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Pakistan, crimini su donne e bambine

(11 Settembre 2020)

corteo donne pakistan

Cinque anni aveva la bimba andata a comperare biscotti in un negozio della periferia sudest di Karachi, l’enorme porto pachistano sul Golfo dell’Oman. Non è più rientrata in famiglia. Il corpicino è stato rinvenuto giorni fa carbonizzato e un’indagine di medicina legale ha aggiunto orrore a orrore: la piccola era stata stuprata. Purtroppo simili episodi sono frequenti nel popoloso Paese islamico, che come ovunque nel mondo conta un’infinità di crimini di genere. Poco dopo a subìre lo stupro da parte di due trentenni, poi individuati dalla polizia, è stata una donna che viaggiava in auto con la prole. Fermatasi nella città Gujranwala, nel Punjab, perché la vettura aveva esaurito il carburante s’era vista avvicinare dalla coppia. L’oscurità e l’isolamento hanno favorito la bestialità dei gaglioffi responsabili d’un vero assalto con tanto di rottura dei vetri e del rapimento della madre sotto gli occhi dei figli atterriti. La donna, oltre allo stupro, ha denunciato il furto di gioielli e denaro, ma s’è sentita accusata dal capo della stazione di polizia cui s’era rivolta di comportamento non consono alla sua incolumità. Così la vicenda è finita sui media e sui social rilanciando un acceso dibattito sulla condizione femminile. Sono intervenute avvocate dei diritti, personaggi pubblici, lo stesso premier Imran Khan, che ha condannato gli episodi, compresi i commenti del sedicente tutore dell’ordine. Per l’eco sollevata in varie città si sono svolti cortei, centinaia le donne urlanti nel richiedere la pena di morte per questi crimini. Periodicamente simili proteste agitano le affollatissime strade pakistane, dove fra l’altro rapimenti di bambini finalizzati alla brutalizzazione sessuale diventano frequentissimi. Le attiviste denunciano come accanto all’aberrazione convivono un fatalismo e una mercificazione del corpo femminile oggetto d’un crescente degrado delittuoso. Ma cresce anche un maschilismo laico che affianca l’oscurantismo del fanatismo confessionale, teorizzatore d’una donna sempre e comunque subordinata. Infatti il poliziotto domandava alla signora stuprata cosa ci facesse di notte per via, perché non si fosse premunita con un sufficiente pieno di carburante. E soprattutto perché non viaggiasse con una figura maschile al fianco. Gran clamore sulle vicende, ma regole sempre lasse riguardo alla violenza di genere e allo sfruttamento dei minori. Il Pakistan occupa la 147^ posizione su 182 nazioni riguardo ai diritti dei bambini, nei suoi distretti gli indici di mortalità e di malnutrizione restano altissimi.
11 settembre 2020

articolo pubblicato su enricocampofreda.blogspot.com

Enrico Campofreda

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