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UN IMPEGNO ARDUO MA INDISPENSABILE

editoriale "nuova unità" n. 2/2021

(29 Marzo 2021)

I lavoratori devono capire che è possibile una società diversa da quella fallimentare che propone il capitalismo. Un altro sistema sociale dove non c'è posto per padroni, sfruttamento, oppressione

nuova unità

Sul numero 1 abbiamo anticipato l'arrivo di Draghi, prima del suo insedia-mento. Ora il salvatore della patria sta governando un esecutivo di "unità nazionale". Draghi ha affidato i più importanti ministeri alla destra e accontentato - tra ministri e sottosegretari - tutti i partiti, riportato la Lega al governo, e reinserito la Gelmini che solo qualche anno fa tanto danno ha fatto come ministra dell'istruzione e ridato a Brunetta di finire il suo compito contro i fannulloni!
Si è anche circondato di uomini "forti": Gabrielli, Giannini, Figliuolo. Superpoliziotti con formazione Digos, specializzati in antiterrorismo e antieversione, con esperienza di manifestazioni di piazza e di caccia ai cosiddetti terroristi, in buoni rapporti con l'intelligence.
A gestire l'emergenza Covid 19, ha chiamato il generale dell'esercito Figliuolo, già Comandante del contingente italiano in Afghanistan e delle forze NATO in Kosovo, tanto per abituare alla presenza militare sul territorio.
Sappiamo che tutti i governi rappresentano il comitato d'affari della borghesia, il compito di questo governo - gradito all'Europa, alla finanza internazionale, alle logge massoniche, alla Nato e, grazie all'appoggio servile dei mass media, approvato anche dall'opinione pubblica - è quello di gestire i finanziamenti stabiliti con l'UE. Per fare ciò, in fase di pandemia, dovrà ricorrere a misure sempre più vergognose su occupazione, sanità, istruzione, servizi sociali, trasporti ecc.
Un'ulteriore stretta economica, con peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita delle masse, può dare vita a movimenti sociali (è auspicabile!), che preoccupano il potere. Mentre i decreti Salvini sono sempre in vigore c'è da aspettarsi una trasformazione dello Stato, un nuovo disegno repressivo e la preparazione del terreno su cui ogni repressione, ogni limitazione di libertà, ogni decreto sicurezza contro lavoratori in lotta e militanti, venga accolta dall'opinione pubblica come misura necessaria alla salvaguardia del “benessere comune” e in questo Covid 19 aiuta molto.
Questo governo, dopo aver annunciato la "novità" del condono (i furbetti ringraziano), ha dato il via alla missione militare come parte della Task Force europea Takuba - approvata dal parlamento lo scorso giugno - nel Sahel. Un'altra missione "umanitaria" per la lotta contro il "terrorismo", per la "stabilità e sicurezza". In realtà è un territorio ricco di materie prime saccheggiato e impoverito dalle potenze imperialiste e rappresenta un passaggio decisivo dei migranti verso l'Europa da controllare e bloccare.
Probabilmente sarà il governo che metterà le mani sulla Costituzione indiriz-zato sempre più a favore del potere politico ed economico della borghesia nel senso del "Piano di Rinascita Democratica” di Gelli e della sua Loggia P2.
La borghesia sa bene che quando ci sono le "strette" e le condizioni si aggravano incombe il "pericolo"comunista. Quel comunismo che faceva paura quando uscì il "Manifesto del Partito comunista" di Marx ed Engels che iniziava con le parole “Uno spettro si aggira per l'Europa - lo spettro del comunismo" che vide tutte le potenze della vecchia Europa alleate in una caccia spietata contro questo spettro e che fa paura perché continua a ricordare alla classe borghese il destino che la attende.
Anche se oggi la situazione è diversa. Non c'è più il PCI che, prima della sua involuzione, per molti anni ha prospettato una parvenza di società diversa dal capitalismo; non c'è più il campo "socialista" che - se pure criticabile - era un riferimento per la classe operaia che per anni hanno gridato "faremo come in Russia".
I lavoratori per molte ragioni, che affrontiamo spesso sulle nostre pagine, vedono soprattutto sconfitte, il movimento operaio è in una fase di resistenza non certo all'attacco (il contratto dei metalmeccanici è solo un esempio).
I comunisti incontrano mille difficoltà per organizzarsi, per rendersi credibili e riuscire a fare capire alla classe lavoratrice che è possibile una società diversa, un altro sistema sociale senza padroni né sfruttamento, né oppressione.
Nonostante tutto la borghesia continua a temere che la propria sopravvivenza sia messa in pericolo e che fa?
Rafforza la denigrazione delle idee comuniste attraverso tutti gli strumenti che ha a disposizione: dai programmi scolastici e educativi, all'indottrinamento mediatico - da quello più becero a quello più raffinato -, dalla cultura all'industria del cinema (non c'è un telefilm senza attacchi verso Cuba, Venezuela, Cina, Russia, Corea del nord...). Ci sono i premi Nobel ai vari Pasternak, Sakharov, Solženitsyn, Gorbacëv, Aleksievic; al premio “Sakharov” ai vari “Memorial”, Oleg Sentsov o opposizione democratica” bielorussa.
