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(21 Luglio 2012) Enzo Apicella

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(Capitale e lavoro)

Perché nei prossimi 30 anni non ci sarà, per noi, alcuna ripresa economica?

(10 Marzo 2020)

Sappiamo che è difficile fare previsioni in economia, ma sulla scorta della teoria marxista, e degli ultimi decenni di dati statistici ci proviamo. E ce ne prendiamo la responsabilità.

Lo sguardo deve essere generale, non particolare, non sulla singola industria o settore. Il sistema è globale; l’organismo è unico. Lo sguardo deve esserlo pure.
La tecnologia ha minato dall’interno il modo di produzione capitalistico. L’aumento deciso di capitale costante/fisso ha fatto diminuire nel tempo quello variabile (forza lavoro) da dove si estrae il plusvalore e quindi i profitti, poiché solo dal lavoro umano si può estrarre quel qualcosa di creativo in più che non è della macchina e non viene pagato, perché la forza lavoro è ridotta a merce.
Perciò, dal punto cui partiamo oggi, immettere capitali nel sistema (la BCE lo ha fatto perché altrimenti il sistema si accartocciava, adesso non lo fa per non svalorizzare quei capitali) per fare cosa? Welfare? Diminuire la sua stessa redditività. Per fare investimenti? Ma con quale rapporto numerico di nuove industrie/lavoro? Se ciò fosse possibile il capitale si potrebbe sviluppare all’infinito. Ma così non è.
Siamo infatti al “jobless recovery” dopo l’ultima grande recessione del 2008, ma già prima era visibile il fenomeno. Infatti, non puoi immettere nel sistema, a piacimento, capitali – attraverso l’intervento pubblico – senza tenere conto della loro svalorizzazione o improduttività. Nel dopoguerra l’intervento pubblico fu possibile grazie alla immediatamente precedente distruzione di uomini e capitali che azzerarono il ciclo di accumulazione capitalistica. La presenza occidentale nei paesi ricchi di risorse e colonizzati era ancora forte e spesso essa portava ad esiti predatori. Oggi tutto ciò non c’è e non possiamo appellarvicisi.
Peraltro, in conseguenza a questa crisi strutturale del capitalismo, il gotha degli economisti americani ha coniato un paio di neologismi che ci richiamano alla realtà di una fase che durerà a lungo: new normal e secular stagnation.
Quindi, stando così le cose, con queste premesse non potremo avere alcun miglioramento generale della situazione economica. E se ci dovesse essere in mezzo una guerra, lascio a voi giudicare quale situazione potremmo vivere noi tutti.

Sergio Mauri

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