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Il rasoio di Occam

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(27 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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REFERENDUM E ...MOTI DI CORPO

In tema di baloccamenti elettorali prima della tempesta in arrivo

(18 Settembre 2020)

i problemi della rivoluzione cinese 2

Abbiamo avuto un moto di approvazione e di contentezza quando abbiamo ricevuto dai nostri amici “trotskisti” di Socialismo-Classe-Rivoluzione la loro presa di posizione circa il prossimo referendum sul taglio dei parlamentari che ha un titolo ben azzeccato: “Referendum, una farsa a cui diciamo no”. Ben detto! abbiamo ingenuamente pensato. Ma lo stato di grazia è durato un attimo, il tempo di passare dal titolo azzeccato allo svolgimento del tema, per trasformarsi subito in un moto di corpo. Perché il “dire no” significa, nel senso inteso da questi nostri amici democratici di estrema sinistra, andare a votare e votare No al referendum-farsa, e indicare ai proletari di prestarsi a questa farsa.

Non intendiamo qui opporre il nostro dichiarato principio anti-democratico a quello dell’ inganno contro-rivoluzionario che si reitera nelle “libere consultazioni” in cui l’esito primario ed essenziale è quello di confermare e ribadire il dominio di classe della borghesia (giustamente dal loro punto di vista i nostri amici “trotskisti” scrivono di “democrazia” fra virgolette, intendendo che la “vera democrazia” non è quella borghese, da sinceri e autentici democratici di estrema sinistra quali, appunto, sono). Lasciamo stare, ognuno si tenga i suoi di principi.

Ci penserà l’onda monsonica in arrivo dentro la presente catastrofe capitalistica mondiale a spazzare via questi baloccamenti attorno a una più o meno equa o violata rappresentanza del “popolo sovrano” e contese del genere buone per imbrogliare ulteriormente le idee nella testa della classe lavoratrice.

Inciso. Dovremo allora – quando l’onda arriverà, di qui a non molto crediamo di fiutare;– per quello che ci compete chiamare il proletariato d’Italia certamente a scendere in strada per dire la sua cioè per difendere i suoi interessi di classe anche sui temi che attengono alla vita e all’organizzazione politica della società. Quindi certamente a difendere i suoi spazi di libertà e di “agibilità politica”, ma altrettanto certamente non per difendere il vecchio (presente) assetto istituzionale, le sue “regole costituzionali”, il suo mènage democratico-parlamentare che le fazioni borghesi si rinfacciano a vicenda di violare e calpestare. Lo diciamo prendendoci per tempo: dobbiamo badare al sodo nella contesa politica nella quale le masse saranno trascinate (per capirci: si pensi all’antipasto dell’acutissima tensione post marzo 2018 fra poteri istituzionali sciolta con il varo del governo cornuto Lega/5 stelle) e che la baracca dello Stato di Roma con le sue assi istituzionali marce fradice se ne vada pure al diavolo! Non abbiamo altro “assetto istituzionale” da preferire o proporre al di fuori del potere di classe del proletariato sulla società e della lotta per l’instaurazione della Comune.

Mettiamo ad esempio il caso che la riorganizzazione autoritaria dello Stato imposta per forza di cose alla borghesia italiana implichi, a un certo punto, la sospensione o la chiusura temporanea delle “attività parlamentari”: mai e poi mai strilleremo alla “lesa democrazia”. Chiameremo invece i lavoratori a battersi in piazza contro il regime autoritario (che è già in gestazione nel ventre del capitalismo italiano) non per un “ripristino” della situazione quo ante, cosa veramente reazionaria più che conservatrice, ma guardando in avanti e ritrovando finalmente la fiducia in sé stessi. La fiducia nella propria forza e azione di classe lavoratrice che, in piazza, riscopre il peso centrale e determinante ricoperto dal lavoro salariato nella società del Capitale e lo fa valere nell’agone della lotta sociale e politica in cui tutti, cioè tutte le classi, sono tirati a cimento.

