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Si apre una finestra sui metodi della polizia italiana

(14 Maggio 2010) Enzo Apicella
I TG trasmettono l'intervista a Stefano Gugliotta, che porta i segni del pestaggio immotivato da parte della polizia

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PROPOSTA DI INVIARE UNA LETTERA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AFFINCHE' TORNINO ALLE LORO CASE TUTTE LE PERSONE DETENUTE

PRIMA CHE NELLE CARCERI SI DIFFONDA L'EPIDEMIA

(3 Aprile 2020)

Regina coeli

Alle persone amiche della nonviolenza, alle persone che hanno a cuore la vita di tutti gli esseri umani, alle persone fedeli alla Costituzione della Repubblica italiana che riconosce i diritti umani di tutti gli esseri umani, chiediamo di scrivere al Ministro della Giustizia per chiedere che tornino immediatamente alle loro case - impegnandosi a restarvi - tutte le persone attualmente detenute, prima che nelle carceri si diffonda l'epidemia.
*
Di seguito un testo che potete utilizzare eventualmente modificandolo come meglio crederete:

"Signor ministro della Giustizia,
come sa, con la fine del fascismo in Italia è stata abolita la pena di morte, e la Costituzione repubblicana stabilisce che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità".
Per contrastare l'epidemia di coronavirus e cercar di salvare vite umane sono state adottate - sia pure con grave ritardo - misure di distanziamento tra le persone, unico modo efficace di contenere il contagio.
Ma queste misure non possono essere adottate efficacemente in luoghi sovraffollati come le carceri italiane.
Cosicché chi si trova nelle carceri italiane, come ristretto o come custode, è esposto al più grave pericolo.
E' esposto al pericolo di essere contagiato e di rischiare la vita. E vive in una condizione di torturante paura senza potervi sfuggire.
E' palese che la permanenza in carcere, sic stantibus rebus, è incompatibile con le indispensabili misure di profilassi per contenere il contagio; è incompatibile con le norme sul cosiddetto "distanziamento sociale" (pessima formulazione con cui in queste settimane viene indicato il tenersi di ogni persona ad adeguata distanza dalle altre, volgarizzato col motto "restate a casa"); è incompatibile con il fondamentale diritto di ogni essere umano alla tutela della propria vita.
Ne consegue che finché l'epidemia non sia debellata occorre vuotare le carceri e - per dirla in breve - mandare tutti i detenuti nelle proprie case con l'ovvio vincolo di non uscirne.
Naturalmente vi saranno casi in cui ciò non sia possibile (i colpevoli di violenza domestica, ad esempio), ma anche questi casi particolari potranno essere agevolmente risolti con la collocazione in alberghi o altre idonee strutture in cui il necessario "distanziamento sociale" sia garantito.
Non si obietti che tale proposta è iniqua: più iniquo, illecito e malvagio sarebbe continuare ad esporre insensatamente alla morte degli esseri umani.
E non si obietti che così si rischia di non poter controllare l'effettiva costante permanenza in casa degli attuali detenuti: oggidì non mancano affatto le risorse tecnologiche per garantire un efficace controllo a distanza che le persone attualmente ristrette destinatarie di tale provvedimento restino effettivamente nelle loro case (ovvero nelle abitazioni loro assegnate).
Né si obietti che così si garantisce il diritto alla casa ai criminali mentre persone che non hanno commesso delitti ne sono prive: è infatti primario dovere di chi governa il paese garantire un alloggio a tutte le persone che si trovano in Italia; nessuno deve essere abbandonato all'addiaccio o in una baracca, a tutte le persone deve essere garantita una casa: si cessi pertanto piuttosto di sperperare risorse pubbliche a vantaggio dei ricchi e si provveda a rispettare concretamente i diritti fondamentali di ogni persona, adempiendo ai doveri sanciti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione della Repubblica italiana.
Signor ministro della Giustizia,
prima che sia troppo tardi si adottino i provvedimenti necessari per vuotare le carceri e mettere in sicurezza per quanto possibile la vita dei detenuti e del personale di custodia.
Salvare le vite è il primo dovere.
Voglia gradire distinti saluti,
Firma, luogo, data
Indirizzo del mittente"
*
Di seguito alcuni indirizzi di posta elettronica cui inviare le lettere:

protocollo.gabinetto@giustizia.it ,
fulvio.baldi@giustizia.it,
leonardo.pucci@giustizia.it,
gianluca.massaro@giustizia.it,
chiara.giacomantonio@giustizia.it,
roberto.natali@giustizia.it,
giuseppina.esposito@giustizia.it,
marcello.spirandelli@giustizia.it,
clelia.tanda@giustizia.it,
sabrina.noce@giustizia.it,
vittorio.ferraresi@giustizia.it,
andrea.giorgis@giustizia.it,
ufficio.stampa@giustizia.it,
andrea.cottone@giustizia.it,
gioele.brandi@giustizia.it,
mauro.vitiello@giustizia.it,
concetta.locurto@giustizia.it,
giampaolo.parodi@giustizia.it,
roberta.battisti@giustizia.it,
marina.altavilla@giustizia.it,
rita.andrenacci@giustizia.it,
dgmagistrati.dog@giustizia.it,
giuditta.rossi@giustizia.it,
antonia.bucci@giustizia.it,
paolo.attardo@giustizia.it,
tommaso.salvadori@giustizia.it,
daniele.longo@giustizia.it,
redazione@giustizia.it,
callcenter@giustizia.it,

*
Vi proponiamo di diffondere questa proposta anche ai mezzi d'informazione ed alle persone di volontà buona, alle associazioni ed alle istituzioni con cui siete in contatto.
Grazie di cuore a tutte e tutti per quanto vorrete fare.
Salvare le vite è il primo dovere.

Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

Fonte

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