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(10 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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(Di lavoro si muore)

OPERAI E PADRONI: NESSUNA COMPATIBILITA’ DI INTERESSI

(18 Novembre 2020)

violenza non accidentale

Nell’Italia democratica, il paese della “Costituzione nata dalla Resistenza”, i padroni - mentre aumentano lo sfruttamento, licenziano e peggiorano le condizioni di lavoro e di vita di milioni di lavoratori e delle loro famiglie - si ergono a paladini della “democrazia”.
Noi non dimentichiamo che è anche il paese dove - subito dopo l’incendio che uccise i sette lavoratori della ThyssenKrupp nel 2007 - all’assemblea della Confindustria del 2011 l’amministratore delegato della ThyssenKrupp che vi partecipava fu applaudito in piedi da tutti i padroni italiani, nonostante fosse stato condannato a 16 anni in primo grado per omicidio.
Allora presidente della Confindustria era Emma Marcegaglia.
Padroni e manager assassini, nonostante la condanna definitiva della Corte di Cassazione (una delle pochissime volte in cui i padroni e manager sono stati condannati), sono tutti liberi, compresi i due manager tedeschi fuggiti in Germania.

L’Italia “democratica”, dove i cittadini secondo i principi costituzionali sono tutti uguali davanti alla legge, è il paese dove i processi contro i padroni responsabili della morte di migliaia di lavoratori per infortuni, malattie professionali, invalidi del lavoro, finiscono con la prescrizione, o con l’assoluzione “ per non aver commesso il fatto ” o “ perché il fatto non sussiste “, lasciando gli assassini dei lavoratori ogni volta impuniti.

L’unico scopo dei padroni e della società capitalista è la ricerca del massimo profitto, sostenuti da governo, partiti e sindacati confederali o collaborazionisti.
Il capitalismo è una società che, attraverso i suoi governi, legalizza il crimine contro gli esseri umani. Una società dove lo sfruttamento è legale e regolamentato con i “rappresenti dei lavoratori” dei sindacati confederali nei contratti nazionali.
Per i padroni, le loro istituzioni e tutti quelli che traggono vantaggi e privilegi dallo sfruttamento, la morte sul lavoro è solo un effetto collaterale e quindi accettabile. L’unica accortezza è tenere sotto controllo i numeri delle vittime, attenti a non farli salire sopra una certa quota, per non far indignare la popolazione.
Questa è la violenza e la brutalità del modo di produzione capitalista.
Un sistema marcio e corrotto, un vampiro che si alimenta sul sangue e sulla pelle dei lavoratori, favorito da leggi che tutelano lo sfruttamento a scapito della sicurezza e della vita dei lavoratori.

La nostra esperienza nella lotta per ottenere sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, contro i morti sul lavoro e le malattie professionali ci ha dimostrato che non esiste una giustizia al disopra delle parti. La legge non è uguale per tutti.
Non esiste neanche la neutralità della scienza perché molti di questi “scienziati” sono delle puttane (con tutto il rispetto per chi fa questo mestiere per campare) che si vendono al miglior offerente: altro che neutralità della scienza o giustizia; la scienza e la giustizia sono di parte, dalla parte degli sfruttatori.

Il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, oltre che battersi per la sicurezza in fabbrica, cerca da anni di portare sul banco degli imputati i responsabili delle stragi operaie. Ci presentiamo parte civile nei processi dove abbiamo compagni infortunati o assassinati sul lavoro non perché ci fidiamo della giustizia borghese. La partecipazione dei famigliari delle vittime e dei lavoratori ai processi è una scuola che dimostra (più di tante parole) a chi partecipa la natura di classe dei tribunali dei padroni.. Ecco perché noi ci presentiamo parte civile e partecipiamo ai processi penali.

Anche se in tribunale spesso perdiamo, siamo comunque a volte riusciti a vincere importanti battaglie con la lotta, grazie alla partecipazione, alla pressione e alla presenza di tanti lavoratori e famigliari delle vittime la lotta.
Occupando con centinaia di operai esposti all’amianto la sede regionale l’INAIL della Lombardia, imponendo una trattativa e costringendo i dirigenti a farla in strada in mezzo agli operai e non nelle segrete stanze con una nostra piccola delegazione trattante, siamo riusciti a far riconoscere la malattia professionale e i contributi previdenziali per i nostri compagni e per chi ha un’aspettativa di vita minore di circa dieci anni a causa dell’amianto, portando a casa i riconoscimenti per l’amianto per 450 lavoratori.

Dobbiamo cominciare a ragionare e organizzarci sugli obiettivi e sulle iniziative di lotta, perché se nella divisione siamo deboli, uniti siamo una forza
Per la sicurezza e contro i morti sul lavoro e tutti i morti del profitto è arrivato il momento di pensare ad organizzare uno sciopero generale o una manifestazione a Roma, coinvolgendo tutte le vittime, da quelle del lavoro a quelle delle stragi cosiddette “ambientali”, i lavoratori a partire ai delegati non sul libro paga del padrone e a lui asserviti, sindacati di base, RLS e RSU di qualsiasi sindacato, per denunciare che la contraddizione capitale–lavoro produce morti, feriti e invalidi solo dalla parte operaia e proletaria.

La sicurezza sul lavoro e ambientale deve diventare un punto centrale anche nelle piattaforme sindacali. Dobbiamo rivendicare con forza che a condizione di morte niente lavoro!

I MORTI SU LAVORO E DEL PROFITTO SONO UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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