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(Lotte operaie nella crisi)

Crisi, scioperi e repressione in Perù

(26 Gennaio 2021)

Dal n. 97 di "Alternativa di Classe"

perù mappa

In Perù, a fronte di una minoranza borghese benestante, che si concentra quasi esclusivamente a Lima e nei principali centri urbani del Paese, la maggioranza della popolazione, specialmente quella delle sterminate periferie della capitale e delle zone rurali andine, è abbandonata a se stessa. E vive con entrate economiche molto basse, che spesso non permettono di garantire i servizi minimi essenziali, una adeguata alimentazione e abitazioni dignitose.
La combinazione di questi fattori, unita alla difficoltà di accesso a cure e farmaci, fa sì che la denutrizione infantile e malattie infettive, come ad esempio la TBC, crescano con indici preoccupanti.
Il Presidente del Perù, Francisco Sagasti, ingegnere di 76 anni e con alle spalle un passato alla Banca Mondiale, ha ribadito la sua volontà di 'restituire fiducia' al Paese. Ma il Perù ha chiuso il 2020 in recessione economica. Il governo dovrà fare ricorso a un ulteriore indebitamento di circa settemila (7000) miliardi di Euro, per potere far fronte al bilancio del 2021.
Sessanta morti per coronavirus ogni centomila (100.000) abitanti, un crollo del 17% del PIL nel primo semestre del 2020 appena trascorso, il 70% della forza-lavoro in condizioni di informalità, che non riesce ad arrivare a fine mese. Subito dopo il Brasile, è il Perù il Paese sudamericano più colpito dalla pandemia da Covid 19 e dalle sue conseguenze sul tessuto sociale ed economico.
Con ventimila (20.000) decessi ed oltre cinquecentomila(500.000) casi accertati, la curva pandemica continua a crescere, a fronte di un sistema sanitario collassato da tempo. Tra le scene più desolanti viste a Lima e in altre città, ci sono state le code in strada dei commercianti ambulanti di bombole di ossigeno, introvabili negli ospedali e vendute a dieci volte il prezzo del costo reale.
Il disastro attuale è stato favorito dalle scelte scellerate del governo. I decreti di chiusura non comprendevano i mercati rionali, dove si riforniscono milioni di famiglie povere, che non hanno frigorifero in casa e per questo sono costrette a comprare prodotti freschi tutti i giorni.
Senza distanziamento sociale, nè adeguati dispositivi di sicurezza, si è scoperto che molti commercianti ambulanti erano stati contagiati, le bancarelle sono state pericolosi focolai. Il governo ha poi stanziato un sussidio d'emergenza, ma senza tenere presente che più dei due terzi di peruviani non hanno un conto corrente in banca ed avrebbero dovuto ritirarselo in contanti e di persona. I grandi assembramenti fuori dalle agenzie bancarie, infatti, sono stati un altro terreno ideale per la propagazione del virus.
C' è stato l'esodo massiccio dalla capitale Lima: 10 milioni di persone, rimaste senza lavoro, che sono tornate nei loro luoghi di origine. Senza una strategia di isolamento a livello regionale, il COVID-19 ha viaggiato con loro su autobus a lunga distanza, quasi sempre affollati, arrivando in ogni angolo del Paese: dalle Ande alla selva amazzonica e alla costa pacifica.
Il Perù è stato condotto in un vicolo cieco dai politici borghesi. La corruzione è il male endemico della politica borghese peruviana. Gli ultimi quattro presidenti sono stati indagati per avere ricevuto tangenti per le concessioni di diverse opere pubbliche.
La politica borghese peruviana, e sudamericana in generale, è intrisa di corruzione fino alle fondamenta. E' cosa nota soprattutto dopo la diffusione dei dettagli del cosiddetto scandalo Odebrech, dal nome della più grande società edile dell'America Latina, accusata di aver pagato per anni colossali tangenti in 14 Stati, per ottenere in cambio appalti per lavori pubblici.
Uno scandalo senza precedenti che ha attraversato Paesi e governi, dal Brasile di Lula al Venezuela di Maduro, passando per l'Argentina, la Colombia, l'Ecuador, fino al Messico e alla Repubblica Dominicana. Soltanto in Perù, come scrive il Post (giornale online), Odebrech ha ammesso di avere pagato 29 milioni di dollari in tangenti a funzionari pubblici tra il 2005 e il 2014, in cambio di 12,5 miliardi di dollari in contratti ottenuti da appalti irregolari.
