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LE FERROVIE LICENZIANO: APPRENDERE LA LEZIONE, RICORDARE TUTTO

(25 Gennaio 2020)

cub trasporti più sgb

Con i ricambi generazionali resi necessari in seguito ai pensionamenti sbloccati dopo lungo tempo e l’immissione di ingenti mandate di giovanissimi lavoratori, in tutta l’Italia ferroviaria si sono avuti negli ultimi mesi casi di licenziamenti brutali che hanno destato il senso di offesa generale.

L’ultimo noto, di poche settimane addietro, al trasporto regionale del Veneto. Ciò che colpisce e indigna i nuovi colleghi apprendisti è la fragilità delle condizioni entro le quali le aziende licenziano: motivazioni inconsistenti, estrema facilità con cui le Ferrovie si sono liberate di persone, che hanno dato tutto il loro impegno per anni, per giunta con complessi percorsi abilitativi e costi impegni formativi.
A ben guardare non è solo il licenziamento che emerge come indigesto -casomai come culmine- ma ciò riguarda la stessa condizione vissuta in questo periodo di inquadramento, nel quale il pensiero di essere facilmente “punibili” o “licenziabili” in ogni momento ha reso i nuovi ragazzi disponibili a tutte le richieste produttive degli esponenti aziendali: dai cambi turno improvvisi allo straordinario, dal lavoro sotto stress a reprimere dentro di sé gli stati di malattia o persino infortunistici. In questo senso è stata corale l’identificazione degli apprendisti con i loro compagni, dismessi senza plausibile motivazione. Del resto le aziende NON HANNO BISOGNO DI MOTIVI DA ESIBIRE per la mancata conferma di un apprendista e del resto proprio questo era l’intendimento aziendale: un messaggio chiaro a tutti gli altri, avendo le mani libere di usare a piacimento alcune vittime studiate. Uno scopo generale ritenuto più importante e da perseguire anche contro un interesse economico (formativo) particolare sacrificabile.
E così è obiettivamente: il contratto di apprendistato, oltre ad un tempo esageratamente lungo rispetto ai mesi di corsi necessari, espone i neoassunti a svolgere da soli compiti difficili, in relazione alla sicurezza della circolazione e del trasporto, spesso da soli o sottorganico, con incertezze sulle decisioni da prendere che possono avere conseguenze disciplinari in ogni senso siano prese. Figuriamoci poi se si tratta di richieste derogative che hanno a che vedere “solo” con la gestione della propria prestazione… In ciò l’arbitrio a posteriori delle aziende emerge come fattore di giudizio sulla promozione o meno, come vita o morte (sul piano lavorativo), del neoassunto, che fa sulla propria pelle una scuola di lavoro assai più istruttiva dei corsi professionali. Qui si imparano le regole formali e ipocrite, che nel concreto svolgimento diventano materia plastica nelle mani di chi detiene il rapporto di lavoro dal lato del manico.
Lacrime di coccodrillo vengono sparse invece da quelle organizzazioni sindacali che si mostrano solidali con questa situazione ma che al tempo di sottoscrivere le condizioni dell’apprendistato professionalizzante hanno avuto solo leggerezza e i soliti toni trionfalistici con cui usano far passare le ulteriori fregature per i lavoratori. Perché -è bene si sappia- in precedenza il periodo di apprendistato era almeno vincolato a misuratori oggettivi, per cui in assenza di contestazioni puntuali -e cui poter obiettare di volta in volta- il verdetto di dismissione non trovava fondamento. In mancanza di quelle clausole, oggi, le promesse di impugnazione o di chiedere conto ai tavoli con le aziende, offerte dalle stesse OOSS, non hanno base alcuna, dal momento che si è bellamente concesso nero su bianco ogni arbitrio di fare e disfare delle giovani vite lavorative. Non parliamo delle dismissioni di contratti interinali come lo schiocco di dita. Non parliamo della battaglia di sterilizzazione in CCNL del jobs-act e in favore dell’art.18.
Ricordare tutto, fotografare col cuore la propria vita da apprendista, incidere nella memoria queste storie di giovani presi e mollati perché individuati dalle aziende –fra quelli che meno si prestavano (privi di “motivazione” si usa dire)- come deterrenza da esibire al pubblico in una sorta di mantenimento dell’autorità con gli strumenti della paura. Apprendere i meccanismi di funzionamento del sistema sotto i sorrisi e le propagande. Questo ci sentiamo di augurare ai giovani. CUB Trasporti e SGB mettono a disposizione le proprie esperienze per dare indirizzo a gruppi di lavoratori che vogliano darsi da fare e autorganizzare l’opposizione a tutto ciò, nella generale battaglia di difesa del lavoro. Non promesse, né carriere, probabilmente solo denti rotti ma con un chiaro profilo definito di azione. Come la mobilitazione difficile ma positiva a seguito dei licenziamenti di apprendisti in Toscana, costruita con gli altri sindacati di base CAT e USB. Nello specifico riteniamo sarebbe fondamentale riuscire a volgere la rabbia, che oggi proviamo per i trattamenti che vediamo infliggere, verso una battaglia contrattuale che fissi i termini delle assunzioni affinché tutto ciò non possa più accadere.
Anche perché per quella via non si è mai salvi: finito con i giovani le aziende fanno con gli anziani, finito con una parte si passa a un’altra -che prima non sotto attacco stava quieta- e così a tutti. Solo assieme possiamo vincere le arroganze.
Col patrimonio delle esperienze accumulate e della consapevolezza che gli altri di oggi siamo noi di domani.

Cub Trasporti - Sgb

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