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Vaccinazione di massa e società borghese

La natura capitalistica della società ostacola ogni passo della vaccinazione

(26 Dicembre 2020)

vaccinamondo

La vaccinazione di massa contro il Covid-19 è e sarà un'esperienza storica dell'umanità. Ma proprio per questo un'esperienza che mette a nudo una volta di più l'irrazionalità dell'attuale sistema sociale. Un sistema funzionale a sospingere nel mondo la corsa agli armamenti per spartire zone di influenza e fette di mercato si rivela inadatto a vaccinare l'umanità contro la pandemia.

A ogni passo la vaccinazione di massa inciampa sulla legge del profitto.

IL LUNA PARK DELLE BORSE ALL'INSEGUIMENTO DEL VACCINO


I colossi mondiali della farmaceutica, spalleggiati dai rispettivi stati, gareggiano senza risparmio di colpi per la spartizione del gigantesco mercato. Gli stati imperialisti, a partire dagli USA, si assicurano i primi stock della distribuzione attraverso contratti privilegiati con le proprie multinazionali. Il grosso dell'umanità resta in coda, a partire dall'Africa e dall'America Latina. Ma questi contratti sono in larga parte coperti da segreto negli stessi paesi imperialisti. Vengono rese pubbliche in linea di massima le quantità di dosi pattuite, non la parte economica e giuridica dei contratti stipulati. I lavoratori pagano i costi dei contratti, attraverso la tassazione – che ovunque grava principalmente sui salariati – ma sono privati del diritto di conoscere ciò che pagano, persino quando si tratta di vaccini. Del resto, il segreto industriale e commerciale protegge a monte i grandi monopoli dagli sguardi indiscreti di salariati e consumatori. Vale per gli articoli sanitari ciò che vale per ogni altra merce.

Pubblica è stata invece la concorrenza spietata tra gli azionisti di Pzifer, Moderna, Astrozeneca, in uno spregiudicato gioco a scavalco usando dichiarazioni di stampa sui gradi di copertura vaccinale offerti. La copertura giudicata sufficiente dagli scienziati era il 70%? Pzifer ha annunciato di riuscire a coprire il 90%, Moderna ha rilanciato due giorni dopo annunciando la copertura del 94%, Pzifer a questo punto ventiquattrore dopo proclamava il 95%. Nessuno di questi annunci al rialzo, sia chiaro, aveva allora validazione scientifica. Ma che importa? L'importante è che avessero successo in Borsa, con l'impennata straordinaria del valore delle azioni, con banche, imprese, compagnie di assicurazione, speculatori e faccendieri di ogni risma, che hanno comprato azioni di Pzifer e Moderna in attesa dei dividendi promessi. Eppure non stiamo parlando di profumi o di moda, stiamo parlando del vaccino contro la più grande pandemia dell'ultimo secolo, che ha già fatto quasi due milioni di morti al mondo. La verità è che tutto è merce nella società capitalista. I vaccini sono quotati nel luna park di Borsa al pari della Coca Cola o di un tappeto, perché il valore di scambio di una merce è indifferente al suo valore d'uso.


SISTEMI SANITARI DISOSSATI OVUNQUE INADATTI A GESTIRE LA VACCINAZIONE

Ma proprio l'uso del vaccino presenta ora grandi difficoltà.

Di fronte alla grande recessione mondiale, i governi borghesi hanno ricoperto d'oro i monopoli della farmaceutica ed esercitato pressioni sulle autorità sanitarie di validazione perché si operasse con la massima celerità. E il risultato è stato ottenuto. Ma non hanno fatto i conti coi sistemi sanitari che ora debbono gestire la vaccinazione, gli stessi sistemi sanitari disossati negli ultimi decenni per ingrassare sanità privata e banche.

Non parliamo dei paesi dipendenti e dei continenti arretrati. Parliamo dei principali paesi capitalisti. E non solo degli USA, ma di tutta l'Europa capitalista. La Germania, indicata dai liberali progressisti come modello ed esempio di welfare, conosce in questi giorni il cedimento clamoroso del proprio sistema sanitario: una sanità semiprivatizzata, con grave carenza di personale, decine di migliaia di infermieri con contratti interinali, un numero di letti pesantemente inferiore alla bisogna. Francia e Spagna seguono a ruota. Il problema ovunque è lo stesso: un sistema sanitario che si è mostrato incapace di contrastare adeguatamente la pandemia può ora affrontare lo sforzo gigantesco della vaccinazione, per di più nel momento in cui il Covid rialza la testa con nuove minacciose mutazioni del virus?

