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(11 Agosto 2011) Enzo Apicella
La Gran Bretagna cambia le regole del gioco: l'esercito contro la rivolta

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(Lotte operaie nella crisi)

Contro il frontismo politico e le sue illusioni riformiste
Per il fronte unico di classe e il partito rivoluzionario

(23 Ottobre 2020)

Volantino per la mobilitazione contro governo, confindustria e padroni del 24 ottobre

international communist party

Il processo della crisi economia mondiale del capitalismo, in atto da decenni, è stato accelerato dalla crisi sanitaria e porterà ad un ulteriore grave peggioramento delle condizioni di vita della classe lavoratrice.

L’unico modo che gli operai e tutti i salariati hanno per difendersi è tornare alla lotta, con lo sciopero, unendosi progressivamente al di sopra delle divisioni fra stabilimenti, azienda, territori e categorie, con azioni comuni per i loro interessi immediati: difesa del salario, riduzione della giornata e della vita lavorativa, contro l’aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro, per l’elevamento della Cassa Integrazione al 100% del salario per tutti, per il salario pieno ai lavoratori disoccupati, italiani e immigrati.

Affinché ciò avvenga è ineludibile il ruolo degli organismi sindacali. I sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil) sono votati al collaborazionismo con la classe padronale e col suo regime politico, e per questo si opporranno sempre al ritorno alla lotta della classe lavoratrice in modo generalizzato e unito. Ad esempio in queste settimane stanno conducendo le trattative per i rinnovi dei contratti collettivi nazionali categoria di oltre 10 milioni di lavoratori (metalmeccanici, logistica, appalti, industria del legno, agroalimentare, spettacolo, pubblico impiego…) ciascuna per sé.

Le organizzazioni del sindacalismo conflittuale – sindacati di base e opposizioni di classe nella Cgil – nate dalla fine degli anni ’70 in reazione al definitivo tradimento della Cgil, sono invece dirette da dirigenze opportuniste che si fanno una miserevole guerra le une contro le altre, a colpi di scioperi separati e in concorrenza, ostacolando il già arduo compito di rimettere in piedi il movimento operaio.

Compito fondamentale dei proletari combattivi è dunque battersi per l’ UNITÀ D’AZIONE DI TUTTO IL SINDACALISMO CONFLITTUALE E DEI LAVORATORI nella prospettiva di formare, a discapito delle attuali dirigenze, un FRONTE UNICO SINDACALE DI CLASSE.

Bisogna battersi affinché il sindacalismo conflittuale organizzi scioperi unitari a tutti i livelli – aziendale, territoriale, di categoria e intercategoriale – e intervenga in modo unitario nei pochi scioperi proclamati dal sindacalismo di regime – come quello del 5 novembre prossimo di Fiom Fim e Uilm – per indicare ai lavoratori che ancora in maggioranza sono da essi controllati, i metodi di lotta e le corrette rivendicazioni del sindacalismo di classe.

Solo un’azione seria, metodica e duratura in questa direzione consentirà un più rapido ritorno alla lotta della classe lavoratrice e, quando ciò finalmente avverrà, permetterà di disporre di organizzazioni sindacali meno compromesse dall’opportunismo, più facilmente conquistabili da un indirizzo sindacale autenticamente di classe e perciò in grado di potenziare in misura determinante il movimento operaio.

È invece da rifuggire nel modo più risoluto ogni confusione e commistione fra il necessario Fronte Unico Sindacale di Classe e i disparati tentativi di fronti fra gruppi politici, terreno prediletto dei partiti operai opportunisti, che li contraddistingue in quanto tali e in cui sono condannati ad agitarsi impotenti.

Confondere e mescolare il frontismo politico con il fronte unico dei lavoratori non fa che condannare ogni tentativo in tal senso alla vita asfittica di un piccolo mostriciattolo intergruppettaro.

Il riattestarsi di una robusta minoranza della classe lavoratrice intorno al comunismo rivoluzionario non avverrà mai per unioni fra gruppi diversi, costruite sulla base della rinuncia temporanea e ipocrita a parti caratteristiche dei programmi di ciascuna organizzazione, ma solo sulla base da un lato del ritorno all’azione diretta delle masse proletarie in difesa dei loro bisogni immediati, dall’altro della presentazione di una teoria, un programma, un indirizzo tattico d’azione chiari, definiti e a base di partito.

Il partito comunista e rivoluzionario non fa frontismo politico, operazione che si risolve giocoforza nel proporre obiettivi politici cosiddetti “transitori” prima della conquista del potere politico da parte della classe lavoratrice – quali ad esempio le nazionalizzazioni e la patrimoniale – nella frivola illusione che essi la avvicinino alla rivoluzione, e che altro non fanno invece che rafforzare su di essa l’influenza del riformismo.

Il partito comunista e rivoluzionario impegna invece le forze dei suoi militanti lavoratori alla ricostruzione e al rafforzamento del movimento operaio di lotta sindacale e denuncia tutti i fallimenti del capitalismo e del suo regime politico, ribadendo che ogni passo, ogni transizione verso il socialismo, sarà possibile solo dopo la conquista rivoluzionaria del potere politico da parte della classe lavoratrice.

Partito Comunista Internazionale

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