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(26 Maggio 2010) Enzo Apicella
Varata la manovra economica da 24 miliardi di euro: sotto attacco gli stipendi e le pensioni.

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(Flessibili, precari, esternalizzati)

Roma: una nuova fase nella lotta degli Assistenti Educativi Culturali

(28 Febbraio 2021)

Da anni seguiamo le lotte che gli Assistenti Educativi Culturali portano avanti nella città di Roma. Trattasi di battaglie dalle molteplici implicazioni, perché non riguardano solo la condizione di lavoratrici e lavoratori che si confrontano con una precarietà estrema, ma anche la garanzia del diritto allo studio per i loro assistiti: gli alunni disabili. Dalla fine di gennaio, questa mobilitazione ha assunto una nuova forma e, dunque, una nuova denominazione: CAOS (Coordinamento AEC Operatori Sociali Autorganizzati). Di cosa si tratta? Di fatto, parliamo di uno sviluppo del Comitato Romano Aec, che si segnala per la tendenza a collocare le rivendicazioni degli AEC in un quadro più ampio, sganciato da una logica puramente categoriale. Nonché per la spinta a rifiutare qualsiasi delega e/o illusione nei confronti della classe politica. I termini generali di questa nuova esperienza ci sono stati spiegati direttamente dagli interessati nella conversazione che segue.

coas in rosso

Prima di tutto vorremmo chiedervi numi circa la vostra nuova denominazione, che sicuramente rimanderà a una nuova progettualità...
In occasione della nostra assemblea dello scorso 30 gennaio abbiamo deciso di cambiare nome, giacché quello originale, Comitato Romano AEC, corrispondeva ad una fase specifica, iniziale della nostra attività, che riteniamo superata. Analizziamo brevemente i termini uno ad uno: non ci sentiamo più un “comitato”, organismo dalle caratteristiche ben precise, limitato nel numero dei partecipanti e volto ad esercitare una pressione a vantaggio di una specifica categoria (di lavoratori e di lavoratrici, nel nostro caso); un Comitato lo siamo stati, oggi, con la crescita della nostra realtà, non lo siamo più; “romano”: molte e molti di noi lo sono, romani, altre ed altri no, e svolgono il loro lavoro nel “sociale”in questa città temporaneamente, e ciò che ci interessa è la condizione del lavoratore e della lavoratrice, non certo la loro collocazione “territoriale”. Per quanto riguarda la figura di riferimento della nostra realtà, l’AEC (sulla quale torneremo più avanti), certamente lo siamo, ma potremmo essere anche altro: è nostro scopo superare la logica della specificità dell’AEC per ripensarci quali operai e operaie del “sociale”, un ambito in cui la frammentazione delle lotte non ha senso, in un contesto che vede la frammentazione dei servizi corrispondere alla logica del profitto, che noi combattiamo.Il nostro obiettivo è lottare tanto per la dignità del nostro lavoro, quanto per i diritti dei bambini e delle bambine di cui ci occupiamo.Siamo assolutamente alieni da ogni logica elettoralistica e rifiutiamo qualunque sostegno a campagne elettorali “social”sulle pagine dei consiglieri comunali. Noi conduciamo una battaglia per l’internalizzazione dei servizi e i consiglieri capitolini la loro occasione per appoggiare tale rivendicazione l'hanno avuta, ma la bocciatura della relativa Delibera, avvenuta lo scorso 16 ottobre, sta lì a dimostrare quanto al sostegno verbale da parte di politici e amministratori non corrisponda alcun intento concreto. Non cederemo mai alla logica della delega, non rinunceremo a lottare in prima persona, nell’illusione che i rappresentanti, tanto sensibili alle istanze dei vertici delle Cooperative, possano operare peril miglioramento delle nostre vite. L’unica via che intendiamo percorrere èquella del conflitto e dell’autorganizzazione, non ci sentiamo “soci”di alcunché di “sociale”, ma lavoratori e lavoratrici dipendenti in quel contesto di economia liberista che, attraverso il meccanismo degli appalti al ribasso, trasferisce enormi profitti alle cooperative “sociali”e determina per noi situazioni di grande disagio.Il nostro nuovo nome è CAOS, Coordinamento AEC eOperatori Sociali autorganizzati. A tal proposito vipresentiamo un estratto del nostro documento di “fondazione”in cui si spiegano sommariamente le scelte alla base del nostro mutamento di nome e di indirizzo: “CAOS perché è la realtà con cui ci confrontiamo quotidianamente nel nostro lavoro tra inciuci mafiosi , tagli, scuole fatiscenti, classi pollaio, mancanza di organizzazione, confusione di mansioni.CAOS perché ci muoviamo, sballottati come pacchi, abitanti di una nevrotica metropoli e come lavoratori e lavoratrici , da una scuola all’altra, tra un servizio e l’altro, da una Cooperativa all’altra.
CAOS perché è quello che viviamo spesso nella nostra interiorità, schiacciati dalle pressioni, dagli obblighi performativi, dai ricatti. CAOS perché è l’unico orizzonte che sembra prospettarci questa società capitalista ormai giunta al suo parossismo. CAOS perché è solo mettendo radicalmente in discussione lo stato di cose presenti che possiamo trasformare le nostre condizioni di vita e di lavoro. CAOS perché il caos è lo spazio privilegiato della creazione, la fonte della creatività. CAOS perché solo chi lo contiene dentro di sé può generare una stella che danza. E’dal CAOS del presente quindi che, insieme ai nostri ragazzi, raccogliamo pezzi diversi, disparati, insoliti, multiformi per costruire una società e un futuro differenti”.

