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Monicelli documentarista militante

(28 Gennaio 2020)

monicelli anziano

Nella storia del cinema italiano, molti sono stati i registi che hanno cominciato dirigendo dei documentari, perlopiù di breve durata, secondo un uso affermatosi nel secondo dopoguerra. Alcuni, dopo essersi conquistati una posizione nel lungometraggio di finzione, hanno scelto, in età matura, di tornare a quello che oggi viene definito “cinema del reale”, però dando vita a prodotti di più ampio respiro e maggior impegno realizzativo. Altri, invece, al documentario non sono più tornati. Tra questi, possiamo menzionare Dino Risi, i cui primi corti (si pensi a Barboni, del 1946) erano peraltro pregevoli. A ben vedere, Mario Monicelli ha compiuto il percorso inverso. Dopo alcune regie non professionali, nei lontani anni ’30, egli si è dedicato a un’intensa attività cinematografica, come aiuto regista e, soprattutto, in qualità di sceneggiatore di opere dal più svariato segno (ricordiamo, a titolo di esempio, la celebre versione de I Miserabili diretta, nel 1948, da Riccardo Freda). L’esordio “ufficiale” alla regia sarà condiviso con Steno e porterà, a partire dal 1949, alla realizzazione di film spesso interpretati da Totò e ancor oggi celebri; poi, attorno alla metà dei ’50, il sodalizio si romperà e Monicelli porterà avanti da solo una carriera coronata da grande successo. Però, appunto, l’approdo stabile al documentario sarà per lui davvero tardivo e caratterizzato dall'alternarsi tra i lavori in proprio e quelli realizzati in cooperazione. Come dimostrano i discorsi fatti in tante apparizioni televisive, in età avanzata, il regista sentiva fortemente l’urgenza di comunicare un pensiero altro rispetto a quello dominante. La spinta a partecipare a documentari collettivi dal taglio militante, gli veniva anzitutto dal rifiuto del liberismo economico e delle politiche aggressive portate avanti dall’imperialismo, nonché dall’asservimento alla legge del più forte di tanti intellettuali e giornalisti. I titoli lo attestano: Un altro mondo è possibile (2001), sulla preparazione della contestazione al G8 di Genova; La primavera del 2002 , sull'oceanica manifestazione in difesa dell'articolo 18 che si svolse il 23 marzo di quell'anno; Lettere dalla Palestina (2002), sulla drammatica condizione del popolo palestinese; Firenze, il nostro domani (2003), sui lavori del Social Forum Europeo svoltosi a Firenze nel novembre 2002. Ora, ci si chiederà: quello del Monicelli ultimo è stato il colpo di testa di una persona costretta a misurarsi con un mondo in cui non si riconosceva più? O piuttosto un’espressione della volontà di rendere esplicito quel che ha sempre attraversato la sua opera? Senza escludere altre motivazioni, noi propendiamo per la seconda spiegazione. E la pluridecennale attività del regista fornisce, in tal senso, forti argomenti. E’ impossibile, per dire, non vedere la matrice neorealistica di certi suoi film degli anni ’50 o ’60, commedie di costume dal marcato nesso con la realtà sociale. Si pensi a Un eroe dei nostri tempi (1955), incentrato sulla figura di un impiegato pavido e conformista che, decidendo, infine, di entrare nella forza repressiva per eccellenza, la Celere, compie l’unica vera scelta della sua vita. Tratteggiato con ammirevole puntualità da Alberto Sordi, il personaggio centrale di questo film restituisce, sia pure attraverso lo specchio deformante della satira, una mentalità assai diffusa nella piccola borghesia dell’epoca. Ma se, oltre alla capacità di leggere il reale, parliamo anche di un serio schieramento dalla parte degli ultimi, non possiamo non citare I compagni (1963), un’emozionante rievocazione dell’iniziale movimento operaio, ambientata nella Torino di fine ‘800. Alcuni critici vi hanno esagerato il peso dell’umanitarismo deamicisiano, affiorante qua e là, e non si sono resi conto che il personaggio del Professore-agitatore, magistralmente interpretato da Marcello Mastroianni, offre diversi spunti di riflessione sul complesso rapporto tra avanguardie e masse in lotta. Dunque, come si diceva, è lecito collocare i suddetti documentari militanti in una sostanziale continuità con le opere precedenti e più celebrate di Monicelli. Rivederli, a nostro avviso, vuol dire farsi un’idea più completa di un autore determinante nella storia del cinema italiano. Per questo, segnaliamo volentieri un’iniziativa che si svolgerà il 7 febbraio a Roma, presso la sede di una vivace casa editrice: la Empiria, in Via Baccina 79 (a partire dalle ore 18.00). Significativamente intitolato Un novantenne barricadero: Monicelli documentarista militante, l’incontro vedrà la partecipazione di Mauro Berardi, che i documentari in questione li ha prodotti e dell’attrice Marilina Marino, che proporrà delle letture. Non possiamo che invitare caldamente a partecipare a questo approfondimento, utile a meglio comprendere un autore che ha avuto tante vite artistiche, a ben vedere tutte fra loro saldamente connesse.

Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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