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DIDATTICA DIGITALE: DISUGUAGLIANZE DI OPPORTUNITÀ TRA ALUNNI

(5 Maggio 2020)

La pandemia generata dal virus Covid-19 ha messo in ginocchio il mondo intero e l’Italia, tra le nazioni più colpite dalla pandemia, arranca. L’Italia intera è, praticamente, in confinamento, e gli spostamenti, seppure allentati, rimangono, più o meno , essenziali. Queste decisioni, seppur necessarie, creano ulteriori tensioni sul piano economico e sociale, mettendo sotto stress un paese che non è mai riuscito a riprendersi completamente dalla crisi finanziaria del 2008.
In un simile contesto, la crescita delle disuguaglianze rappresenta un fenomeno preoccupante.
Colmare le disuguaglianze createsi a scapito delle categorie più vulnerabili non è solo giusto, ma è anche l’unica strada per garantire una ripresa effettiva dell’economia.
Scuole e studenti sono tra le prime vittime della crisi Covid-19. Se le università sono riuscite a barcamenarsi tra lezioni online e modalità di esame alternative, scuole elementari, medie, licei e istituti tecnici si sono trovati molto spesso impreparati davanti alla sospensione della didattica frontale che si aggrava ancora di più quando si prende in considerazione il divario Nord-Sud nella performance scolastica.
Il passaggio alla didattica digitale, infatti, mette in luce disuguaglianze di opportunità tra alunni. I dati ISTAT, infatti, rivelano che molte delle famiglie con almeno un minore non ha un computer o un tablet a casa.
Inoltre, molti bambini vivono in abitazioni che sovraffollate, fattore che potrebbe rendere più difficile seguire le lezioni.
Se durante le ore di lezione la scuola riusciva a ridurre i gap socio-economici di partenza, inserendo tutti gli studenti in uno stesso contesto, c’è il rischio che ciò non accada con le lezioni a distanza, in cui la famiglia torna ad avere un ruolo predominante soprattutto per gli studenti delle scuole elementari, fasi di crescita più delicate per lo sviluppo delle capacità cognitive e sociali dell’essere umano.
La didattica a distanza mette sotto stress anche le famiglie con ragazzi che hanno particolari esigenze nell’apprendimento, con disturbi da deficit di attenzione/iperattività o anche con disabilità uditiva o visiva.
Come dovrebbero genitori o baby-sitter (per chi può permetterselo), senza specifiche competenze, sopperire alle funzioni di maestri, professori, e insegnanti di sostegno, con anni di esperienza di didattica per ragazzi con tali difficoltà?
A maggiore tutela dei bambini, occorre un’omogeneità dei prodotti e dei servizi offerti tra regioni e scuole, onde evitare un’ulteriore accentuazione delle disuguaglianze con la creazione di scuole di serie A e di serie B, un’organizzazione efficace per scuole elementari e medie che preveda il dovuto sostegno ai ragazzi provenienti da famiglie con difficoltà socio-economici e agli studenti con varie difficoltà di apprendimento.

Vincenzo Sardiello

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