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EX ILVA: L'AVVELENAMENTO DELLA POPOLAZIONE PUO' CONTINUARE "LEGALMENTE"

(31 Marzo 2021)

Pubblicato sulla rivista “nuova unità” n. 2 marzo 2021

nuova unità

Ex Ilva: l’avvelenamento degli operai e della popolazione può continuare “legalmente”

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso di ArcelorMittal e commissari contro l’ordinanza del Tar: l’ex Ilva non spegne gli altoforni che possono continuare a inquinare.


Il 12 marzo 2021 il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva dell’ordinanza del Tar di Lecce che convalidava la decisione presa un anno fa dal sindaco di Taranto che intimava ad ArcelorMittal e all’Ilva in Amministrazione straordinaria di intervenire per ridurre le criticità legate all’inquinamento della fabbrica.

Dopo vari ricorsi, sia della società che gestisce gli impianti siderurgici di Taranto, sia della società proprietaria degli stessi - che avevano chiesto di bloccare la sentenza con la quale, lo scorso 13 ottobre, il Tar Lecce ha ordinato ad ArcelorMittal di spegnere gli impianti ritenuti inquinanti entro 60 giorni - ora è arrivata la sentenza favorevole all’azienda.

I giudici della Quarta sezione, hanno «ritenuto prevalente l'esigenza di evitare il grave e irreparabile danno che sarebbe derivato dalla sospensione dell'attività, cui si sarebbe dovuto procedere entro la scadenza dei termini stabiliti nell'ordinanza stessa».

Inoltre per il Consiglio di Stato «non è stato adeguatamente smentito che lo spegnimento della cosiddetta "area a caldo" in tempi così brevi e senza seguire le necessarie procedure di fermata in sicurezza, avrebbe comportato con certezza gravissimi danni all'impianto, tali da determinare di fatto la cessazione definitiva dell'attività».

Questo, tradotto in altre parole, significa che anche se continua a inquinare e uccidere i lavoratori e popolazione residente, all’ex Ilva «L’attività produttiva dello stabilimento può dunque proseguire regolarmente».

Ancora una volta il governo, lo Stato borghese, si schierano a difesa dei padroni: il profitto prima di tutto.

Chi era illuso si salvaguardare la salute attraverso la magistratura ha dovuto ricredersi.

La salute si difende bonificando gli ambienti di lavoro, eliminando le lavorazioni nocive.

La difesa del posto di lavoro e del salario, della salute in fabbrica e nel territorio si scontra giornalmente con la logica del massimo profitto.

I padroni, minacciando licenziamenti e delocalizzazioni; cercano col ricatto della perdita del posto di lavoro di contrapporre i lavoratori alla popolazione ma non spendono soldi per mettere in sicurezza impianti nocivi e inquinanti.


In questa, come in molte altre fabbriche, dove la contrapposizione tra i lavoratori e la popolazione è gestita direttamente dal movimento sindacale confederale a favore del padrone con gravi danni per la salute sia degli operai, sia della popolazione il ruolo di servi del padrone dei sindacati confederali e concertativi è la dimostrazione del potere dei padroni.

Ancora una volta il dominio incontrastato del padrone nella fabbrica e nella società si evidenzia con le istituzioni che si schierano sempre col padrone.

In questi anni abbiamo visto spesso inchieste nelle quali politici, sindacalisti, medici, scienziati, istituzioni, tecnici sul libro paga dei padroni hanno ricevuto generose “donazioni” e privilegi in cambio del controllo e del contenimento all’interno delle compatibilità aziendali o nazionali delle rivendicazioni dei lavoratori.

Negli anni '70 nelle fabbriche di Sesto San Giovanni, in un’altra situazione economica e politica, la contraddizione fu risolta direttamente dagli operai con fermate improvvise, scio-peri spontanei di gruppi di lavoratori, in particolare delle lavorazioni a caldo di forgia e fonderia (costretti a lavorare pezzi di acciaio dai 1250 ai 1500 gradi centigradi) quando, nei mesi estivi, la temperatura sul posto di lavoro diventava intollerabile provocando continui svenimenti fra gli operai.

Queste lotte contro la nocività - che non delegavano a nessuno il problema della salute in fabbrica, né al padrone, né al sindacato - attraverso cortei interni e discussioni con tutti gli operai costrinsero i sindacati a rincorrere gli operai anche sul problema dell’organizzazione capitalistica del lavoro.

Delegare la difesa del posto di lavoro e la salute al padrone al governo, alla magistratura, al sindacato, alle istituzioni è il modo migliore per perderli entrambi.

La difesa del posto di lavoro e della salute si può realizzare solo nella lotta in fabbrica e nel territorio, nella critica all’organizzazione capitalistica del lavoro.

Quando gli operai manifestano la loro autonomia di classe con scioperi contro il padrone e i dirigenti responsabili della brutalità delle condizioni di lavoro nocive lottano non solo per loro, ma per la maggioranza dell’umanità.

Delegare al padrone e agli istituti specializzati il controllo della nocività e dell’inquinamento ambientale sul lavoro e sul territorio è come legarsi al collo una corda sperando nella buona fede del boia che la tiene in mano.

La lotta per la difesa della salute ha bisogno di partigiani, rimanere neutrali nella lotta di classe, astenersi dalla battaglia non garantisce né il posto di lavoro né la salute dei lavoratori e della popolazione.

Il sistema capitalista, nella continua ricerca del massimo profitto, distrugge gli esseri umani quanto la natura e non si può accettare di barattare il lavoro di alcuni contro la salute di tutti.

Si lavora per vivere, non per morire! Se i padroni ci vogliono costringere a lavorare per continuare a intascare profitti facendoci rischiare la vita ogni giorno nei luoghi di lavoro malsani, in fabbrica in reparti nocivi e inquinando il territorio, dobbiamo dire chiaramente che noi vogliamo lavorare in sicurezza e che a condizione di morte niente lavoro.

La scelta fra morire di fame e morire di cancro non è una scelta.

La lotta del movimento operaio è da sempre una lotta contro lo sfruttamento, per eliminar-ne le cause, la società capitalista basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

La salute si rivendica e la nocività si elimina.

È questa la lotta che vale la pena di fare. Ancora una volta il governo interviene per sospendere un'ordinanza che bloccava un impianto di morte, inquinante e pericoloso per gli operai e la popolazione dimostrando che i nemici sono in casa nostra: i padroni e i loro governi.

Michele Michelino

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