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Dal malcontento alla lotta aperta
contro il capitale

(12 Maggio 2021)

scintilla

Mentre governo e parlamento ci mostrano con l’approvazione del PNRR come si approfitta della pandemia per rafforzare il grande capitale, le condizioni dei proletari continuano a peggiorare drammaticamente fra licenziamenti, morti sul lavoro, miseria crescente. E per chi lotta contro i padroni ci sono manganellate e denunce.

La pandemia ha messo in piena luce il vero volto del capitalismo e degli Stati borghesi, che perseguono politiche che mettono al centro il profitto e non il soddisfacimento delle esigenze sociali. Vi sono sempre più restrizioni per i lavoratori, ma nessuna restrizione per il capitale; vi è sempre meno Stato per i lavoratori, e sempre più Stato per i grandi capitalisti.

Non è il virus ad essere antioperaio e antidemocratico: è l’attuale ordinamento sociale ad esserlo. Il capitalismo non ha nulla da offrire agli operai e alle masse lavoratrici, è un sistema marcio che necessita di essere rovesciato.

Questo è un punto chiave da afferrare per sviluppare la lotta per un nuovo e superiore ordinamento sociale fondato sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e di scambio. Lotta che per essere vincente deve vedere come protagoniste le grandi masse sfruttate e oppresse, dirette dal Partito comunista.

Nel periodo attuale si vanno preparando nuove condizioni per la ripresa di attività delle masse.

La crisi determina la crescita del malcontento e della protesta sociale; è un fenomeno internazionale che in alcuni paesi si esprime in forme di mobilitazione e di lotta massive e acute.

L’indignazione e la rabbia dei lavoratori e dei popoli si infiamma quando i governi approvano misure che favoriscono i padroni e i ricchi, quando i problemi sociali come la disoccupazione raggiungono livelli intollerabili, quando si vede che il patrimonio dei più grandi proprietari del pianeta è cresciuto a dismisura, mentre milioni di lavoratori fanno la fame.

Come reagisce la borghesia a questa situazione? Si muove fra due soluzioni: da un lato la repressione e la reazione aperta; dall’altro timide aperture volte a stabilire misure per venire incontro ad alcune necessità popolari, ad es. attraverso le raccomandazioni per l’introduzione di tasse su persone e imprese che godono di maggiori entrate (si leggano i recenti discorsi di funzionari del FMI e della Banca Mondiale).

Dietro questi discorsi non c’è la preoccupazione per i milioni di proletari senza lavoro e senza salario, ma per una situazione che può sfociare rapidamente in vaste esplosioni di protesta sociale.

La preoccupazione di “lor signori” non è infondata.

La situazione pone ai comunisti del nostro paese il compito di mettere al centro dell’attività di massa la necessità di una ripresa di resistenza, di organizzazione, di lotta, a partire da quella contro i licenziamenti e il peggioramento delle condizioni di vita delle classi lavoratrici, per stabilire legami con i settori avanzati.

Per avanzare in questo lavoro ci vuole uno sviluppo politico-organizzativo: passare alla costruzione dell’Organizzazione comunista preparatoria del Partito, realizzando l’unità dei comunisti sulla base del marxismo-leninismo.

Editoriale di Scintilla, n. 115 – maggio 2021

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