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GERMANIA: CONTRO LA LEGGE DEL CAPITALE!

(30 Maggio 2021)

Dal n. 101 di "Alternativa di Classe"

Olaf Scholz

Olaf Scholz

I recenti scandali finanziari in Germania sono il risultato di un sistema giuridico che tutela gli interessi dei grandi patrimoni. Da dove cominciare? Dallo scandalo dei motori diesel e dal vantaggio sulla concorrenza ottenuto con l'inganno? Dagli accordi sottobanco tra le aziende automobilistiche, che vanno avanti così da anni e sono la massima espressione della società capitalistica tedesca basata sulla concorrenza? O vogliamo cominciare da Cum-ex, la frode fiscale che in Germania ha visto ricchi borghesi, con l'aiuto di “rispettabilissime” banche, farsi rimborsare imposte mai pagate?
L'ultima fuga di dati dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, finita nell'inchiesta giornalistica FinCenfiles, lascia senza parole: le rivelazioni dimostrano l'enorme portata delle operazioni di riciclaggio condotte dalle banche più prestigiose, senz'altro a conoscenza del fatto che si trattava di denaro sporco, proveniente da contrabbando di armi, truffe milionarie, oligarchie criminali e boss mafiosi. Insomma, la complicità nell'evasione fiscale, in Germania, è una normale operazione d'affari.
Un altro caso interessante è quello della JPMorgan Chase. La grande banca statunitense ha ricevuto una multa di 920 milioni di dollari, per aver manipolato i prezzi dei metalli preziosi. Questo colosso bancario si è servito anche del cosiddetto spoofing (falsificazione), una procedura con cui operatori finanziari, di colpo iperattivi, simulano una serie di velocissime compravendite in grado di influenzare i prezzi a proprio vantaggio.
A descrivere questi casi come una ”trasformazione carcinomatosa del capitalismo” non è stato un foglio marxista, ma il quotidiano economico e finanziario tedesco Handelsblatt. Anche l'azienda di tecnologie e servizi finanziari, Wirecard, è sospettata di aver trasformato “aria fritta“ in denaro contante. Secondo gli inquirenti, grazie ai suoi trucchi contabili, l'azienda si era gonfiata tanto da sembrare un gigante globale. In realtà, aveva creato un buco di bilancio di 1,9 miliardi di euro.
Le autorità di vigilanza tedesche sono rimaste a guardare le manovre della Wirecard senza intervenire. Il caso Wirecard è il maggior scandalo finanziario tedesco degli ultimi tempi. Il Ministro delle finanze tedesco, il socialdemocratico Olaf Scholz, avrebbe ipotizzato di salvare dal fallimento l'azienda, inserendola tra le imprese destinatarie degli aiuti di Stato, contro la crisi provocata dalla pandemia da COVID-19.
Il crack della Greensill Bank, controllata tedesca, con sede a Brema, dell'australiana Greensill Capital, rischia di provocare ingenti danni a diversi Municipi tedeschi, come Monheim, Emmerich, Colonia e Bad Duerrheim. In tutto si tratta di ben 50 Municipi. Greensill in Germania ha tra i suoi clienti una marea di soggetti istituzionali, Comuni come Monheim, lander come la Turingia, la città di Colonia, che lì aveva depositato circa 15 milioni di euro, da utilizzare per la ristrutturazione del teatro dell'opera.
Sono più di 50 gli attori pubblici che hanno scelto di rivolgersi a Greensill Bank e la ragione è nella caccia spasmodica a tassi di interesse convenienti: Greensill Bank offriva commissioni vantaggiose sui depositi, in un periodo storico caratterizzato dai tassi negativi imposti dalla Bce, per garantire liquidità e prestiti alle imprese.
Basti pensare che le Casse di risparmio tedesche (Sparkassen) applicano un tasso dello 0,5% sui depositi di investitori istituzionali. Qui nasce il problema: come in altri Paesi capitalistici, anche in Germania i depositi sono garantiti dall'assicurazione dello Stato, ma questo non vale, dal 2017, per i soggetti pubblici, esclusi per legge dallo schema di tutela dei depositi.
