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Covid 19, insabbiata l’inchiesta dell’I.S.S. sulle RSA? Un’ipotesi inquietante

(26 Maggio 2020)

iss

I principali dirigenti dell'Istituto Superiore di Sanità nelle conferenze stampa hanno parlato più volte parlato di una indagine sulle residenze per anziani, RSA, finalizzata a capire come era stata affrontata in queste strutture l' epidemia del Covid 19 e se ci fossero state emergenze particolari.
Un questionario è stato inviato il 24 marzo, ma l'ultimo report dell’ ISS sull’inchiesta rintracciabile, il secondo, risale però al lontanissimo 14 aprile. Non sono riuscito a trovare nuovi aggiornamenti che invece erano previsti.

Al link di seguito il rapporto

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/sars-cov-2-survey-rsa-rapporto-3.pdf


Al 14 aprile aveva risposto circa un terzo delle RSA interpellate e nel report sono presenti molte tabelle che testimoniano i limiti dell' assistenza medica nelle strutture, che non sono ospedali, e dove spesso l’intervento di medici è solo quello dei medici di medicina generale, cioè i medici di famiglia. Potete leggere di seguito il primo paragrafo del report:

“1. Quanti sono complessivamente gli operatori sanitari e di assistenza in attività nella struttura?


In media sono stati riportati 2,5 medici, 9 infermieri e 33 OSS (operatori socio-sanitari) per struttura, con mediane rispettivamente pari a 2, 7 e 24. Circa l’11% delle strutture ha dichiarato di non avere medici in attività nella struttura fra le figure professionali coinvolte nell’assistenza (figura 2). Complessivamente, considerando le tre figure professionali (figure 2-4), sono presenti mediamente 43 operatori per struttura (valore mediano pari a 33 operatori). Inoltre, fra le figure che operano in struttura, si aggiungono fisioterapisti/terapisti/tecnici della riabilitazione, educatori/animatori, psicologi e assistenti sociali, per una media complessiva di 5,6 operatori per struttura (mediana 4). A questi si aggiungono varie tipologie di figure professionali quali, fra le più diffuse, ausiliari socio-assistenziali, responsabili di attività assistenziali, addetti di assistenza di base, oltre che, ovviamente, addetti alle pulizie e ausiliari cucina, manutentori, personale amministrativo.

Ma nel rapporto mi ha colpito in particolare una tabella relativa alla mortalità nei primi mesi del 2020. I dati sono valutati per ogni quindicina di giorni.
Dalle cifre riportate risulta che in quasi tutte le strutture il picco dei decessi sia stato nel mese di marzo e che nei primi quindici giorni di aprile tutto poi sia tornato alle percentuali abituali.

Perchè è inquietante la tabella?

Temo che questo dimostri come a marzo nessuno si fosse interessato del Coronavirus nelle residenze per anziani, e siano morte moltissime persone senza neppure una diagnosi di Covid 19, e che in seguito, appena sono esplose le denunce per le morti e i contagi nelle strutture, siano stati presi pochi ma opportuni provvedimenti che sono stati sufficienti a bloccare quasi subito la strage !!! Probabilmente sono iniziate azioni anche elementari, per esempio monitorare ogni giorno la temperatura degli ospiti, come avviene abitualmente negli ospedali ma non nelle RSA.

I contagi tra anziani e operatori sono poi proseguiti numerosi fino ai primi giorni di maggio, come riportano successive statistiche. In questo periodo i nuovi casi riconducibili alle RSA sono stati circa il 50% dei totali. Percentuale alta dovuta a, finalmente, numerosi test con i tamponi agli ospiti e agli operatori.

Ma il numero dei decessi quasi certamente è crollato.

In sintesi la mia ipotesi è:

nelle residenze l’assistenza medica è abitualmente molto scarsa, spesso svolta dai medici di famiglia degli stessi ospiti e da pochissimi medici interni. A marzo sono morte centinaia di persone con una assistenza quasi inesistente. Dopo le denunce di fine mese ovviamente non è stato più così, e le morti sono sicuramente calate, forse crollate.

La mia è una impressione falsa?

Forse, aspetto tabelle aggiornate per convincermi, non trovo nuovi dati dal 15 aprile,
ma intanto espongo la mia ipotesi.

Marco Palombo

Di seguito la presentazione dell' indagine dell' ISS:


A partire dal 24 marzo 2020, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) - in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale - ha avviato una survey specifica sul contagio da COVID-19 nelle Residenze sanitarie assistite (RSA). L’obiettivo è quello di monitorare la situazione e adottare eventuali strategie di rafforzamento dei programmi e dei principi fondamentali di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza (ICA). Secondo il GNPL National Register - la banca dati realizzata dal Garante nazionale per la geolocalizzazione delle strutture sociosanitarie assistenziali sul territorio italiano - le RSA nel nostro Paese sono 4629.

L’indagine, rivolta al momento alle oltre 2500 strutture censite nella mappa on line dei servizi per le demenze realizzata dall’Osservatorio demenze dell’ISS (che raccoglie strutture sanitarie e socio sanitarie residenziali, pubbliche e/o convenzionate o a contratto, che accolgono persone con demenza), si basa sulla compilazione di un questionario al fine di acquisire informazioni sulla gestione di eventuali casi sospetti/confermati di infezione da SARS-CoV-2.

Marco Palombo

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