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La pietà delle banche

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(15 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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L’epidemia da coronavirus e quella da sovrapproduzione

(9 Marzo 2020)

manifesto del partito comunista bongiovanni

L’epidemia da coronavirus e le sue conseguenze sul piano sociale, economico e politico, sono al centro dell’attenzione mondiale.

Tutte le classi sociali si confrontano con questo fenomeno sprigionatosi dalle contraddizioni del sistema capitalista-imperialista - tra cui quella con la natura - esprimendo preoccupazioni ed esigenze opposte.

Assieme all’aumento del numero dei contagi in tutto il mondo, cresce la febbre da crisi economica.

La brusca frenata del settore manifatturiero in Cina ha interrotto la catena di fornitura a livello mondiale, mettendo allo scoperto la fragilità del modello “just in time”.

Contemporaneamente si è diffuso il virus del panico finanziario.

Le perdite miliardarie dei mercati azionari sulle due sponde dell’Atlantico (l‘indice S&P 500 e lo Stoxx 600 hanno registrato la peggiore settimana dalla crisi finanziaria del 2008) hanno fatto scattare misure di correzione e stimolo da parte di governi e banche centrali.

Ma sono armi spuntate in una situazione di blocco dell’offerta e della domanda. I mezzi dell’oligarchia per frenare la pandemia finanziaria sono inadeguati, quanto quelli per arginare la pandemia virale. L’imperialismo non ha vaccini né per l’una, né per l’altra.

La situazione è di accentuata instabilità e digregazione dell’economia mondiale capitalistica. Per capire cosa sta accadendo a livello finanziario bisogna evitare di confondere premesse e conseguenze.

La bolla azionaria si era dilatata da tempo e prima o poi doveva sgonfiarsi rapidamente. Il coronavirus sta solo svolgendo la funzione di uno spillo che buca la pletora di capitale fittizio. Ha accelerato lo sviluppo di una crisi già matura.

La ciclica epidemia da sovrapproduzione di capitale è ora più vicina. Distruggendo le forze produttive si trasformerà in epidemia sociale: licenziamenti di massa, riduzioni salariali, nuovi tagli alle spese sociali.

Come scrivevano Marx ed Engels nel Manifesto del Partito comunista: “La società si trova improvvisamente ricacciata in uno stato di momentanea barbarie; una carestia, una guerra generale di sterminio sembrano averle tolto tutti i mezzi di sussistenza; l'industria, il commercio sembrano annientati, e perché? Perché la società possiede troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio.”

Il vero problema non è il virus, è il capitalismo. Agli occhi dei lavoratori e dei popoli si porrà con sempre più chiarezza l’alternativa: abolizione dei rapporti borghesi di proprietà e costruzione del socialismo, oppure la rovina. Prepariamoci, organizziamoci!

Da “Scintilla”, n. 106 – marzo 2020

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