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Risorgete Partigiani greci

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(25 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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Emergenza sanitaria. Emergenza sociale. Economia: serve ancora la UE? La UE è utile e necessaria all'Italia? Occorre un ribaltamento della società

(9 Aprile 2020)

A partire dalla audizione in Parlamento di Giacchè circa la negatività di riformare il MES, e intrecciandosi con la vicenda coronavirus, emerge prepotente la necessità di rimettere uomini e donne al centro della nostra società, contro ogni sfruttamento e contro il privilegio del profitto.

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Nella chiarissima esposizione al Parlamento da parte del presidente del CER, Vladimiro Giacchè, in audizione alle commissioni congiunte sulle questioni del Bilancio europeo e del MES, emerge lampante una data: 1 gennaio 2022. Infatti – come si può approfondire nella divulgazione presente sul numero zero della rivista del PCI, REC, Ragioni e Conflitti – a quella data, di fatto, corrisponde l’entrata in vigore delle misure tecniche (pagamenti di titoli accorpati con clausole contrattuali che permettono di aggregare più titoli del debito pubblico e ristrutturarli con voto unico dei creditori) che, con la riforma del MES, dopo aver suddiviso gli Stati che possono accedere a richieste di finanziamento in due liste, per comodità definite buoni pagatori e cattivi pagatori, sanzionerebbe la definitiva Europa di serie A e B. Dove la serie A prende, promettendo che la serie B potrebbe salire in graduatoria sapendo che ciò sarebbe possibile solo con la svendita totale del singolo Stato in serie B. E’ brutale e poco da economista spiegarla così. Ma per tradurla in volgare rende appieno l’idea. Di più questa esposizione nasce con un doppio quesito: conviene alla UE una riforma siffatta? Conviene all’Italia? La doppia risposta ai quesiti da parte di Giacchè è chiara. Alla UE della serie A conviene certamente, anche se a lungo andare neppure tanto. All’Italia assolutamente no. Per questo, concludendo la sua audizione in qualità di presidente CER non solo Giacchè invita il Parlamento a dire NO alla riforma del MES, ma utilizza anche un argomento forte che è nelle riflessioni dello stesso Ignazio Visco, Presidente di Bankitalia. Questa premessa è utile per parlare di attualità politica e di strategia. Politica. In questi giorni il Governo è in cerca da un lato di una approvazione in Parlamento dei provvedimenti (decreti) assunti per far fronte all’emergenza sanitaria e quindi sociale ed economica. Dall’altro lato, sul versante europeo, è inserito in un ruolo sempre più secondario – specialmente dopo l’entrata in scena della Francia – circa una scelta europea per l’uscita economica, da cui una nuova rinascita, per il dopo coronavirus. Ora sia chiaro che la situazione di per sé è complessa. Però se sfrondiamo l’aspetto (tragico e affatto stimabile in termini di depressione sociale e degli individui, oltre le morti, così come nei tempi di durata) dell’emergenza sanitaria e sociale di sopravvivenza, la nudità dello scontro economico è chiaro per quanto spietato. Da un lato ci sono sostenitori di un apparato che negli anni, oltre le buone intenzioni (semmai ce ne siano state), oltre la retorica delle parole, ha prodotto come meccanismo sottomissioni della Istituzione Europa, alla finanza (europea e internazionale) giocata in chiave di difesa del modello occidentale inverato nel ruolo politico della NATO come guida atlantica e in chiave casalinga come economie aggregate al primo della classe (Germania) da seguire ed imitare. Dall’altro lato ci sono coloro che sanno distinguere l’idea di Europa, fatta di popoli e culture e nazioni differenti ma che possono ben coordinare insieme economie e futuro per le proprie genti, un po’ come dice Papa Francesco e la CEI in questi giorni, mettendo la persona e non il profitto al centro del cammino delle società. Di queste due visioni quali sono le conseguenze politiche e dove si annida la spietatezza della chiarezza delle cose? Le conseguenze politiche sono che i