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Sei motivi che fanno del proletariato la classe più rivoluzionaria della società

(13 Febbraio 2020)

scintilla

Secondo la concezione scientifica contenuta nel “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels, il proletariato è la classe degli operai moderni i quali, non possedendo alcun mezzo di produzione, sono costretti a vivere vendendo la loro forza-lavoro a un capitalista in cambio di un salario per il loro sostentamento, e il cui lavoro – nel processo produttivo – aumenta il capitale, lo valorizza.

Lo sfruttamento del proletariato da parte della borghesia è la caratteristica principale del capitalismo, e il rapporto antagonistico fra la borghesia e il proletariato è il fondamentale rapporto di classe del sistema capitalistico.

E’ lo specifico rapporto sociale nei confronti del capitale, la sua particolare condizione sociale nella società capitalistica che definisce la posizione di classe del proletariato (al cui interno, quale sua componente essenziale vi è il proletariato industriale, la classe operaia), che lo distingue dagli altri lavoratori, facendone la classe più rivoluzionaria della società su scala internazionale e nazionale.

Lo sviluppo del capitalismo, in particolare della grande produzione capitalista (nozione che non si riferisce alle dimensioni dell'azienda, ma alla produzione mediante l'impiego di macchine e sistemi di macchine), conferisce un carattere di costanza all’esistenza del proletariato, lo accresce a livello internazionale in quanto classe particolare, con i suoi interessi e la sua funzione storico-universale.

Il proletariato è la classe più rivoluzionaria della società non per un’ideologia, ma per precisi motivi derivanti dalla realtà oggettiva, che qui elenchiamo sinteticamente.

Il primo motivo, è dato dal fatto che il proletariato è la classe direttamente e maggiormente sfruttata dal capitale, il quale preleva dagli operai salariati il plusvalore di cui vive l'intera classe borghese.

Dunque il proletariato è la sola classe sociale che ha un rapporto antagonistico col capitale nella sfera stessa del processo produttivo.

Il secondo motivo, è costituito dal fatto che tutto lo sviluppo del capitalismo e della sua base materiale, la grande industria, non minaccia l’esistenza del proletariato come classe, non mina le sue posizioni nella società, come avviene per le classi intermedie.

Al contrario, fa aumentare il numero degli operai salariati su scala mondiale, che oggi sono più di un miliardo (sono circa 2,8 miliardi i salariati in totale), con buona pace di chi parla di scomparsa del proletariato.

Lo stesso sviluppo del capitalismo, delle forze produttive, rende sempre più importante e incisiva la funzione oggettiva del proletariato, e al suo interno della classe operaia, nella vita economico-sociale, che è la principale produttrice della ricchezza materiale della società.

Questo vuol dire che la stessa posizione che hanno gli operai nei confronti della produzione li lega all’avvenire della società e non al suo passato, quindi all’avvenire di tutta l’umanità.

Il terzo motivo, risiede nel fatto che gli interessi materiali e le aspirazioni del proletariato coincidono con la fondamentale tendenza allo sviluppo delle forze produttive (compresa la scienza e le sue applicazioni tecniche alla produzione).

Il quarto motivo, risiede nel fatto che il proletariato è la sola classe dotata delle capacità di lotta e della disciplina indispensabili per realizzare la grande missione storica con cui si chiuderà definitivamente l’epoca dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e si passerà dalla preistoria alla storia del genere umano. Questa capacità rivoluzionaria, questo carattere, non provengono da una teoria: sono il risultato del suo ruolo nella produzione, della sua relazione con i mezzi di produzione, della sua organizzazione sulla base dell’industria.

Il quinto motivo, sta nel fatto che il proletariato è l’unica classe coerentemente internazionalista per i suoi fondamentali interessi di classe. I proletari non possiedono proprietà che sono fonte di divisione degli uomini, non hanno interessi grettamente nazionalistici o corporativi che generano inimicizia e incomprensione fra lavoratori di vari paesi.

Operai di diversa nazionalità lavorano fianco a fianco, parlano il medesimo linguaggio della fatica e del sudore, soffrono e lottano insieme contro gli stessi padroni, sono spinti a collaborare, a solidarizzare e a unire le proprie forze con gli operai degli altri paesi. Diversamente dalle altre classi sociali, gli operai salariati dovunque lavorano e vivono hanno un unico interesse, l’abbattimento del dominio capitalista, ed hanno lo stesso nemico, la borghesia.

C’è infine un altro motivo, il sesto, per cui noi comunisti individuiamo nel proletariato la classe destinata a compiere un radicale rivolgimento sociale e politico, soppiantando il particolarismo borghese e risolvendo con la rivoluzione sociale la contraddizione sempre più acuta fra i rapporti di produzione e il carattere delle forze produttive.

Esso consiste nel fatto che il proletariato per le sue condizioni materiali di esistenza e riproduzione, per la sua posizione nella società capitalistica, è la sola classe capace di giungere alla coscienza di sé e di divenire guida di tutti gli sfruttati e gli oppressi, di accogliere il socialismo scientifico quale espressione teorica e programmatica dei propri interessi e dei compiti universalmente civili e umani che ne derivano.

I proletari, gli operai, non pervengono alla comprensione dell’antagonismo irriducibile che la contrappone alla borghesia sfruttatrice e alla consapevolezza della propria funzione storico-universale, all’interno delle aule scolastiche e degli atenei. Vi giungono nell’asprezza della lotta di classe, nelle grandi battaglie, nelle trionfali vittorie e nelle amare sconfitte. Essi apprendono sia attraverso la propria esperienza di lotta, sia per la capacità del loro reparto avanzato, il partito comunista, di introdurre nel movimento operaio spontaneo il sapere storico universale che ha il suo fondamento nell’azione rivoluzionaria.

La contraddizione fra proletariato e borghesia – che è la contraddizione principale esistente nella società capitalistica – si basa sulla divisione della società in due classi direttamente contrapposte l’una all’altra.

Questo non è un dato superabile dalla propaganda borghese e piccolo borghese. Si tratta di un fenomeno obiettivo, indipendente dai propositi degli ideologi reazionari, poiché basato sulla “costituzione economica” sulla quale si è formata e sviluppata l’odierna società.

La centralità della classe operaia, indipendentemente dalla sua maggiore o minore concentrazione, dalla sua consistenza numerica in questo o quel paese, deriva dalla centralità del conflitto fra capitale e lavoro nella società borghese.

La lotta fra proletariato e borghesia è il principale fattore della vita sociale, di conseguenza il lavoro e la lotta sul terreno del conflitto esistente fra capitale e lavoro sono fondamentali per avanzare nella formazione di un’Organizzazione intermedia, preparatoria del Partito comunista.

Il riconoscimento della classe operaia e del suo ruolo rivoluzionario, della lotta fra le classi e della dittatura del proletariato come passaggio necessario alla società senza classi, sono questioni essenziali che contraddistinguono i comunisti (marxisti-leninisti) da tutte le altre correnti politiche.

Da “Scintilla”, n. 105

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