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(31 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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(Il saccheggio del territorio)

La Regione Veneto e il taglio del Parco della Lessinia: ecco come sono andate le cose

I leghisti e i loro alleati all’attacco degli ambientalisti. Legambiente e Wwf: un po' di storia per ricordare chi sono i responsabili

(23 Gennaio 2020)

capriolo lessinia

Il 30 e 31 gennaio e il primo febbraio sono previste diverse iniziative per festeggiare i 30 anni del Parco Naturale Regionale della Lessinia e per dire no alla decisione della maggioranza a trazione leghista della Regione Veneto di tagliare di quasi il 20% il territorio protetto. Molti non sono d’accordo, come le 72 associazioni che hanno sottoscritto un appello indirizzato a tutte le istituzioni interessate, a partire da Regione e Comuni, fino al ministero dell’ambiente.

Commentando l’appello, il consigliere regionale veneto Stefano Valdegamberi (Lista Zaia ex UDC, che sulla sua pagina Facebook mostra una vera e propria ossessione anti-lupi e orsi), ha rivendicato il suo o parere favorevole alla riduzione della superficie destinata al Parco, «nonostante le accese proteste e le iniziative di contrasto portate avanti da più di un centinaio di associazioni scaligere e non» e ha aggiunto che «Circa 2000 ettari in meno che, se confermati in consiglio regionale tra circa un mese, vedrebbero cadere alcuni vincoli burocratici «senza compromettere l’ambiente o gli equilibri naturalistici, paesaggistici e architettonici di questo territorio». Valdegamberi rivendica »il diritto di prendere delle decisioni da parte di quelle persone che proprio in Lessinia ci abitano e ci lavorano e che sono figlie, magari, di generazioni di montanari che bene hanno gestito il territorio nei secoli».

Alta piccata di Valdegamberi alla lettera delle associazioni, ribatte uno dei firmatari, il presidente del Wwf Verona Michele Dall’O’ che dice che «Mette in evidenza nervi scoperti che rivelano la pochezza delle “argomentazioni” pro riduzione del Parco della Lessinia. La principale delle quali è la ben nota pretesa del “paroni a casa nostra”. Ricordiamo ai veronesi che fin dalla sua nascita il Parco è stato sempre governato dagli amministratori della Lessinia, tra i quali i signori Cona, Marcolini, Melotti, Garra, Pigozzi e adesso Campostrini; lo stesso Valdegamberi, a metà degli anni 2000, è stato Assessore Regionale con delega ai parchi e aree protette! Vorrei tra l’altro precisare che la richiesta di riduzione dei confini, oltre che da Valdegamberi, è firmata anche da Montagnoli e Corsi, il primo di Oppeano e il secondo di Montorio. Proprio due lessinici DOC! Ma terrei soprattutto a dire che il Parco della Lessinia, per definizione, è “naturale”. Cioè è stato istituito per conservare e difendere specie biologiche particolarmente degne di protezione. Ricordiamo bene lo stato di desolazione boschivo e faunistico delle montagne, non solo nostrane, ereditato dal passato. Poi il recente abbandono dell’uomo delle terre alte ha favorito la naturale espansione dei boschi che hanno accolto specie estinte localmente e poi reintrodotte nel corso degli anni come gli ungulati».

Legambiente, con una nota congiunta del Cigno Verde nazionale e Veneto e dei circoli Valpolicella, Zevio e San Giovanni Lupatoto, Perla Blu e il Tasso, ricorda che «Sono anni che si spinge per la revisione dei confini del parco della Lessinia, con la scusa di una presenza eccessiva di cinghiali, e senza fare una politica seria di contenimento di questa specie invasiva che non fosse dare libero sfogo al fucile. La Regione Veneto decide la strada di smantellare il Parco riducendo la sua capacità di tutelare la natura e innescando un percorso vizioso che non risolverà il problema del cinghiale ma depotenzierà le possibilità di un’area protetta messa in discussione dalla lobby venatoria e dai suoi rappresentanti nelle istituzioni».

Legambiente mette in fila i fatti: «A seguito dell’articolo 71 del collegato alla finanziaria 2017 presentato dal consigliere Valdegamberi, fu avanzata dalla stessa Regione Veneto ai Comuni della Lessinia, in data 28 aprile 2017, una richiesta di delibera con una proposta di ri-perimetrazione “purché adeguatamente motivata”. Non ci furono motivazioni, tranne che “la possibilità di praticare la caccia rappresenterà la modifica più significativa delle modalità di fruizione del territorio proposto come area contigua in quanto introdurrebbe una pratica attualmente non prevista” (delibera Comune di Bosco Chiesanuova). Scadono i termini stabiliti e l’articolo decade».

Si arriva al luglio 2019 quando i consiglieri regionali della Lega Nord Montagnoli e Corsi e il solito Valdegamberi presentano un progetto di legge per la ridefinizione dei confini del parco della Lessinia, declassando il 17% della superficie a “area contigua”. Legambiente spiega che la proposta «Va in seconda commissione a novembre 2019, le associazioni presentano richiesta di audizione per poter esporre le proprie ragioni ai consiglieri. Il confronto, il 16 gennaio scorso, non sortisce effetti, l’audizione si rivela una triste liturgia: “parlate pure, tanto noi abbiamo deciso”».