Il caso italiano è da manuale. Il 27 dicembre come in tutta Europa inizia la vaccinazione. La prima fascia di popolazione interessata, tra personale sanitario e degenti delle case di riposo, ammonta a un milione e ottocentomila unità. Sono ore frenetiche in cui le diverse ASL regionali rincorrono affannosamente il tempo perduto per predisporre le condizioni necessarie per partire. Il primo problema sono i frigo per conservare le dosi. Sul mercato si trovano freezer con prezzi da 7000 a 16000 euro, ovviamente lievitati verso l'alto, come in ogni logica speculativa; i loro tempi di consegna variano da pochi giorni a diversi mesi. Significa che il 27 dicembre diversi hub per la distribuzione si troveranno scoperti. Lo stesso dicasi per i congelatori.


LA MANCANZA DI PERSONALE SANITARIO IN ITALIA

Ma il problema più grande resta, guarda caso, la carenza di personale. E non si tratta solo dei somministratori del vaccino, di cui già ci siamo occupati, scelti da agenzie interinali ripagate con trenta milioni di euro, e ad oggi in larga parte mancanti, ma del personale sanitario nel suo insieme.

Il problema è semplice. Le disposizioni mediche prevedono che le persone cui viene inoculato il vaccino debbano tornare a casa dopo l'iniezione. Ma al primo giro sono proprio gli operatori sanitari che sono interessati dalla vaccinazione. Se vanno a casa dopo la puntura i medici e gli infermieri degli ospedali, chi provvede al loro rimpiazzo? Pare che nessuno avesse pensato a questo piccolo dettaglio. La penuria cronica delle piante organiche ospedaliere, che già costringono il personale a lavorare per più di dodici ore al giorno, diventa esplosiva proprio nel momento della vaccinazione di massa.

La vaccinazione prevede una rigida scansione temporale di lavoro, con passaggi tra loro incastrati, come in una catena di montaggio. Per ogni turno di cinque ore servono un medico, un infermiere, un amministrativo, un operatore socio-sanitario. Questa è l'unità di vaccinazione, per una media di 15 iniezioni all'ora, da replicare dopo 21 giorni. Serve una stanza per l'attesa e la registrazione, una stanza per l'inoculazione, una stanza dove il paziente riposa per una mezz'ora, per verificare la possibile manifestazione di reazioni allergiche. Tutto questo in aggiunta al normale servizio sanitario e contestualmente al suo esercizio ordinario. Dove si trovano persone, strutture, mezzi necessari?

Non è tutto. La vaccinazione non è solo inoculazione. Implica la costruzione di un'anagrafe vaccinale, con la storia sanitaria di ciascuno. Richiede soprattutto il controllo medico successivo dei vaccinati. Com'è possibile affrontare questa esigenza elementare quando la medicina territoriale è semplicemente scomparsa, perché smantellata per decenni? Certo, c'è la medicina privata, le strutture convenzionate con soldi pubblici, quelle cui molti hanno dovuto ricorrere pagando fior di quattrini per ottenere il sospirato tampone che la sanità pubblica collassata non è in grado di offrire. Ma anche il decorso medico dei vaccinati dev'essere affidato alle mani del profitto? E gli operai che non possono permettersi i costi del trattamento privato?

A ciò si sovrappone in Italia (ma in Germania coi Länder non è molto diverso) la moltiplicazione delle autorità di riferimento. Ventuno Regioni sono ventuno sistemi sanitari diversi con diverse disposizioni e livelli di trattamento. La vaccinazione è disposta dal ministero, ma saranno le Regioni a gestirla (convocazioni dei residenti, firma dei consensi, iniezioni e verifiche...).
«Sono giorni di confusione, stiamo impazzendo con la pianificazione. Non sappiamo neanche come porteremo le dosi nelle RSA, dobbiamo ancora completare la lista delle adesioni e il calendario delle vaccinazioni» esclama il dottor manager di una delle ASL laziali intervistato da Repubblica (20 dicembre), ad appena sei giorni dal V-Day. Ma la pianificazione è impossibile nell'anarchia del capitalismo, capace di tagliare trentasette miliardi alla sanità ma incapace di organizzare la vaccinazione.

Partito Comunista dei Lavoratori

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