La diffamazione è sottile e subdola e può passare inosservata, ma penetra nelle menti e nella coscienza delle persone. Sono tutte idee con le quali la borghesia condiziona perché venga accettato che i comunisti vanno messi fuori legge in quanto “criminali”, e che il comunismo deve essere abolito per legge per il “bene comune" quindi fare in modo che sia la massa a richiederlo, per la “propria sicurezza”.
Nei decenni, l'anticomunismo ha assunto varie forme, è ricorso agli interpreti e ai mezzi più diversi: dai più estremi e terroristici, ai più sofisticati. L'obiettivo è sempre quello di scongiurare la presa di coscienza delle condizioni di vita e di sfruttamento da parte delle classi sottomesse e, dunque, irretire la loro aspirazione a liberarsi.
A gennaio, in occasione del centenario della fondazione del Partito Comunista d'Italia, abbiamo visto tutti - dai reazionari alla cosiddetta sinistra - liberi di sentirsi in dovere di sproloquiare sulla decisione dei comunisti di rompere nel 1921 con l'opportunismo per programmare un diverso tipo di società, di definire la società socialista condannata “alla dittatura e alle fucilazioni”, di accusarli di aver con la "sciagurata scissione" e le "lacerazioni profonde" di aver favorito il fascismo.
Quando il Presidente della Repubblica si batte il petto per foibe e “crimini dei comunisti slavi contro gli italiani”, falsificando la storia, tacendo sui crimini fascisti e le leggi razziali, accusando chi non è d'accordo di negazionismo. Quando celebra via Fani o l'anniversario della morte di Biagi ma non spende una parola per tutti i morti quasi giornalieri su e da lavoro, cosa fa?
Quando il Presidente del Consiglio (che ha ben imparato dai gesuiti), nel di-scorso del suo insediamento cita il Papa e il Signore (incurante che siamo una repubblica laica) si richiama al teologo anticomunista Karl Paul Reinhold e alla sua “preghiera per la serenità”, e si preoccupa che le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, cosa fa? Entrambi rispolverano il “pericolo comunista”.
L'ideale comunista è sotto attacco in tutto il mondo, la pianta “sempreverde” è quella della storia sovietica, con «le fucilazioni e le dittature proletarie». Si arriva a dire che i comunisti si erano macchiati dell'olocausto; che se Stalin “si è alleato con Hitler”, significa che è ugualmente responsabile non solo della “invasione della Polonia”, non solo della “spartizione dell'Europa”, ma anche degli stessi crimini del nazismo: anzi, se non fosse stato per Stalin, Hitler non avrebbe nemmeno cominciato la guerra e allora “non c'è da aspettarsi nulla di diverso dai comunisti di oggi”.
La risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019, con l'equiparazione tra nazismo e comunismo e l'auspicio al divieto di “ideologia e simbologia comuniste”, è stata per ora l'ultima tappa nella “istituzionalizzazione” della tesi sulla pari responsabilità di Germania nazista e URSS nello scatenamento della guerra e su un fantomatico “retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla dittatura comunista, nazista e di altro tipo”.
Tutto il mondo capitalista inneggia alle rivoluzioni colorate, ai golpisti vene-zuelani, ai reazionari russi e bielorussi, plaudono alle tesi revisionistiche, vede ancora la Russia comunista e si spende per la liberazione di Navalny, un razzista e nazista mascherato da democratico.
In conclusione possiamo dire che l'anticomunismo è nato con il comunismo, è nato con la presa di coscienza della propria condizione da parte della classe operaia, sottoposta alla diretta oppressione della moderna classe dominante, la borghesia. Tutta la campagna della borghesia con la denigrazione delle idee comuniste è legata a mantenersi il potere e ai suoi obiettivi attuali che sono quelli di preparare il terreno agli ennesimi attacchi padronali sul lavoro e sulla vita delle masse.
È evidente che per far fronte all'attacco spietato della borghesia e dei suoi tirapiedi anticomunisti, sia necessario un autentico Partito comunista, strumento politico e organizzativo della classe lavoratrice. Ma per ricostituirlo si deve rafforzare il processo di unità dei comunisti, di organizzazione, di amplificazione della difesa degli ideali comunisti.
Un impegno arduo per propagandare le proprie idee e rendersi credibili se si confronta la differenza di mezzi a disposizone tra i comunisti e il potere dominante, ma è indispensabile per far sì che i lavoratori maturino la convinzione che è possibile una società diversa da quella fallimentare che propone il capitalismo. Un altro sistema sociale dove non c'è posto per padroni, sfruttamento, oppressione.

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