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Tornando sull'incongruenza coerente del capitalismo

(16 Novembre 2020)

Vorrei provare a chiarire alcune affermazioni nello scorso scritto L'incongruenza coerente del capitalismo.

La tesi che il capitalismo globale stia cercando di liberarsi del lavoro improduttivo è basata sul fatto che nell’attuale fase il saggio di profitto è molto basso. Tant'è che tutti gli aiuti e i prestiti che le banche mettono a disposizione non vengono utilizzati per investire nella produzione ma bensì per l’acquisto di beni finanziari.

Altro punto è la perequazione del saggio di profitto che comporta una ripartizione del saggio di profitto globale ed ha per conseguenza una ripartizione a favore dei settori con una più alta composizione organica del capitale investito. Cioè quelli che hanno investito in macchinari tali che permettono un aumento della produttività.

I capitali particolari perciò non ricevono il plusvalore relativo a ciò che hanno prodotto ma una parte del plusvalore generale (media dei prezzi di vendita delle merci che differiscono in più o in meno dal loro valore), così che i tassi di profitto si eguagliano.

La produzione di valore avviene mediante il capitale produttivo, quello cioè che produce le merci. Merci che dovranno trasformarsi in denaro col quale riprendere il processo di produzione di valore. Ma per trasformarsi in denaro ha bisogno del commercio. Il quale non produce valore ma consuma parte del valore originario della merce. Nel processo di commercializzazione intervengono capitali, lavoratori salariati, profitti per il commerciante. Il tutto però senza produrre valore. In realtà quindi il capitale improduttivo come quello commerciale, contribuisce a limitare o comunque frenare la produzione di valore. Il capitale produttivo ha bisogno perciò del capitale improduttivo per trasformare il valore in denaro. Allo stesso tempo il capitale improduttivo fagocita parte del valore prodotto: è una delle contraddizioni del modo di produzione capitalista.

In questa fase è possibile, secondo una mia opinione, che, messo alle strette, il grande capitale deve operare una concentrazione eliminando o riducendo i settori che non producono valore ma che però, lo consumano.

Lo stesso vale per i settori improduttivi come le scuola, la sanità, ma anche la finanza. E' certo che questi settori sono indispensabili per la riproduzione della forza lavoro...però per il capitalismo vanno riformati nel senso di produrre solo l’indispensabile per il funzionamento della produzione.

Nicolai Caiazza

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