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GIÙ LE MANI DALLA SCUOLA

(14 Marzo 2021)

simbolo potere al popolo

Da lunedì tutta Italia è rossa Covid e le scuole saranno chiuse. Già venerdì 12 marzo in Piazza Grande a Modena, Potere al Popolo aveva aderito alla manifestazione Provinciale per la riapertura delle scuole e per una scuola diversa. Una mobilitazione sostenuta soprattutto perché ritiene che sia inaccettabile che a distanza di un anno il problema del contagio sia attribuibile, senza un reale riscontro oggettivo e numerico, agli studenti e al personale della scuola.

Com'è possibile che lo stesso criterio non sia stato preso in considerazione per le fabbriche o ambienti lavorativi dove non pare invece essere un problema, mentre il contagio si diffonde più che nelle scuole? Gli stessi luoghi dove proprio quei genitori sono costretti ad andare e spesso senza che nessuno controlli l'applicazione corretta dei protocolli di difesa dal Covid.

Se in un'azienda si trovano diversi lavoratori positivi, non succede nulla, mentre la stessa pratica non viene applicata per la scuola.

Diversi sono i fattori che ci vedono al fianco dei genitori ed insegnati abbandonati dalle istituzioni.

Innanzitutto non è possibile che non si sia trovata una soluzione tecnica a queste chiusure. Da subito era possibile organizzare per esempio doppio turni o utilizzare strutture più ampie e assunzione di altri insegnati in lista d'attesa da anni. E non dissipare risorse in modo smodato e a pioggia che di fatto non hanno risolto il problema ma lo hanno solo nascosto. Questo si che avrebbe consentito agli studenti di frequentare le lezioni in modo serio e costruttivo.

Nessuno vuole denigrare l'importante lavoro che, anche con enormi difficoltà, gli insegnanti stanno svolgendo affinché la DAD sia un momento di apprendimento, ma questo metodo sta creando innanzitutto una profonda divisione tra i ceti economici di questa società.

Sono ormai evidenti, per alcuni studenti, l'accentuazione di problemi di comunicazione e di sviluppo della capacità di percepire in modo empatico il rapporto con gli altri. Un esempio sono i bambini disabili e con bisogni educativi speciali la cui assenza dei compagni ha certamente un effetto negativo sul loro recupero. Come il pericolo di una loro ulteriore ghettizzazione o abbandono da parte delle famiglie, soprattutto meno abbienti.

Per poi non parlare, come giustamente ha espresso una mamma in quella piazza che “Mia figlia è ufficialmente una terminalista a 30 ore la settimana”.

Si denuncia spesso che il tasso di natalità sia bassissimo e poi, con la scelta di chiudere la scuola, si punisce i genitori che invece si sono mobilitati o hanno pensano al loro futuro. Altre, invece, erano le scelte da fare.

Dopo un anno che si prosegue nell'applicazione di questa modalità di protocollo nulla è cambiato e quindi, proprio per questo, è ora di cambiarlo. Fabbriche e supermercati di fatto non sono stati coinvolti come avrebbero dovuto, mentre il resto si chiude senza il minimo rispetto e la minima possibile logica coordinazione.

Se è vero che l'istruzione è un diritto sancito dalla costituzione, per noi è incomprensibile che uno Stato e un'amministrazione comunale scarichi sulle famiglie la totale responsabilità della formazione dei propri figli. Gli stessi che ricordiamo rappresentano il futuro del nostro paese.

Com'è possibile pretendere che una famiglia debba acquistare uno a più computer, se ha soprattutto più di un figlio o un genitore in smart working, paghi l'allacciamento internet, sia a conoscenza dei processi di collegamento e sia a disposizione per seguire il figlio durante le lezioni?

La scuola non è mai stata sospesa neanche durante i bombardamenti e per pochissimi giorni anche nelle zone terremotate. Qui la verità è che non si vuole trovare una soluzione e la scelta è politica ed è la stessa che è stata rivolta verso il teatro e il mondo del sapere. Ovvero quello di considerare la formazione e la cultura come non necessaria ad un paese produttivo. Non necessaria a produrre ricchezza da sempre meno distribuita ad un paese che da anni non investe nella ricerca e nello sviluppo anche sul piano internazionale.

Gli studenti devono tornare a scuola e questa inefficienza degli amministratori locali, per lo più assenti in quella piazza, non può essere come spesso accade, scaricata sulle madri costrette a sacrificarsi per i propri figli o peggio indotte a lasciare il lavoro.

Dove sono il Sindaco Giancarlo Muzzarelli e l'assessore Grazia Baracchi all'istruzione? E' giunto il momento che si muovano e la smettano di aspettare che arrivino i vaccini o che passi indenne il picco dei contagi. Gli studenti hanno bisogno di loro e per una volta abbiano almeno il coraggio di urlare insieme a noi che i più giovani non sono degli untori, ma altri sono i luoghi dove avviene veramente il contagio.

Un paese “delle opportunità”, tanto enunciato dal Presidente del Consiglio Draghi, non si costruisce chiudendo le scuole, luogo dove tutti dovrebbero essere considerati allo stesso livello.

La scuola è un diritto per tutti e per questo saremo al fianco di chi ne rivendicherà un giusto e non divisivo insegnamento.

Potere al Popolo Modena

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