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L'origine della vita

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(16 Agosto 2010) Enzo Apicella

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Willy Monteiro Duarte
scopre il vaso di Pandora dell'ipocrisia dominante

(10 Settembre 2020)

Colleferro (Roma), 6 settembre 2020. Willy Monteiro Duarte, 21 anni, è brutalmente assassinato da un gruppo di 4/6 (?) ragazzi, maggiori di età e fisicamente assai più pesanti.

Il fetente episodio ha dato la stura ad ancor più fetenti commenti che han visto competere, scompostamente, teologi, sociologi, politologi e psicologi (i peggiori). Chi tira in ballo la scuola, chi la famiglia, chi la Chiesa, chi la società, chi il razzismo ... in un grottesco balletto che mi ha ricordato l’esilarante diatriba di un antico film di Carlo Verdone: Un sacco bello [l'episodio di Ruggero]. E sì che Carlo, allora (1980), aveva solo trent’anni. Cristo! E oggi i vecchi marpioni che i media ci sciorinano non sono neppure in grado di dire una sola parola sensata. UNA che sia una. Non chiedo troppo. Non faccio nomi, i vecchi marpioni in questione son fin troppo conosciuti ... e son fin troppo pagati.

Veniamo al dunque. A ogni piè sospinto, imprenditori di vari affari, con contorno di politicanti di mal affare, ci martellano il cervello con l'ordine di essere competitivi. Ci dicono: «Noi, italiani, dobbiamo Credere, Lavorare e Competere». Peggio del duce Mussolini Ben-ito (Fin-ito in piazzale Loreto, Milano, 28 aprile 1945).

Ho perso il conto delle esternazioni competitive di lor signori delle imprese. Ne ricordo una, faccio un nome a caso: il savoiardo-bolognese Luca Cordero di Montezemolo che, a capo della Confindustria dal 2004 al 2008, esaltava a ogni piè sospinto la COMPETIZIONE. I suoi successori (tra cui una certa Emma Marcegaglia, dell’omonima ditta), non potendo vantare sì nobili natali, furono più discreti, a parole. Ma furono più cattivi nei fatti, nelle cosiddette relazioni industriali, ovvero nello sfruttamento degli operai. Poi arrivarono il Monti e la Fornero... E oggi il Bonomi. Ma qui cadiamo nella fogna.

Al coro padronale si unisce poi la immaginifica produzione artistica. Sempre più incalzante nel divulgare modelli esistenziali improntati a un eroismo demenziale, di fonte al quale il buon Nietzsche sarebbe impallidito.

Cerchiamo di uscire da questo verminaio.

Essere competitivi significa STRONCARE l’avversario. Ammazzarlo.

Nel loro piccolo, questo hanno fatto i fratelli Bianchi & Co. di Colleferro, massacrando Willy: capro espiatorio di una cultura loro impartita: giorno per giorno, ora per ora minuto, secondo per secondo...

È la logica del capitale: eliminare i deboli, gli INFERIORI. Coloro che non sono in grado di competere. Costoro sono solo intralci sulla via del progresso, come gli africani, i nativi americani, i diversi ... Questa è un'altra storia. Fino a un certo punto.

Che siano negri, non è un dettaglio, nella breve/lunga esistenza di Willy.

Questa è la logica del modo di produzione capitalistico: Mors tua vita mea.

Ovvero: la guerra permanente, la competizione che permea le attuali relazioni sociali fondate su quelli che vengono esaltati come valori. Già la parola dovrebbe farci riflettere. Valore? Siamo in vendita? Sicuramente questi sono i valori dei fratelli Bianchi & Co. di Colleferro. In vendita.

Ma sicuramente non erano i valori di Willy Monteiro Duarte,

Willy era solo un essere umano che cercava di vivere con altri esseri umani. E da essere umano si è comportato. Non è un eroe, è un fratello della comunità umana.

Un esempio difficile da digerire, per chi cerca di conciliare il «diavolo» del capitale con l’«acqua santa» dell’umanità. O viceversa?

Dalle parole, sarebbe bene passare ai fatti. Senza porgere l'altra guancia.

Milano, 9 settembre 2020

Dino Erba

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