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Merd Ar Core

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(3 Settembre 2011) Enzo Apicella
"Vado via da questo paese di merda". Silvio Berlusconi nella telefonata a Lavitola intercettata alle 23.14 del 13 luglio 2011

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I NEMICI DEI POTERI FORTI
ALL’APPELLO DI DRAGHI

(10 Febbraio 2021)

prospettiva marxista

C’è chi saluta il ritorno in forze del realismo politico, chi denuncia il trasformismo dilagante.
Un po’ di titoli…
Prove di governone (Avvenire, 6 febbraio)
Coro di sì a Draghi (La Stampa, 6 febbraio)
Salvini (europeista) rompe gli indugi «Ci mettiamo a disposizione» (Corriere della Sera, 7 febbraio)
Dopo Salvini arriva il sì di Grillo (la Repubblica, 7 febbraio)
Salvini innamorato di Draghi viene elogiato dalla gente (Libero è sempre Libero… 8 febbraio)

In ogni caso, lo spettacolo andato in scena in questi giorni la dice lunga su quanta spregiudicatezza, volubilità e pochezza di valori, ideali e solidi impianti strategici alberghino nel quadro complessivo delle forze politiche espresse dal capitalismo italiano. Colpisce, in particolare, la bancarotta identitaria del populismo italico nelle sue maggiori incarnazioni. Intorno al nome di Mario Draghi (ex dirigente di Goldman Sachs, una delle banche d’affari più importanti del mondo, ex governatore della Banca d’Italia e presidente della Banca centrale europea) e ai soldi in arrivo da Bruxelles si sono come d’incanto riuniti quasi tutti i pezzi da novanta dell’ondata populista e sovranista, che sembrava destinata a dettare per anni e anni l’agenda e i codici ideologici della competizione politica. Gli scalcinati e caricaturali giacobini dei nostri tempi, quelli che volevano aprire le istituzioni come scatolette di tonno, si ritrovano oggi gomito a gomito con i fieri difensori della Nazione e della sua sovranità contro l’Europa delle banche. Tutti impavidi paladini del popolo oppresso, dell’uomo comune, e implacabili nemici dei “poteri forti”, oggi si tolgono il cappello davanti alla personificazione vivente di quei poteri forti, sperando in un via libera al loro ingresso nella cabina di regia per spartire i miliardi attesi con il Recovery fund. Per alcuni di loro, come il leader leghista Matteo Salvini, si tratterebbe almeno del terzo, clamoroso, cambio dell’abito di scena in meno di un decennio: secessionista padano, nazionalista italiano e ora europeista responsabile. Miracoli della fedeltà al capitale.
La faccenda potrebbe strappare anche qualche sorriso (in primis agli stessi protagonisti di queste giravolte, gente di mondo, avvezza in realtà ad andare al sodo della politica borghese, senza farsi certo legare le mani dagli slogan riservati alla piccionaia elettorale), se non fosse che ad essere prima sedotti e ingannati, poi scaricati e traditi (in attesa, per altro in genere assai breve, che dal ventre della borghesia fuoriescano nuovi inganni e pifferai magici), sono molti proletari, che hanno spesso affidato le proprie reali esigenze a questi demagoghi e alle loro paccottiglie ideologiche. È tempo che i proletari che hanno dato credito alle varie anime del populismo, se possiedono onestà intellettuale e un minimo di consapevolezza della propria collocazione sociale, traggano un bilancio: quali misure i populisti al Governo (Conte I e Conte II), alla guida di Regioni e istituzioni locali, hanno mai effettivamente adottato contro i “poteri forti”? Quali iniziative sono state realmente messe in campo contro l’“Europa delle banche”?
La verità è che i ventilati provvedimenti contro le aziende che delocalizzano sono rimasti lettera morta, che la tendenza alla precarizzazione del lavoro non è stata seriamente contrastata, che una politica fiscale meno schiacciata sul lavoro salariato non è stata mai nemmeno presa in considerazione. Persino i signori delle Autostrade, oggetto di bellicosi propositi di giustizia popolare nei giorni della tragedia del Ponte Morandi, sono stati in fin dei conti trattati con i guanti dai populisti giunti al Governo.
La lotta sociale di questi difensori del popolo si è sostanzialmente risolta nella continua evocazione da campagna elettorale permanente di due nemici di comodo: l’invasione degli immigrati e i non meglio identificati poteri forti di una non meglio identificata Europa delle banche e delle élite. L’invasione si è già da tempo pienamente manifestata come una trovata farlocca buona a dividere e indebolire i lavoratori e a garantire rapide fortune a politicanti di ogni risma, venendo disinvoltamente messa tra parentesi (un’invasione!) quando la pandemia le ha drammaticamente rubato la scena (ciò non toglie che potrà altrettanto disinvoltamente essere recuperata dal congelatore quando tornerà di nuovo utile). Per quanto riguarda la lotta all’Europa delle banche e delle élite, l’ammucchiata intorno a Draghi consente di risparmiare ulteriori commenti.
Si è aperta una fase che fornisce molto e prezioso materiale, abbondanza di fatti e riscontri, per la riflessione dei proletari che non intendono più essere ingannati. Senza lotta di classe, senza la lotta e la voce autonoma della classe sfruttata, senza l’impegnativo processo di acquisizione della coscienza di classe, i lavoratori finiranno sempre per essere utilizzati nelle dinamiche politiche della borghesia, rimarranno oppressi dalle leggi del capitalismo, tutelate e sostenute da tutte le sue espressioni politiche, qualsivoglia siano le loro apparenze e rappresentazioni. Assisteranno impotenti ai sontuosi banchetti tra quelli che si spacciavano come loro difensori e i “poteri forti” contro cui i loro stessi sedicenti paladini proclamavano a gran voce di volerli difendere. Giorni come questi sono importanti per iniziare ad aprire gli occhi e far sì che questo destino di inganno e sfruttamento possa avere una fine.

Prospettiva Marxista

Fonte

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