Astruserie? Lo vedremo, e ben presto anche. Ad ogni modo intanto , e sempre prendendoci per tempo, ci permettiamo di avvertire i nostri amici “trotskisti” e tutti gli altri estremo-democratici che rischiano di trovarsi in una assai sgradevole compagnia nella chiamata prossima ventura in difesa “della democrazia”, “della Costituzione” ecc. ecc. Già da ora infatti sono le forze della Destra a starnazzare e a frignare sulla “violazione delle regole democratiche” operate dall’attuale esecutivo di centro-sinistra, fra l’altro con ragioni da vendere dal punto di vista leguleio-istituzionale (si pensi al solo fatto, alquanto clamoroso, che l’Italia è, al momento, l’unico paese in Europa ad essere ancora in “stato di emergenza”!); è la Destra a gridare sulla base di fondati motivi allo scandalo cioè al “golpe strisciante” volto a silenziare e stravolgere “la vera volontà del popolo”. Amici e compagni estremo-democratici, scrollate pure le spalle rispetto alle nostre astruserie ma riflettete su questo “spiazzante” dato di fatto! Fine dell’inciso.

Torniamo coi piedi per terra cioè più esattamente nel fango. Entriamo nel tema del referendum-farsa col quale si vuole rincretinire la gente, la nostra gente soprattutto e fargli smarrire il bandolo di classe delle cose che non risiede affatto nell’argomento “dei circa ventimila euro intascati ogni mese da ciascun parlamentare” giudicato da SCR “una premessa condivisibile” (una “premessa condivisibile” con la volgare agitazione anti-classista e contro-rivoluzionaria dei 5 stelle e degli altri loschi lisciatori di pelo “del popolo”!). “Premessa condivisibile” un corno!

Il bandolo è la mazzata che la borghesia (italiana e mondiale) si appresta ad assestare alla classe lavoratrice (italiana e mondiale) e l’opposizione di classe che occorre costruire che non passa minimamente dai Parlamenti, siano essi pletore di 900 e passa mangiapane a tradimento oppure riformati e snelliti. Altro che la farsa del Si o del No: bisognerebbe approfittare anche di questo momento politico per dire ai lavoratori cosa si cela dietro la manna, la miracolosa pioggia di miliardi prodigiosamente creata e “messa a disposizione per uscire dalla crisi”. Manna di miriadi di miliardi dal significato TREMENDO: spremitura fino all’osso del lavoro salariato in patria, accentuazione della competizione fra Stati e blocchi di potere capitalistico, spinta spasmodica alla rapina imperialista contro i paesi e i popoli della periferia. E da questi fattori il ricavare le risorse necessarie per l’”intervento sociale” dello Stato, intervento indispensabile per contenere e governare la lotta di classe interna al paese. Questo è, in estrema sintesi, il bandolo di classe che anche con l’agitazione sul referendum-farsa le forze borghesi intendono occultare alle masse e che i nostri amici estremo-democratici “trotskisti” si guardano bene dall’evidenziare, restando abbindolati essi stessi attorno “alle ragioni del Si e quelle del No”, soprattutto abbindolando attorno a questi falsi ragionamenti i pochi o tanti lavoratori che raggiungono e li seguono.

Il ritornello lo sappiamo: bisogna saper fare “politica concreta”, bisogna “non staccarsi dal sentimento delle masse” … e non appagarsi della semplice enunciazione di principi, per di più fuori dalla portata dei comuni (proletari) mortali. Ma, davvero è così “semplice” il “solo” enunciare i principi del movimento comunista cioè i suoi scopi sovversivi e rivoluzionari? E poi, alla fin fine, la “politica concreta” sarebbe quella della miserabile conservazione dell’equilibrio democratico attuale? Dovremmo usare il parolone di contro-rivoluzione per definire questa “concretezza politica”. Diciamo terra-terra quello che, appunto, abbiamo francamente detto sopra: moto, stimolo di corpo…

Tra l’altro, seguendo lo stesso “ragionamento concreto” svolto da SCR, a noi sembra di evidenza palmare che se mai arrivasse nelle mani di un semplice lavoratore la loro indicazione, questi (se non del tutto sardinizzato cioè ridotto alla totale impotenza di classe persino al livello di “classe in sé”) sarebbe indotto a votare SI proprio per le ragioni illustrate da SCR …per votare No. Che, fregnacce controrivoluzionarie a parte, si riducono ad una concretamente parlando: se pur si trattasse di “risparmiare” un solo centesimo di euro tagliando sulle sedie degli onorevoli, comunque sarebbe sempre meglio di niente. Tale è la “logica concreta”, certamente avvilente, a cui il semplice lavoratore è stato ridotto e piegato a ragionare e da cui i nostri amici “trotskisti” pretendono di “sollevarlo” indirizzandolo uno: a prender parte alla farsa; due: imbonendolo cercando di dimostrargli che “il taglio dei parlamentari non farà che ridurre la rappresentanza in generale e rendere ancora più ardua la partecipazione e l’elezione di candidati e forze politiche davvero alternativi e contrari al sistema”.