Verona Birdwatching, Associazione culturale il Carpino Verona e Wwf Verona espongono i risultati naturalistici di 30 anni di parco. Gli studi rivelano che le specie sono passate da 111 a 190. Sulle pareti rocciose dei Vaj, canyon carsici amputati in questa proposta di legge, nidificano: il falco Pellegrino, l’aquila Reale, il gufo Reale, specie soggette al massimo grado di tutela a livello comunitario, alle quali si aggiungono il francolino di Monte, specie alla quale evitare il massimo disturbo, il succiacapre, il picchio nero, il falco Pecchiaiolo, il nibbio bruno, l’albanella reale, l’averla piccola e il calandro. Mente Italia Nostra Verona esalta la straordinaria architettura in pietra che connota i pascoli della Lessinia.

Legambiente ripercorre l’incredibile iter del contrasto alla espansione dei cinghiali effettuata dal Parco fin dal 2012, quando prese avvio il Piano di Contenimento e controllo della specie nel territorio del parco: «Redatto il piano, occorreva una variante a due articoli del Piano Ambientale, presentata tale variante al Consiglio del Parco, la seduta va deserta, la Variante non può essere approvata, il Presidente si dimette e il Parco si avvia al Commissariamento, la Variante viene presentata dal Commissario e qui interviene l’Ufficio preposto alle Valutazioni che, senza motivare la decisione, impone la Valutazione Strategica alla variante, a differenza del piano di controllo nel Parco dei Colli, dove di valutazione strategica non si parla.. Perché questa disparità? Perché il boicottaggio alla Variante del Piano Ambientale da parte degli amministratori del parco, fra cui vari sindaci che oggi lamentano l’invasione dei cinghiali? A pensare male… si va alla lobby dei cacciatori (Berlato – Fratelli d’Italia – nel 2017 tentò la stessa operazione nel parco dei Colli) e alla ricerca di consenso elettorale a spese del Parco».

Legambiente conclude: «La campagna elettorale incombe e bisogna procurarsi i voti della lobby dei cacciatori e cosa c’è di meglio che ingannare i proprietari e gli allevatori che non fruiranno più dei punteggi garantiti dall’essere nel parco per accedere ai finanziamenti del PSR illudendoli che avranno mano libera dalla burocrazia del Parco considerato ente inutile, ma non certo quando erogava finanziamenti a quei privati e Comuni che oggi lo dileggiano?»

Tanto per capire di cosa si parla quando Valdelgamberi fa riferimento a una mitica e secolare gestione buona gestione del territorio, Dall’O’ del Wwf ricorda «un episodio emblematico risalente agli anni ’70 e riportato sul numero 1 del 1978 dei Quaderni Culturali “Lessinia Ieri Oggi e Domani”. Allora facevano capolino le prime famiglie di cervi in espansione dal vicino Trentino. Nemmeno il tempo di mettere le corna in Vaio dell’Anguilla, che i poveri cornuti furono immediatamente abbattuti. Con il Parco non sarebbe successo. Il Parco ha permesso il ripopolamento dei Monti Lessini di alberi, cervi, camosci, caprioli, marmotte, aquile che erano stati azzerati nei secoli precedenti con la caccia e con il taglio sistematico delle faggete. Il Parco significa protezione di svariati endemismi (cioè specie che si trovano solo in ristrette aree), tutela di foreste demaniali e non (Dolcè, Giazza e Folignani), ZSC e ZPS della Rete Natura 2000 della UE. Da 7 anni è riapparso poi il lupo, che è un elemento di grande ricchezza ecosistemica, ma al contempo un grosso problema per l’allevamento e come tale va trattato. Se poi, maldestre operazioni di re-immissione (e mi riferisco ai cinghiali) hanno causato disequilibri, la nostra associazione non è contraria a ridiscutere, tramite opportune VAS, il Piano di gestione del Parco, ormai vecchio di quasi 30 anni».

E il Wwf sottolinea che «Il Parco ha portato in Lessinia un gran numero di piccoli e grandi finanziamenti per i proprietari di malghe e pascoli, per gli allevatori, per i cavatori, per l’istituzione di musei, di scuole e di strutture pubbliche. Il Parco ha permesso il recupero di contrade e malghe, grazie anche a finanziamenti a fondo perduto che negli anni ’90 hanno consentito ai proprietari di ristrutturare baiti e casare, elementi altrimenti destinati per la gran parte all’abbandono e al degrado».

I leghisti e i loro alleati accusano le associazioni ambientaliste di farsi strumentalizzare dal PD e dal M5S, ma
Dall’O’ risponde: «Stia pur tranquillo Valdegamberi che noi non siamo la stampella di alcun partito. La nostra Associazione ha alzato la voce quando la stessa formazione politica che cita ha tentato di modificare la Legge 394 del 1991, che ci risulta essere ancora in vigore e per la quale le aree contigue (art.32) sono zone cuscinetto (buffer zone) da posizionare all’esterno dell’area parco con una funzione di filtro e di tampone. Questi territori “comprendono aree di significativo interesse naturalistico, zone periferiche o protette da strumenti di tutela meno vincolanti rispetto a quelli in vigore nelle Aree a Riserva Speciale”. Montagnoli, Corsi e Valdegamberi fanno l’operazione inversa: declassano ad aree contigue porzioni di territorio che attualmente fanno parte del Parco a tutti gli effetti. Noi da 50 anni ci battiamo per le piante e gli animali, ci battiamo per la biodiversità drammaticamente minacciata in questa epoca di cambiamenti climatici. In cui tutti a parole si riempiono la bocca di belle intenzioni. Mentre l’amara realtà del Veneto è che ha solo il 5% di superficie protetta da parchi e riserve, meno della metà della media nazionale. E invece di aumentare tale percentuale, si vuole diminuirla, eliminando dal Parco i vaj, formidabili corridoi tra la montagna e la pianura e forse tra i luoghi più significativi della Lessinia per la conservazione biosistemica delle diverse specie».

greenreport

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