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Il ratto d'Europa

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(17 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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    CONTRO LA POVERTA' E LA REPRESSIONE DELLE LOTTE

    (16 Marzo 2021)

    Editoriale del n. 99 di Alternativa di Classe

    carlo e arafat liberi

    Mentre il Governo Draghi sta dando, per ora, segnali di quello che aspetta i lavoratori e i proletari in genere, a partire, ad esempio, dal grande uso di militari per le cariche più delicate, come la nomina del Generale F. P. Figliuolo (peraltro contraddistintosi in Afghanistan come Comandante del Contingente italiano nel 2004-'05) a Commissario straordinario per la Pandemia, seguita a quella del “super-poliziotto” F. Gabrielli al ruolo politico di “Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio”, sono ancora troppi i compagni che si lasciano “distrarre” dalle narrazioni dei media sulle vicende politiche di palazzo.
    Eppure l'accelerazione della crisi, che il COVID-19 ha prodotto, molti proletari la stanno vivendo sulla propria pelle! Soprattutto decessi in famiglia, ed in genere fra i propri cari, caduta in povertà e massima precarizzazione delle condizioni di vita..... La stessa sperimentazione di massa sui vaccini, infatti, cui lo sviluppo capitalistico ci ha condannati, condita da tutte le storture tipiche di questo sistema, pare non bastare per raggiungere anche solo condizioni minime di sicurezza di vita.
    Premesso il fatto che si considerano in “povertà assoluta” le famiglie e le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile, nel 2020 in Italia non solo il fenomeno ha ripreso a crescere, ma si tratta dell'incremento più alto dal 2005, l'anno nel quale sono cominciati i rilevamenti. Anche se è già dall' inizio della crisi, nel 2008, che la povertà assoluta era salita ad alti livelli, senza mai tornare ai livelli pre-crisi.
    Secondo le prime stime ISTAT sul 2020, mentre le famiglie in povertà assoluta aumentano di 335mila, superando i due milioni, un milione di persone in più porta il totale a 5,6 milioni di individui. E' il 9,4% degli ITALIANI, per usare una “categoria” che tutti i politicanti rivendicano di difendere!
    E mentre il Sud rimane l'area dove si registra più povertà assoluta, è, invece, al Nord che se ne è avuto il maggiore incremento, passando dal 5,8 al 7,6%. Risulta anche che le più penalizzate sono le famiglie in cui lavora un solo componente, e tra queste, come era prevedibile, quelle più numerose, con più persone “a carico” del lavoratore. Dati che confermano gli effetti della crisi pandemica sulla produzione, in termini di retribuzioni da lavoro.
    Anche la diminuzione della spesa conferma la natura dei dati esposti. Le famiglie dei residenti in Italia hanno speso il 9,1% meno dell'anno precedente, in linea con la diminuzione del PIL, che è stata del 8,9%, mentre il rapporto deficit/PIL è diminuito del 9,5%, segno del forte aumento del debito (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 97 a pag. 1). Per la prima volta dal 2009, infatti, è aumentato il “deficit primario”, cioè quello al netto degli interessi passivi sul debito pubblico: il più alto della Storia, dopo quello del 1975...
    E' stato poi fatto un confronto tra le famiglie composte da soli italiani e quelle nelle quali è presente uno straniero. Nelle prime la povertà assoluta è passata dal 4,9 al 6,0%, mentre nelle seconde è passata dal 22,0 al 25,7%, circa lo stesso livello di due anni prima: più di una su quattro! Tale dato è ancora peggiore, se si tiene conto che le famiglie con stranieri nel 2018 erano il 31%, mentre nel 2020 sono state il 28,7%, diminuendo anche rispetto al 2019. Per i lavoratori stranieri la crisi pandemica è, in generale, ancora più dura!...
