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L'angoscia dell'anguria

L'angoscia dell'anguria

(24 Luglio 2013) Enzo Apicella

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(Memoria e progetto)

Non dimentichiamo che cos’è il Primo Maggio!

(28 Aprile 2020)

Supplemento al n.1/2020 de “il programma comunista”

il programma comunista

Per noi, il Primo Maggio non è mai stato un semplice ricordo, un anniversario rituale o una “festa”. Al contrario, è sempre stato un appello alla lotta che riassume in sé la storia e l’esperienza del proletariato mondiale e le proietta nel futuro: un futuro per conquistare il quale bisogna lottare con le unghie e con i denti, perché non ci cadrà in mano come una pera matura.

Tanto meno oggi, 2020, il Primo Maggio è una “festa”. Le vicende legate alla pandemia di Covid-19 hanno mostrato una volta di più la ferocia della società di classe, della società del Capitale. In centinaia e centinaia di migliaia di luoghi di lavoro in giro per il mondo, rimasti aperti e privi delle più elementari misure di sicurezza mentre il resto veniva chiuso “nell’interesse di tutti”, i lavoratori e le lavoratrici sono stati trattati come carne da macello. Si dimostra nei fatti che questo modo di produzione, retto dalle leggi del profitto,
della competizione e dello sfruttamento, non solo è incapace di risolvere le contraddizioni che esso stesso produce: l’uso che, ovunque in queste settimane, è stato fatto della pandemia e dell’emergenza, della malattia e della medicina, proclama anche, a chiare lettere, che non è vero che “siamo tutti sulla stessa barca”! Ripetiamolo ancora: non è il virus la causa della crisi. I funzionari del Capitale stanno usando il virus per accelerare l’introduzione di misure antiproletarie che la crisi economica, già diffusa ben prima dello scoppio
della pandemia, impone a difesa di chiari interessi capitalistici. Approfittiamo dunque di questo ennesimo
lutto proletario (perché di questo si tratta: un generalizzato omicidio di classe) per cercare di aprire “un anno” di lotte, non solo salariali. Prepariamoci a boicottare tutte le misure di solidarietà “sociale” e nazionale che vengono e verranno introdotte: proprio perché “siamo in una situazione di emergenza", ovunque sia possibile rispondiamo alle riaperture dei luoghi di lavoro, nel totale disprezzo per la salute di proletari e proletarie, con lo “stare a casa”, con il mettersi in malattia, con l’astenersi dal lavoro attraverso la
tattica dell'assenteismo, con lo sciopero che imponga la chiusura. Non come scelte e iniziative individuali o settoriali, ma come risposta organizzata al ricatto padronale e statale!

Ci vorranno imporre di tornare al lavoro per “ricostruire l’economia nazionale”. Ci impediranno di tenere assemblee, riunioni, cortei, denunciandoci, se lo faremo, per “epidemia colposa”, se non addirittura per “adunata sediziosa” o per “sommossa”. Ci accuseranno di boicottare lo “sforzo nazionale” e ci manderanno contro sbirri in tenuta da sommossa, mezzi corazzati, elicotteri e droni, magistrati e giudici, il potere legale e illegale dello Stato. Rispondiamo che l’“economia nazionale”, l’“economia del Capitale”, non è cosa che ci riguardi – anzi, la combattiamo perché è alla radice di tutte le tragedie che ci stanno massacrando, dall’attuale pandemia alla continua distruzione dell’ambiente, dalle stragi mai cessate di migranti alle periodiche, immani distruzioni di preziose energie umane collettive, e alle guerre sanguinose che preludono a un nuovo devastante conflitto mondiale... Questa è la loro democrazia dittatoriale o dittatura democratica, ereditata direttamente dai precedenti regimi anti-proletari!

Dovremo quindi organizzarci sempre più e sempre meglio per farvi fronte. Dovranno rinascere organismi territoriali di lotta e di difesa, che si facciano carico di tutti gli aspetti delle condizioni di vita e di lavoro (o di non-lavoro) dei proletari, senza distinzioni di età, sesso, origine, collocazione economico-sociale, e che non si perdano in devastanti gelosie corporative o dannose schermaglie ideologiche: la loro presenza diffusa e attiva, la loro capacità di rispondere agli attacchi del Capitale fuori e contro l’azione disgregatrice dei sindacati di regime, costituiranno il necessario e utile allenamento per passare dalla difesa all’attacco. Ma per
questo, per evitare che questo passaggio si traduca in una nuova, dolorosa sconfitta, sarà necessario il rafforzamento e radicamento, a livello mondiale, del partito rivoluzionario, l’organo necessario alla classe proletaria per farla finita con questo infame modo di produzione ormai solo distruttivo e assassino e imboccare la via della rivoluzione, della presa del potere, dell’instaurazione della dittatura proletaria – verso
la società finalmente senza classi, verso il comunismo.

Ecco che cos’è il Primo Maggio.

Partito comunista internazionale
(il programma comunista – kommunistisches programm – the
internationalist – cahiers internationalistes)

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