primi, come se nulla fosse, indica per il dopo emergenza sanitaria, il ritorno a ciò che era prima. Facendo finta che non il destino cinico e baro ha trasformato un virus in tragedia e pandemia, ma l’esile struttura sanitaria che da sicurezza socio-sanitaria si è rivelata in sicurezza per sanità dei ricchi. Non a caso le maggior quantità di decessi ha colpito le persone più fragili e che non hanno avuto accesso a strutture sanitarie adeguate. Mentre i secondi danno come indicazione politica di azzerare, come scelta prioritaria, la esistenza di questa UE perché è irriformabile così com’è. Ma, ad esempio nel nostro Paese, pur essendo popolarmente diffusa questa opinione (per quel che valgono ci sono le constanti in questo senso critico di molti sondaggi nel tempo) c’è una fifa di fondo, un timore ed una vigliaccheria politica delle forze politiche principali. La destra che, inaffidabile com’è sembra prontissima a voler buttare all’aria questa europa, salvo correre immediatamente quando chiamata o in occasione di scelte importanti a svolgere azioni genuflesse ai potenti italiani e stranieri filoatlantici. Il Governo che ha intrapreso la battaglia (con continui distinguo ogni volta che escono dichiarazioni) per affrontare a muso duro gli stati del nord, ma che subito si accomoda alla mediazione francese, atteggiamento precursore di mille passi indietro. Questo per dire che le forze politiche, la parte che dirige il Paese, non è capace, e non ha la volontà di fare davvero i conti con un sistema diverso di organizzazione della società. Certo dal punto di vista dei comunisti questo sarebbe lo stato socialista. Ma intanto, anche solo dal punto di vista di una società autonoma che si basi sulla attuazione della Costituzione – e torniamo con l’esempio concreto della sanità pubblica usufruibile da tutti i cittadini in pari modo – e sullo Stato che organizzi ed indirizzi la programmazione economica sarebbe già il ribaltamento di servilismi, di prevaricazioni dei diritti di chi lavora. Salvaguardato non sarebbe un fittizio bilancio economico da far vidimare a costo di strozzinaggio alla UE e alla Germania; ma al contrario sarebbe un bilancio sociale dove una diversa organizzazione dell’orario di lavoro, ad esempio, lascerebbe spazio all’abbattimento del lavoro nero, alla marginalità del welfare assistenziale, riconsegnerebbe a giovani e espulsi dal lavoro la dignità che ogni persona cerca per realizzare ed essere parte della società senza sentirsi un peso o senza sentirsi perennemente ricattato. Questa è la scelta che in questa attualità sottende lo scontro sulla nuova rinascita ventilata con i miliardi sventolati sui titoli dei giornali e nelle comunicazioni dei media. E’ bene che ognuno faccia alcune cose: 1. non sottovaluti quanto sta accadendo e quali conseguenze avrà (soprattutto se dovesse farsi strada l’idea che chiusa la parentesi sarà come prima) 2. Si impegni a ragionare con la propria testa senza seguire solo gli imbonitori di turno e risponda al cuore delle cose accadute, ossia se c’è necessità di rivoluzionare molto 3. Non prenda come una coincidenza che grandi idee, ed idealità che stanno prima e a base delle parole del Papa e dell’area comunista, siano casuali. Non sono discusse insieme ma entrambe aspirano a mettere uomini e donne al di sopra del profitto e dello sfruttamento. E’, cioè, una medesima indicazione che non lascia spazio a pensare che si può tornare a come era prima. 4. Ultima ma non secondaria considerazione, noi comunisti vorremmo che in questa occasione tutti coloro che prendono coscienza ci aiutassero a ricostruire il Partito come stiamo facendo – controcorrente - ; ma ciò non toglie che, se condividete queste pillole di analisi e proposte vi fanno agire nello stesso senso che auspichiamo conducendovi a sostenere altre organizzazioni sarete ugualmente nel solco giusto. L’importante è comprendere che tutto quanto potrà eventualmente accadere come rivoltamento dell’attuale sistema delle cose, non avverrà per casualità: solo con presenze organizzate in tutta la società si potrà verificare la portata della nuova socialità possibile.

Maurizio Aversa

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