Anche se chi ci legge un po' conosce le vicende degli AEC, sarebbe opportuno tornare sulla vostra figura professionale, sulla sua evoluzione nel corso degli anni e sulla sua collocazione all'interno del cosiddetto terzo settore...
AEC sta per Assistente Educativo Culturale, prima però era l'acronimo di Assistente Educativo Comunale perchè si trattava di una figura dedita all'assistenza ai bimbi con disabilità e dipendente del Comune di Roma. Dagli anni '90 in poi è iniziato il percorso di esternalizzazione che ha visto affidare il servizio alle cooperative sociali. Il Comitato Romano AEC si è formato tre anni fa come gruppo autoconvocato, per presentare una delibera di iniziativa popolare per la quale sono state raccolte, in soli 3 mesi, 12.000 firme (a fronte delle 5.000 necessarie): l'obiettivo era quello di reinternalizzare il nostro servizio.L'affidamento di questo servizio alle cooperative ha avuto effetti disastrosi sull'efficacia del servizio stesso. Solo per citare alcuni problemi: durante i mesi di chiusura delle scuole noi non veniamo pagati, se i bambini si assentano spesso non veniamo pagati.

Qual è l'inquadramento contrattuale degli AEC, quali sono le condizioni in cui si trovano ad operare?

Abbiamo un contratto livello C1 delle coop sociali, quasi sempre part time ciclico verticale. Nelle scuole siamo soli e, poiché non ne siamo dipendenti, spesso non siamo riconosciuti. Un'annosa e dolorosa questione è la logica che muove i bandi pubblici orientati ai soggetti privati, che incide fortementesulle condizioni di lavoratrici e lavoratori sull'utenza. Nel corso del tempo, la tendenza ha continuato a non essere buona e non sembra invertirsi, basti pensare che le coop arrivano a ricevere 24 €/hper il nostro lavoro e a noi ne arrivano solo 7/8. Nei bandi vengono inseriti servizi di ogni tipo, quali corsi di aggiornamento, supervisioni ecc... La maggior parte di noi non li hai mai visti.

Potete parlarci dell’incidenza sulla professione e sull'intero settore dell'Emergenza Covid?

Durante il lockdown la maggior parte di noi è stata esclusa dalla didattica a distanza. Siamo stati costretti a sparire, in un momento assai delicato per i nostri bambini. Quando è ricominciata la scuola, con le varie chiusure di classi e scuole, i dipendenti della cooperativa Roma 81 hanno scoperto che non avrebbero ricevuto il pagamento di malattie/quarantene/permessi ecc. In seguito ad una rapida e importante mobilitazione sotto la sede della cooperativa e al Municipio VII è partito il pagamento di quanto dovuto (alcuni dipendenti avevano ricevuto busta paga a 0 perché costretti da varie quarantene delle loro classi a stare a casa tutto il mese).Tutto ciò ha soltanto evidenziato con violenza quanto stesse succedendo in quella e in altre cooperative. Un quadro peggiorato dall'assenza di visite mediche e da dispositivi di protezione individuali inadeguati (molti di noi hanno iniziato la scuola senza mascherine).


Con la nuova sigla, CAOS, avete già avuto modo di partecipare a iniziative e mobilitazioni?

Sì, nella giornata di giovedì 18 febbraio siamo intervenuti nella manifestazione romana a Piazza San Silvestro, indetta in occasione del voto di fiducia al governo Draghi, dal quale non ci aspettiamo altro cheun ennesimo “massacro sociale”. Nel pomeriggio di mercoledì 24 febbraio abbiamo partecipato al presidio sotto il Municipio di Roma V, portandovi le nostre istanze di internalizzazione dei servizi educativi e ditutti i servizi sociali. Chiunque sia interessato alle nostre prossime mobilitazioni può consultare la pagina FB del CAOS.

Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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