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(28 Novembre 2011) Enzo Apicella

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(Flessibili, precari, esternalizzati)

Le lavoratrici della logistica: Basta usare l'emergenza per fare più profitti sulla nostra pelle!

(7 Maggio 2020)

Da lavocedellelotte.it: in una corrispondenza dalle Marche, emerge con nitidezza il quotidiano delle lavoratrici della logistica durante la pandemia, tra minacce padronali e mancanza di sicurezza.

la voce delle lotte

Anche oggi giornata a metà tempo e salario. Ieri abbiamo fatto assemblea, pensate a 20 donne incacchiate da far persino infuriare le sindacaliste imbufalite perché si lavora a tappe alterne a rotazione, gli stipendi dimezzati: se riflettiamo 384€ è una miseria, così come le interne a stipendio pieno, con 780€, comunque non ci fanno assolutamente nulla. Tutte prendono il bonus perché, chi più chi meno, ciò che rimane è talmente poco che non sai come arrivare al prossimo mese; il ritardo dei pagamenti ha incrociato le proteste sulle misure di sicurezza sanitaria che noi espletiamo, i servizi all’impresa, le prestazioni straordinarie sono state pagate senza il riconoscimento del 28 % di maggiorazione, il malumore serpeggia.

Essendo la produzione nostra terzista sarà un casino dopo, perché si sceglierà quale stabilimento sacrificare e le esternalizzazioni dei servizi da tagliare.

La situazione diventerà incandescente perché metterà le une contro le altre: chi verrà buttata giù dalla torre?

Siamo in essere in uno stabilimento in 200, quasi tutte donne, più le ditte esterne, più ciò che lo alimenta.

Quando si è in fabbrica la prima regola che impari è come reggere i contraccolpi e anticipare il padrone altrimenti sei fregata, di quello che ti viene detto devi sempre sapere che una metà è fuffa, il resto è parare i colpi, è così.

Vivi in perenne ansia e sempre guardando in avanti, devi anticipare, ecco perché già da adesso ne stiamo parlando e risulta a chi legge magari fuori luogo in questo periodo di chiusura parziale.

Gli imprenditori stanno calcolando le perdite già da adesso: sanno che dovranno fare dei riassetti produttivi e ristrutturazioni.

Si profileranno altre crisi produttive, non solo nel tessuto industriale ma economico in toto, questo è chiaro a tutt*.

Su una cosa non hanno fatto i conti: in questo mese dove, seppure stavamo in ristrettezze, molti si sono rifiutati di riprendere a lavorare, il mio collega che fa carico e scarico merci ha rifiutato per ben una settimana, motivato per la sicurezza e perché a gratis non si lavora: no money, no work!

Noi che siamo servizio essenziale e ci stiamo alternando abbiamo subito il taglio delle ore, oltre che ad una decurtazione dello stipendio che si reggeva sulle prestazioni straordinarie extra, anche queste tagliate e rimesse in prestazione ordinaria.

I riassetti ci sono ed è per questo che non è finita la lotta con il mese scorso, non è più una questione di misure di emergenza: la prossima lotta sarà un emergenza lavorativa, dobbiamo tenerlo presente per il futuro perché, se abbiamo tenuto il punto fino in fondo con le chiusure durante questa pandemia, dovremmo avere la stessa capacità di rimettere al centro una vita degna, salari adeguati, sicurezza, salute e tutele. Quattro punti da cui ripartire che riguardano tutta la classe lavoratrice, qualsiasi settore sia, perché è questo che ci ha fregato ragionare singolarmente e non capire che tutti/e ci siamo dentro.

***

La situazione qua sta precipitando nelle fabbriche e negli appalti come chi lavora negli uffici smistamento logistica. Si lavora a tappe alterne senza una comunicazione chiara, mantenendo tutti un profilo basso.

Un’ora fa a pochi chilometri da qui un operaia si è messa in isolamento volontario, ieri le operaie hanno indossato la mascherina, la paura c’è: siamo in 300 in un capannone industriale e mentre ieri si cercava di placare l’agitazione, l’ordine era non fare uscire le notizie interne.

10 minuti fa, il settore uno si è rifiutato di lavorare se non provvedevano al ricambio delle mascherine: chi può le ordina on line ma sono arrivate a costare 70 volte il prezzo di mercato.

Noi degli appalti eseguiamo sanificazione a rotta di collo: doppi turni compressati in poche giornate.

Stiamo pressando per farci dare le mascherine ffp2, stiamo a contatto con detergenti ad alti volumi 75% sono irritanti, e cominciano a cedere i nervi perché le comunicazioni sono frammentate e non chiare, abbiamo paura di essere mandate allo sbaraglio: niente è sotto il nostro controllo, si ha un controllo capillare dall’alto su ogni minima protesta.

Lunedì faranno 13 ore di lavoro le ditte di sanificazione e martedì le operaie rientrano.

Se lunedì non arrivano le mascherine e avremo le stesse di questa settimana faremo l’ennesima mail di sollecito.

Vogliamo tutele per tutt*!

Perché se è indispensabile la pulizia e la sanificazione, le aziende delle multiservizi stanno facendo soldi a palate e ci sollecitano ad andare al lavoro perché stanno facendo i preventivi con le varie aziende per la sanificazione al ribasso, senza assumere altro personale esponendole ad un carico lavorativo e di rischio.

Abbiamo bisogno di ricambio continuo di mascherine e usiamo sempre le stesse.

Si rivedono al ribasso le tutele: rischiamo che chi oggi sta lavorando nelle pulizie domani saranno le prossime malate.

Ci minacciano di licenziamento e denuncia nel caso parlassimo all’esterno riguardo la situazione esterna; gli scioperi sono bloccati e chi li sta facendo sta rischiando il posto di lavoro.

La tensione nelle fabbriche è massima, la gente sta letteralmente crollando perché vi è un controllo capillare su tutt*.

I fermi produttivi verranno recuperati con la flessibilità ,ossia si prende lo stipendio stando a casa, ma nei mesi successivi si faranno ore straordinarie di recupero e sabati senza essere riconosciuto lo straordinario, già da tempo si utilizza questo metodo. Più ore stessa paga.

Se starai a casa adesso recupereranno più avanti se ciò non accadrà per la recessione, licenziamenti: una pistola puntata alla tempia.

Negli appalti la mancata assoluta comunicazione chiara se non due dispense per i protocolli di sicurezza sanitaria elargiti da Ministero della salute.

Questo è ciò che chiediamo:

_Cig;

_Trasparenza nella comunicazione;

_Tutele nella sanificazione, tute occhiali e mascherine per la sanificazione;

_Informazioni adeguate in tutte le cooperative e obbligo dei D.I.P.;

_Aumento salariale della paga base da 6,88 a 10€ l’ora;

_Nei fermi produttivi, devono aprire la cig per tutt*, dalla cooperativa alle aziende delle multiservizi oltre 50 dipendenti.


Basta fare profitto usando l’emergenza per sfruttare la manodopera!

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