Il Perù è ricco di legno, oro e petrolio. Materie prime, le cui storie sono intimamente legate alle vicende umane di uomini e donne peruviani appartenenti alle comunità indigene andine, che sfidano il potere economico e politico, le mafie dei taglialegna e i vigilantes delle grandi società multinazionali, e lo fanno per difendere il bosco, le montagne, i fiumi, i pascoli e la terra. La loro terra.
Uomini e donne che combattono guerre che ufficialmente nessuno chiama guerre. Guerre per la terra, per la sopravvivenza e la dignità. Uomini e donne che lottano, come altri nel mondo, e pagano con la vita la loro lotta contro le multinazionali, che saccheggiano la foresta amazzonica, disboscando alberi secolari, che sarebbero protetti, ma che vengono abbattuti lo stesso, tra la connivenza del potere politico, gli occhi chiusi della polizia, l'arroganza dei contrabbandieri di legname.
Le multinazionali minerarie agiscono impunite da tempo in tutto il Paese, con la connivenza dei vari governi, che ne favoriscono anche a livello fiscale l'operato, e che garantiscono la complicità della polizia nazionale, per la repressione del dissenso.
Dalle immense miniere a cielo aperto, le società multinazionali trasportano minerali e rifiuti attraverso centinaia di camion, che quotidianamente attraversano la zona andina, per arrivare al porto della provincia di Arequipa. Questo causa alle comunità locali gravi conseguenze inquinanti per la qualità della loro vita: non si può viaggiare, la polvere fa respirare male, l'acqua è inquinata, gli animali si ammalano, le vibrazioni sono forti e le case degli indigeni iniziano a rompersi.
Sul territorio gli interventi delle multinazionali minerarie lasciano solo impoverimento economico e sociale. I contadini, però, si organizzano e resistono, cercando di difendere il proprio territorio.
A due mesi dalla crisi politica, che ha visto succedersi tre presidenti nel giro di una settimana, una nuova escalation di repressione è avvenuta nella regione di ICA e di LA LIBERTAD, dove lo sciopero dei lavoratori del settore agricolo è stato brutalmente represso dalle forze dell'ordine, con più di 30 persone ferite dai proiettili della polizia.
Il motivo della protesta dei lavoratori è la promessa, mai mantenuta, di una nuova ”Legge agraria” che doveva essere approvata il 20 Dicembre, ma che, per mancanza di consenso al Congresso, è stata rimandata alla Commissione Economica, presieduta dal deputato Antonhy Novoa, il quale ha dichiarato che una nuova proposta sarà inviata al Congresso nel giro di poche settimane.
Questo nuovo ulteriore ritardo nell'emanazione della legge ha esasperato gli animi dei lavoratori del settore agricolo, che da tempo attendono un adeguamento delle pessime condizioni salariali e dei diritti. E' stato proclamato lo sciopero generale del settore agricolo, che ha bloccato tutto il tratto autostradale: la Panamericana Sur, nella regione di ICA, e la Panamericana Nord, nella regione di LA LIBERTAD.
I blocchi stradali hanno paralizzato i rifornimenti del Paese per due giorni, prima che le forze dell'ordine intervenissero per sgomberare i presidi. L'azione della polizia ha generato forti scontri con i manifestanti, per nulla intenzionati a mollare la protesta. Le giornate di protesta hanno portato anche all'arresto di 32 persone, tutte ancora in carcere, in attesa di giudizio.
Dopo gli scontri del 21 e 22 Dicembre, il Presidente peruviano, Francisco Sagasti, ha chiesto al Congresso di approvare nel più breve tempo possibile la nuova legge, ma ha anche detto che i lavoratori dovranno fare “purtroppo” altri sacrifici.
Il proletariato peruviano, come quello di altri Paesi dell'America Latina, è molto combattivo, ma le sue lotte rischiano di essere disperse, deviate o annientate, se non incanalate nel solco della tradizione della lotta di classe internazionalista.
In passato, le lotte dei lavoratori latinamericani sono state indirizzate spesso nei vicoli ciechi dei fronti popolari, dei nazionalismi, delle illusioni populiste, in antimperialismi sterili, buoni soltanto a impedire la lotta indipendente del proletariato per costruire una vera alternativa al sistema capitalistico.

Alternativa di Classe

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