    La “povertà relativa” è, invece, la difficoltà a curarsi, nutrirsi adeguatamente, ripararsi dal freddo, e via di questo passo: il “vivere male”. Si calcola che in Italia le persone che vivono in tali condizioni siano tra i 7 ed i 9 milioni! Tra poveri assoluti e “relativi”, si contano poi in tutto ben 1 milione e 346mila giovani (bambini e ragazzi) in forte difficoltà. Cifre da rabbrividire!
    Tutto questo è avvenuto in un momento in cui i licenziamenti erano bloccati per legge, in un contesto nel quale il COVID-19, contrariamente alle sciocchezze messe in giro dai “negazionisti”, ha colpito anche direttamente, uccidendo, insieme alle disastrose condizioni della sanità italiana (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VIII n. 87 a pag. 2) ed a comportamenti incredibili (inettitudine, interesse o entrambe le cose?) dei responsabili istituzionali, tante persone, in gran parte anziane, che in vario modo contribuivano al magro bilancio delle famiglie proletarie.
    Secondo i rilevamenti ISTAT, nel corso del 2020 sono decedute in Italia 746.146 persone. E' il dato più alto in assoluto dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi! In un Rapporto, stilato congiuntamente all'Istituto Superiore di Sanità (ISS), si afferma che i decessi certamente dovuti al COVID-19 sarebbero in media il 10,2%, anche se appare essere un dato sottostimato.
    Vengono, infatti, poi confrontati i decessi totali con quelli dovuti a Sars-Cov-2. Da tale confronto risulta un andamento nel corso dell'anno congruente con le curve della “prima” e della “seconda” ondata. Durante la prima vi è stato un incremento del 13%, e durante la seconda del 16%, mentre nel periodo intermedio si è ridotto a circa l'1%.
    Se l'insieme dei dati, confrontati con la media dei decessi degli anni del quinquennio 2015-2019, fornisce un aumento di 100.526 decessi, pari ad un + 15,6%, l'incremento reale pare essere ancora maggiore. Tenendo conto, infatti, che i primi decessi aventi COVID-19 come “causa di morte” sono di fine Febbraio '20, e confrontando perciò solo le morti degli ultimi dieci mesi dell'anno con quelle del precedente quinquennio, si avrebbe un aumento di ben 108.178 persone, pari al 21%!...
    Esaminando ancora i decessi, questa volta per fasce di età, non c'è dubbio che i più colpiti siano stati gli anziani. Mentre la fascia che ha dato il contributo maggiore alla mortalità è stata quella fra i 65 ed i 79 anni, con l'11%, quella che ha avuto l'incremento maggiore è quella dagli 80 anni in su, con un incremento del 76,3%. I “meno anziani” sono cresciuti “solo” del 20%. Sommando le due fasce di età aventi la stragrande maggioranza dei pensionati, gli anziani deceduti nel 2020 sono stati oltre 20mila in più della media degli anni precedenti!...
    Anche la concentrazione territoriale dei decessi nelle due “ondate” della pandemia va a confermare l'alto contributo del Coronavirus in termini di vite umane alla “mortalità 2020”. La regione più colpita è stata senza dubbio la Lombardia, con un incremento di morti del 111,8% nella prima fase, proprio quando si sono verificate la strage della mancata “zona rossa” ad Alzano Lombardo e quella delle RSA. Più della metà dei casi di COVID-19 nel 2020 si è concentrata tra Lombardia, Piemonte, Veneto e Campania.
    Alla diminuzione del PIL hanno contribuito tutte le voci rilevate, ad eccezione della spesa delle pubbliche amministrazioni, cresciuta del 1,6%. Vi è stato, infatti, un crollo dei consumi delle famiglie (- 10,6 %), con una diminuzione della domanda interna del 7,8 %, come sono diminuite sia le importazioni (- 12,6 %), che le esportazioni (- 13,8 %), anche se è continuato il trend in crescita della bilancia commerciale con un saldo positivo del 3,66% del PIL nominale, pur in presenza del crollo del commercio mondiale.