Perché di vero e proprio imbonimento si tratta, indicandogli e ribadendogli ancora una volta di più la difesa reazionaria della situazione passata stracciata dalle incombenze non eludibili della riorganizzazione autoritaria del potere borghese. La dominazione di classe ora svela, anche nelle metropoli, il suo carattere totalitario e i nostri amici “trotskisti” cosa hanno da dire ai lavoratori? Che bisogna rivestirla di nuovo con una vera “democrazia partecipata”! Scusate cari amici, ma dove sono andate a finire le miriadi di eletti “politici alternativi e contrari al sistema” che a tutti i livelli del potere politico (dal centro di Roma, alle regioni ai comuni) per anni e anni, anzi per decenni e decenni, hanno svolto le loro funzioni “progressiste” e “in favore del popolo”? e come mai quelle miriadi si sono ridotte al lumicino a suon di verdetti elettorali in cui l’ingrato popolo ha ritenuto di mandare a quel paese questa pletora di “alternativi”?

A che cosa servono questi 900 e passa parlamentari se fior di borghesi stessi (progressisti e non) constatano che il Parlamento è sempre più “esautorato delle sue funzioni”, che in esso semplicemente si ratificano dettati stabiliti nei centri del potere reale che stanno fuori dalle sacre aule? L’immagine calzante e vera del “pilota automatico” mica l’abbiamo coniata noi, patentati anti-democratici e pro-Dittatura proletaria. E allora a che cosa serve questa pletora?

Certamente è bassa e volgare demagogia populista ossia ingannatrice della classe proletaria quella propalata dagli imbonitori 5 stelle e da altri che pretende di “tagliare i privilegi alla casta” nascondendo il privilegio di classe insito nella società sottomessa al Capitale, anzi per affinarlo meglio questo reale privilegio di classe nelle nuove condizioni capitalistiche oggettive date attraverso la riduzione di quella pletora. Così come però è bassa e volgare demagogia ingannatrice della classe proletaria quella dei borghesi (progressisti e non) con le loro vuotaggini sulla necessità “ridare centralità al Parlamento” buone solo per rincretinire le masse e, in coda ad essi, quella dei “trotskisti” ed altri estremo-democratici che aggiungono a questo inganno la beffa della difesa del guscio vuoto parlamentare che andrebbe (possibilmente e di nuovo) riempito di “alternativi e contrari al sistema”.

Anche questa piccola polemica, questo baloccamento su cui ci siamo soffermati attratti …da un titolo azzeccato, segnala, al fondo, una cosa: che tutti quanti, più o meno, abbiamo solo una pallida idea della catastrofe nella quale ormai siamo in pieno entrati e dei suoi passaggi tremendi ormai alle porte. Il peso, l’inerzia, del passato grava ancora dentro i nostri cervelli, dentro i nostri corpi. Mettiamoci quanto prima possibile nella giusta carreggiata!


P.S.

Gli amici estremo-democratici “trotskisti”, a proposito di principi da difendere e di inganni democratici da denunciare, ci consentano una citazione da Trotsky 1939, nell’ultimo suo breve ma densissimo scritto “sulla tragedia della Spagna” (questo il titolo):

“La caduta di Barcellona è un colpo terribile per il proletariato mondiale, ma al tempo stesso è una grande lezione. Il meccanismo del Fronte popolare spagnolo, come sistema organizzato di inganno e tradimento ai danni delle masse sfruttate, è stato messo completamente a nudo. La parola d’ordine della ‘difesa della democrazia’ ha rivelato una volta di più la sua natura reazionaria e contemporaneamente la sua vacuità. La borghesia vuole perpetuare il proprio regime di sfruttamento. Gli operai vogliono liberarsi dallo sfruttamento. Ecco i veri obiettivi delle classi fondamentali della società moderna”.
(“I problemi della rivoluzione cinese e altri scritti su questioni internazionali, 1924-1940” Einaudi Ed. pag. 539)

18 settembre 2020

NUCLEO COMUNISTA INTERNAZIONALISTA

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