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(Memoria e progetto)

Davide Steccanella, Milano e la violenza politica, 1962-1986, La Mappa della Città e i luoghi della memoria

Milano, Milieu, 2020, pp. 262, € 18.90.

(6 Gennaio 2021)

steccanella milano

Leggere un saggio ed avere l’impressione di sfogliare un catalogo di arte pop, forse anche per il formato, nonostante la drammaticità della tematica in esame. La sensazione che si prova addentrandosi in questo volume scritto da Steccanella, milanese di origini bolognesi, avvocato e autore assai prolifico, tra la saggista e la narrativa, in materia di conflittualità politica.
Del resto, si tratta d’un itinerario in giro nello spazio e nel tempo, per la Milano che è stata dagli anni Sessanta, l’apice del Boom economico, agli Ottanta, momento del Riflusso, del Novecento. Alla significativa personalità di Claudia Pinelli, la prefazione.
Zucchero a velo vanigliato alle prime battute, quando si descrive la Milano apripista del benessere dal Secondo dopoguerra, con l’ottimismo dato dai consumi e la vivacità artistica e culturale. Poi, “zucchero e catrame”, man mano sopraggiunge il malessere, sociale, degli esclusi ed emarginati, ed esistenziale, dei ceti intellettuali emergenti, tra cui quelli studenteschi. E in merito alla violenza, Milano, dov’è nato e morto, almeno sulla carta, il Fascismo, per la violenza politica rappresenta un indubbio snodo fondamentale.
Nella memoria viva, si parte dall’uccisione di Giovanni Ardizzone, durante la manifestazione in solidarietà con Cuba, nel 1962, cioè quando riprendevano con vigore le lotte sociali e politiche in Italia, sino a giungere al delitto di Luca Rossi. Un omicidio accaduto ormai nel 1986, in cui uno studente di 20 anni, ultrà milanista, militante di Democrazia proletaria, cade, vittima innocente del retaggio delle leggi antiterrorismo. Manca l’uccisione, per mano fascista, di Davide Cesare, avvenuta nel 2003. Forse proprio per via del lasso di tempo troppo lungo rispetto a vicende collocate qui in sequenza.
Nel mezzo, fatti noti e meno noti, accompagnati da foto dei luoghi e degli attimi ricostruiti e dei relativi ritagli di stampa, soprattutto dalla cronaca. I capitoli sono aperti da citazioni in merito, ovviamente, alla Città e alle sue trasformazioni. Delitti, rapine, evasioni e tutta quella violenza in qualche modo riconducibile a motivazioni politiche, la cui trattazione non presenta interpretazioni moralistiche né conclusioni, antropologiche o politiche che fossero. Vi sono i fatti così come avvenuti e, per ognuno di essi, laddove rintracciabile, l’esito, come nei film storici, quando sul personaggio, al finire della pellicola, c’è il fermo immagine ed in sovrimpressione la didascalia con i destini. Destini che qui, spesso, riguardano pubblicazioni recenti, alcune recentissime, ed addirittura iniziative di memoria previste nel 2020 e con ogni probabilità annullate, almeno in presenza, per il lockdown.
C’è però un aspetto che è facile desumere circa la materia trattata e lo si riscontra nella, preziosa, cronologia qui riportata. Con qualche inevitabile sfumatura, la storiografia, così come la politologia, sono concordi nel fissare nella Strage di piazza Fontana lo spartiacque, il punto di non ritorno per la nascita del lottarmatismo in Italia. Interpretazioni strumentali tendono maliziosamente a spostare indietro l’asticella di quasi un mese, alla morte dell’agente Antonio Annarumma, in realtà caduto in scontri di piazza, per addossare le responsabilità al Movimento studentesco. Al netto di quello che sosteneva Marc Bloch a proposito del Quarantotto parigino, per cui non era indispensabile sapere, ai fini del bilancio storico, se il primo colpo fosse partito dagli insorti o dai lealisti, qui vediamo, nel susseguirsi dei fatti, come il neofascismo fosse attivo già da mesi prima, a patto che si fosse mai fermato. Brutali aggressioni fisiche ed attentati alle sedi partitiche, sindacali ed associative delle sinistre, ad opera delle articolazioni Msi, come delle formazioni che andavano addensandosi alla sua destra. Spiccano a tal proposito le Sam, Squadre d’azione Mussolini, assai attive a cavallo tra i Sessanta e i Settanta. Tra i loro obiettivi principali, il Consolato e le altre sedi diplomatiche e culturali della Jugoslavia, tanto per individuare l’ambiente, pressoché esclusivo, in cui è covata quella che è stata poi l’Operazione foibe.
Alla cronologia fa seguito una raccolta di citazioni prese dai protagonisti e dai testimoni dell’epoca: esponenti della lotta armata, giornalisti, politici e familiari delle vittime. Chiude la monografia una riflessione su una profezia di Pier Paolo Pasolini, datata 1975, cui oggi è assai complicato dar torto.

Silvio Antonini

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