quella scoppiata nel 2008, a causa di molteplici fattori che si sono accumulati nell’ultimo decennio.

L’Eurozona come possibile epicentro
Dove si scatenerà la prossima crisi? Diversi elementi, fra loro combinati, ci dicono che l’epicentro del prossimo terremoto economico-finanziario globale potrebbe essere nell’Eurozona, dove la produzione industriale sta decelerando, dove il commercio risente delle dispute interimperialiste, dove i mercati interni non possono espandersi a causa della diminuzione del potere di acquisto delle masse, i livelli di debito pubblico e deficit sono elevati, e molte grandi banche private e pubbliche (fra cui Deutsche Bank, Commerzbank, Unicredit, Banca Popolare di Bari, etc.) sono zeppe di derivati finanziari “tossici”.
Mentre si riduce la quota dell’Eurozona nella divisione del mercato mondiale tra i centri imperialisti e i loro monopoli, appare anche chiaro che Germania, Francia, Italia, Spagna hanno seri problemi economici e politici, mentre il Regno Unito è alle prese con le imprevedibili conseguenze della Brexit.
Il quadro è quello di un capitalismo imputridito, corroso dall’interno e con una nuova bolla finanziaria in formazione.
Alla luce di ciò, si possono comprendere meglio i reali motivi che sono dietro le polemiche sulla riforma del MES.
Una riforma che va nel senso di rendere questo strumento funzionale agli interessi degli Stati imperialisti più forti (Germania e Francia) in vista della prossima crisi.
Le condizioni per accedere ai prestiti non farebbero che inasprirsi per i paesi che non rispettano la disciplina di bilancio e hanno seri squilibri macroeconomici, come l’Italia, una media potenza imperialista in declino, che perde pezzi importanti della sua struttura economico-finanziaria.
Con la riforma del MES i membri più forti dell’Eurozona sarebbero inoltre in grado di esercitare una forma di pressione politica ed economica sui paesi più deboli, suscitando ad arte allarmi circa un aumento dei tassi d’interesse dei titoli di Stato, favorendo così la speculazione finanziaria.
E’ chiaro che una ristrutturazione dell’enorme debito pubblico italiano (135% del PIL) per poter accedere ai programmi di “assistenza” non potrà che tradursi in “pacchetti di aggiustamenti” lacrime e sangue, comprendenti nuovi attacchi a salari e pensioni, la liquidazione dei servizi sociali, la rapina dei piccoli risparmiatori, l’aumento della disoccupazione e il drastico impoverimento delle masse popolari.

Riprendere fiducia nelle nostra forza, unirsi e organizzarsi!
Ma quale “solidarietà fra paesi dell’Eurozona”! Dietro la polemica sul MES c’è una lotta a coltello fra paesi imperialisti, e fra le loro cordate politiche, per riversare la crisi sui loro concorrenti, e soprattutto sulle spalle della classe operaia e dei popoli.
L’UE non potrà mai essere organo stabile di pianificazione economica che rimpiazzi l’anarchia capitalista; è piuttosto un campo di battaglia in cui gli Stati e i gruppi del grande capitale manovrano le loro forze l’uno contro gli altri.
Gli operai e gli altri lavoratori sfruttati, invece di schierarsi con uno o con l’altro dei politicanti borghesi e piccolo borghesi che vogliono salvare a tutti i costi un sistema marcio, invece di fidarsi della UE dei monopoli e dei suoi meccanismi di rapina, invece di cadere nell’inganno dell’“Europa dei popoli” o nella demagogia del “prima gli Italiani” (leggi: “prima i capitalisti italiani”), devono riprendere fiducia nella propria forza, unirsi e organizzarsi per difendere in modo intransigente i propri interessi, per far ricadere sulla testa dei capitalisti, dei ricchi e dei parassiti il peso della crisi, del debito e delle tasse, per affrontare i responsabili e beneficiari delle crisi e rovesciare il sistema che inevitabilmente le genera.
Per un futuro degno di questo nome ci vuole un movimento rivoluzionario di massa contro il vecchio mondo, il capitalismo, per la conquista del nuovo mondo, il socialismo, prima tappa della società comunista. Altro che le “sardine” liberaldemocratiche e gli inviti al governo Conte a non votare la riforma del MES, come pretendono taluni pseudo marxisti.
Compito dei comunisti è organizzare e dirigere questo movimento rivoluzionario. Perciò è necessario e urgente il completo distacco dall’opportunismo e l’unità organica dei comunisti e degli elementi di avanguardia della classe operaia, per avanzare nel processo di formazione di un autentico Partito indipendente e militante del proletariato, unica garanzia di vittoria.

Da Scintilla n. 104, dicembre 2019

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