    L'insieme dei dati descritti rivela che il 2020 è andato male sì, ma non per tutti “gli italiani”, ed, in particolare, non male per i padroni di alcune aziende... (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VIII n. 95 a pag. 2). E' andata, invece, certamente male per tutti i proletari che vivono e/o lavorano in Italia, ed è sul loro sfruttamento che le aziende “durevoli” sui mercati, per dirla con M. Draghi ed i “G30” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 98 a pag. 2), cercheranno di ricostruirsi maggiori margini di profitto!
    Il nuovo premier non parla più di “decreti-ristori”, ma nel prossimo Decreto-sostegni dovrebbero essere contenute le prime misure considerate urgenti. Oltre a sostegni alle aziende in crisi ed al condono di sanzioni agli evasori, nonché ad una nuova deroga al “Decreto dignità” per favorire i contratti a termine, vi dovrebbero trovare posto una proroga della Cig per il COVID e, onde evitare lo “scoppio della bomba sociale”, qualche forma di blocco dei licenziamenti fino al 30 Giugno.
    In un contesto di “terza ondata”, aumento dei contagi e “mini-lockdown” con molte regioni “rosse” e le altre “arancioni”, il Governo, stretto tra la Confindustria di C. Bonomi, che ha già chiarito che non intende assumere nessuno senza potere prima tornare a licenziare, e l'esigenza di non scoprire del tutto e troppo presto la propria natura padronale, parla di un transitorio “blocco selettivo”. In ogni caso, sia Confindustria, che i sindacati confederali, che dimostrano di non notare l'evidente contraddizione in termini del discorso di C. Bonomi, spingono per il ripristino di forme di concertazione. E Draghi dimostra di apprezzare...
    Mercoledì 10, infatti, è stato solennemente firmato da Governo, Confindustria e Confederali il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”, che, pur nella sua genericità, sancisce, per la Pubblica Amministrazione, una “semplificazione dei processi” e delle procedure, “investimenti in digitalizzazione”, percorsi di “formazione del personale”, con normalizzazione dello “smart working”, e l'avvio di “nuove relazioni sindacali”. Il Ministro R. Brunetta si è affrettato a chiarire che potranno esserci forme di uscita per chi non intenderà adeguarsi, lasciando, così, aperta la strada a nuove assunzioni.
    Di fatto la concertazione è partita anche con la “Riforma degli ammortizzatori sociali” da estendersi fino alle piccole aziende, per le quali la cessazione del blocco dei licenziamenti sarà raccordata alla introduzione dei nuovi ammortizzatori, che dovrebbero diventare per tutti su base assicurativa. Facilmente, quindi, a carico del lavoratore, futuro cassintegrato... Il Ministro A. Orlando ha assicurato, comunque, che è partito il lavoro comune delle “parti sociali” su questa “riforma”.
    A mostrare quali siano le intenzioni del Governo, nei confronti dei lavoratori e dei proletari in genere, sono i fatti di Piacenza e di Prato. Mercoledì 10 vi sono state 25 perquisizioni poliziesche per i picchetti messi in atto durante la lotta, peraltro vincente, ai magazzini TNT-FedEx di Piacenza, seguiti anche da due arresti domiciliari, cinque divieti di dimora, sei avvisi di revoca del permesso di soggiorno, con multe ed altre gravi misure. Lo stesso giorno a Prato tre cariche poliziesche al presidio di massa davanti alla Texprint, che durava già da sessanta giorni...
    Oltre ad esprimere solidarietà ai lavoratori ed ai sindacalisti del SI Cobas colpiti dalla repressione, nonché alle stesse lotte in atto, occorre capire davvero cosa rappresenta questo “governo del Presidente”, ricercando ampie convergenze su percorsi di lotta capaci di aggregare i proletari su obiettivi sentiti e presenti oltre il livello nazionale. E, ad esempio, le problematiche sulla salute non sono certo le ultime in tal senso.

    Alternativa di Classe

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