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L'angoscia dell'anguria

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(24 Luglio 2013) Enzo Apicella

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Primo Maggio 2021

(30 Aprile 2021)

Mentre la crisi economica acuisce le tensioni tra gli Stati e accelera la corsa al riarmo, in questo Primo Maggio, scandito dalla pestilenza e da venti di miseria e di guerra, il proletariato internazionale, unito al di sopra di ogni frontiera, lanci di nuovo la sua sfida al morente mondo borghese:
COMUNISMO!

La guerra sul commercio dei vaccini che si è scatenata tra gli Stati impedisce di affrontare la crisi sanitaria. Anche questo dimostra che il regime del Capitale, basato sullo sfruttamento del lavoro salariato e sul profitto, è quello di una società morente e ormai incapace di sapere e di fare.

La pandemia, che in una società non più mercantile avrebbe unito gli sforzi della scienza e della tecnica nel comune obbiettivo del suo contenimento, al contrario è nuovo motivo di antagonismi e di scontro fra le borghesie nazionali, al di sopra di fronti e alleanze.
Ogni Stato non ha esitato a sacrificare i propri lavoratori per difendere l’ “economia nazionale”, che significa solo il Capitale nazionale, nel tentativo di approfittarne per prevalere sui concorrenti.

I vaccini, che dovrebbero essere a libera disposizione dell’umanità, divengono un’arma di guerra, delle borghesie ricche contro le classi povere dei paesi meno industrializzati, o strumento di pressione diplomatica o militare.
La crisi economica di sovrapproduzione di merci, esacerbata dalla pandemia, fa montare ovunque la disoccupazione. In questa situazione la classe operaia vede ovunque peggiorate le sue condizioni.

In tutti i Paesi è accelerata la rovina della piccola e media borghesia, chiudono gran parte delle sue attività commerciali e piccolo produttive, mentre profitti e rendite del grande capitale continuano a crescere.
I salari inferiori al necessario, l’orario lavoro così prolungato che non lascia spazio a nessuna altra attività umana, i ritmi sempre più frenetici, la disoccupazione, la precarietà e l’insicurezza permanenti, il doppio sfruttamento della donna proletaria, questi i ricatti, le armi contro la classe operaia per mantenere il privilegio economico di una borghesia inetta e condannata dalla storia.

Di fronte a questo attacco a scala internazionale del regime borghese, ugualmente compatta deve essere la risposta della classe operaia.
Già si registrano sparsi tentativi di vera lotta di classe nel mondo. Si manifestano in alcune categorie, spesso quelle maggiormente oppresse. Queste lotte dimostrano che minoranze proletarie sanno di essere sfruttate e sono ribelli al giogo del capitale, ma ancora non riescono a saldarsi, a prendere la testa della stragrande maggioranza dei proletari, spesso succubi delle illusioni del riformismo.
Il regime del Capitale si fa sempre più dispotico e militarista, anche negli Stati che si proclamano democratici. Ovunque si rafforzano le leggi contro gli scioperi e contro le organizzazioni sindacali classiste e si allevano movimenti populisti, razzisti, nazionalisti e di estremismo religioso, tutti pronti ad appoggiare l’apparato repressivo dello Stato contro ogni tentativo di ribellione proletaria.

Ma il proletariato non ha nulla da aspettarsi nemmeno dalla difesa della democrazia borghese, che è solo una maschera della sua spietata dittatura.

La crisi economica, aggravata dalla pandemia, si ripercuote sui bilanci degli Stati, i proventi della tassazione sono crollati mentre cresce il debito pubblico a causa degli interventi per venire in aiuto dei capitalisti.
Mentre grande impegno andrebbe profuso per rafforzare il sistema sanitario mondiale, per ridurre drasticamente la folle sovrapproduzione di merci inutili, per difendere quelle risorse naturali che permettono la armonica riproduzione delle specie animali e vegetali, si osserva che nel regime del Capitale nulla cambia, né può cambiare, nella destinazione delle forze e nelle risorse sociali.
La crescita delle spese militari accelera, i grandi Stati assumono atteggiamenti aggressivi per assicurarsi il controllo di regioni e di punti strategici, predisponendosi a una nuova guerra generale. Nel 2020, la spesa militare mondiale ha superato l’enorme cifra di 1.830 miliardi di dollari, il 3,9% in più rispetto all’anno precedente.

La crisi economica non si fermerà con la fine della pandemia. E investirà con violenza le classi lavoratrici e le mezze classi. Ma travolgerà anche interi settori finanziari, industriali e del commercio. Aumenterà ancora la tensione tra le maggiori economie e tra gli imperialismi: gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, la Germania, il Giappone, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia...
In questa cruciale situazione il proletariato – classe da sempre internazionale, di fatto e nei destini storici – deve guardarsi indietro e ritrovare la grande forza delle sue possenti organizzazioni economiche e politiche, quelle che, un secolo e mezzo fa tentarono “l’assalto al cielo” della Comune di Parigi e un secolo fa fecero tremare tutte le classi dominanti del mondo riuscendo a prendere il potere in Russia e a instaurarvi la propria dittatura.

Il primo Stato proletario fu distrutto dall’interno dal tradimento stalinista; lunga è ancora la strada per risollevarsi da quella sconfitta, ma quel momento verrà.

Il proletariato rigetterà allora ogni chiusura nazionalista, ogni solidarietà nazionale con la propria borghesia. Rifiutata la via della collaborazione di classe cui lo invitano i partiti socialdemocratici e i sindacati collaborazionisti, rafforzerà, contro di essi, le sue organizzazioni, i suoi veri sindacati, necessari alla difesa delle sue quotidiane condizioni, e il suo partito, organo indispensabile per dirigere la lotta contro gli Stati borghesi per la rivoluzione comunista mondiale.


Volantino in versione PDF: https://www.international-communist-party.org/OtherLanguages/All_Lang/PDF/1may2021_It.pdf

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