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(28 Maggio 2011) Enzo Apicella
Fincantieri chiude gli stabilimenti di Sestri Ponente e di Castellammare di Stabbia e annuncia 2.500 licenziamenti.

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(Lotte operaie nella crisi)

PRIMO MAGGIO 2020
COSTRUIAMO L'UNITÀ D'AZIONE DEL SINDACALISMO CONFLITTUALE

DI FRONTE ALLA CRISI SANITARIA ED ECONOMICA E CONTRO LA TRIPLICE ALLEANZA PADRONI - GOVERNO - SINDACATI DI REGIME

(1 Maggio 2020)

fronte unico bla bla bla n. 3

Questo 1° Maggio - giornata di lotta e di unità internazionale dei lavoratori - cade nel pieno di una crisi sanitaria ed economica mondiale che sembra chiudere un'epoca e aprirne una nuova, con compiti e battaglie di una tale durezza da affrontare come non accadeva da generazioni alla classe lavoratrice.

Queste settimane di pandemia sono state tragiche quanto istruttive. Il padronato ha mostrato come per esso i profitti valgano tutto, la salute e la vita degli operai e della popolazione poco o nulla. I lavoratori non hanno subito, si sono difesi come hanno potuto, scioperando o manifestando in centinaia di fabbriche, aziende, ospedali, cooperative...

Cgil, Cisl e Uil hanno dato prova del loro irreversibile collaborazionismo sindacale, improntato al principio secondo cui gli interessi dei lavoratori sarebbero conciliabili con quelli delle imprese, del profitto, del capitalismo.

Con le formule trite e ripetute quali “siamo una sola grande famiglia”, “siamo sulla stessa barca”, “siamo fratelli d'Italia”, i padroni ed il loro personale politico nascondono sempre la subordinazione dei lavoratori agli interessi economici e al potere politico della classe dominante.

Le dirigenze nazionali di Cgil, Cisl e Uil:

- prima si sono unite al coro degli industriali che minimizzavano il pericolo (comunicato unitario con Confindustria ed ABI del 28 febbraio);
- poi, a fronte del moltiplicarsi di scioperi e proteste, a partire da quello spontaneo alla FCA di Pomigliano il 10 marzo, spesso sostenuti dai loro stessi delegati, invece di unificarli ed estenderli con lo sciopero generale per ottenere il blocco delle attività produttive e l'anticipo della cassa integrazione, hanno siglato un protocollo per tenere le fabbriche aperte “in sicurezza” (14 marzo), hanno accettato in silenzio la deroga che permette alle aziende di non anticipare la cassa (decreto “Cura Italia”, 17 marzo) e si sono limitate agli appelli al governo che, con comodo (decreto 22 marzo, effettivo dal 25/28) ed ampie scappatoie (autocertificazione), ha decretato un blocco della produzione in buona parte già in atto a causa di misure analoghe negli altri paesi;
- infine, frettolosamente, hanno siglato accordi per la riapertura (es: Marcegaglia 6 aprile; FCA 9 aprile), senza rivendicare né riduzione dell'orario di lavoro, né aumento delle pause, né ripristino delle libertà di azione sindacale sospese (non si capisce perché sarebbe secondo loro possibile stare in fabbrica “in sicurezza” per lavorare e non per fare un'assemblea o un picchetto!)

Pur privi di un sindacato di classe che li organizzi, i lavoratori non hanno affatto accettato rassegnati il ruolo di agnelli sacrificali dell'unità nazionale a cui gli industriali, il governo di turno e i sindacati di regime li vogliono incatenare, e hanno lottato in centinaia di luoghi di lavoro per difendere la loro salute.

Ma senza un sindacato capace di unificare ciò in uno sciopero generale a oltranza per imporre il pagamento di un salario pieno di quarantena e (anzi) con la cassa integrazione e quella in deroga che stentano ad essere versate, il tempo gioca a favore dei padroni, e gli operai finiscono per piegarsi al ricatto “o la salute o la fame”, che Landini si è anche premurato di riproporre per giustificare la firma del Protocollo del 14 marzo.

Il sindacalismo conflittuale - sindacati di base e opposizione in Cgil - non ha avuto esitazioni a dare le giuste indicazioni invocando o proclamando scioperi nazionali, di categoria e a oltranza, o generali, per chiudere le fabbriche e per il salario di quarantena.

Ma persino in questa drammatica situazione la maggior parte delle dirigenze dei sindacati di base ha agito ciascuna per sé, con uno spirito che ricorda, più che dei rappresentanti della classe operaia, dei manager che approfittano della pandemia per rubarsi i clienti.

Se la crisi sanitaria, tutt'altro che conclusa, pone e porrà compiti ardui per i lavoratori e per il sindacalismo conflittuale, la crisi economica - che la pandemia non ha provocato ma anticipato - sta rapidamente preparando battaglie ancora più dure, legate alla sopravvivenza e alla repressione.

La classe dominante si sta già attrezzando per reprimere la classe lavoratrice, costretta a ribellarsi e combattere.

La Commissione di Garanzia, per la prima volta, da quando è stata istituita, con la legge antisciopero 146/90, ha indicato di non promuovere - cioè ha vietato - lo sciopero non solo nei c.d. “servizi essenziali” ma in tutti i settori lavorativi. L'Usb e lo Slai Cobas per il Sindacato di Classe che non si sono piegati a questo divieto ed hanno promosso due scioperi generali - il 9 e il 25 marzo - stanno subendo un procedimento sanzionatorio da parte della Commissione.

Lo Slai Cobas per il Sindacato di Classe ha lanciato un appello per una risposta unitaria di tutti i sindacati di base a questa offensiva contro le libertà d'azione della classe lavoratrice e delle sue organizzazioni di lotta.

Nel raccogliere il carattere unitario dell'appello, come abbiamo invitato a sottoscrivere quello promosso dai rappresentanti dell'Opposizione in Cgil di Piombino e Livorno, lo rilanciamo, inquadrandolo nel generale scenario di lotta fra le classi che va profilandosi.

I militanti e i lavoratori del sindacalismo conflittuale devono farsi carico della responsabilità e del compito di porre fine alla pratica suicida e disfattista delle azioni separate in concorrenza fra le diverse organizzazioni, promossa dalle attuali dirigenze.

I differenti indirizzi politico-sindacali che, in modo pienamente legittimo, si scontrano nel movimento operaio e sindacale di classe devono essere praticati nel rispetto dell'unità d'azione.

Il giochetto della proclamazione di scioperi, senza previa consultazione con le altre sigle, nessuna esclusa, da parte delle organizzazioni sindacali conflittuali, deve finire. Quella “stagione”, a nostro avviso, va bandita.

Solo per una strada unitaria e di classe, il sindacalismo conflittuale troverà la forza per liberare i lavoratori dalle catene che li tengono legati al carro della triplice alleanza fra industriali, governo e sindacati di regime.

Con questo appello rivolto a tutto il sindacalismo conflittuale, ai suoi militanti e a tutti i lavoratori, PROPONIAMO UN'ASSEMBLEA DA TENERSI (appena le condizioni lo permetteranno) in luogo e data da definire ALLO SCOPO DI VERIFICARE LE DISPONIBILITÀ A CONDURRE IN MODO UNITARIO LE AZIONI DI LOTTA necessarie a impedire che il crollo economico del modo di produzione padronale trascini con sé la classe lavoratrice, che invece può e deve uscirne immune e promotrice di un nuovo ordine sociale che metta al bando, per sempre, la preistoria dell'economia del profitto.

Coordinamento lavoratori-lavoratrici autoconvocati per l'unità della classe

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