Circa l'85% dei 3,5 miliardi di euro depositati fanno capo a investitori garantiti, ma ci sono circa 500 milioni di euro di clienti istituzionali, principalmente i Comuni che ora hanno un solo grande timore: dover dire ai cittadini di aver perso i loro soldi.
Due sono le reazioni alle notizie che arrivano dal capitalismo finanziario. La prima è la tradizionale indignazione morale, anche perchè i “super eroi“ della finanza spesso sono i modelli dei giovani più ambiziosi. Nel caso della Wirecard, un'azienda di provincia sbarcata sullo scacchiere globale, ne era innamorata la borghesia tedesca, orgogliosa di questi vincenti dall'istinto predatorio e in ottimi rapporti con la politica.
La seconda reazione è di chi ha fatto il callo a questi scandali, dei realisti del capitalismo, che condannano le truffe, ma allo stesso tempo sottolineano che l'indignazione dell'ingenuo consumatore medio è poco utile, quando si tratta di complesse questioni economiche e finanziarie. Dicono: impostori e truffatori ci sono sempre stati.
Entrambe le reazioni, indignazione e normalizzazione, sono comprensibili. Ma spiegare scandali e truffe, imputandoli esclusivamente alla totale assenza di moralità dei singoli, non è utile all'analisi del fenomeno. C'è la questione del rapporto tra chi viola la legge e la società che gli permette di farlo con successo. Quello che un tempo valeva per la proprietà terriera, oggi vale per il sistema della finanza e del diritto globale. Il ragionamento feudale è ancora vivo, vegeto e anche legale.
Visto dall'esterno, ”l'impero del diritto” è aggrovigliato, ma i giuristi borghesi sanno perfettamente come usare la complessità a proprio vantaggio. Riescono sempre a proteggere i patrimoni privati dalle pretese della collettività, basandosi sui diritti di proprietà individuali. Chi possiede un patrimonio intasca interamente il frutto del proprio agire egoista.
Il diritto borghese ha reciso il cordone ombelicale tra proprietà e collettività e ciò che resta è il diritto alla realizzazione dell'interesse individuale e della volontà personale, ”quell'agire a proprio piacimento”, al di là di ogni morale e di ogni ragione. Gli eroi della finanza sembrano sempre agire “a buon diritto”, mentre i revisori di bilancio gli inviano lettere più che amichevoli, come quella ricevuta dalla Wirecard: ‘Anche nel 2018 la nostra squadra è a vostra disposizione per trovare soluzioni: piccole, grandi, innovative e su misura per voi’.
L'evento straordinario che l'epidemia in atto ha significato per l'intero mondo capitalistico, oltre ad effetti drammatici per l'esistenza quotidiana dei proletari, si innesta nel lungo processo che travaglia da oltre un decennio produzioni e consumi mondiali e si riflette nel corso della finanza, specchio deformante della crisi, che si genera nell'ambito della economia reale.
Il modo di produzione capitalistico non si pone l'obiettivo di garantire il bene di tutta l'umanità, senza esaurire le necessarie risorse, conservando le ricchezze ambientali. Per il capitale quello che conta è realizzare un profitto, e non si ferma davanti a nulla, vede solo quel particolare processo di riproduzione del capitale, che si deve realizzare ad ogni costo, abbattendo tutti gli ostacoli che si presentano.
Il capitalista si pone contro tutti, in primis contro gli altri capitalisti, nazionali ed internazionali, e contro i proletari, che devono produrre quel plusvalore che gli consente di accumulare ricchezza, destinata ad ulteriore capitale. Non vede altro che questo scopo, e se ne frega di tutto il resto.
Nell'attuale fase del capitalismo tedesco, non resta ormai spazio nemmeno alla finzione di un piano economico generale, ma solo alla volgare truffa, al privato interesse che prevale sulla pubblica utilità, con l'inefficienza della spesa, strangolata da un apparato burocratico non emendabile.
Per la borghesia, la produzione non si deve fermare e i profitti non devono di certo diminuire; è pronta a ben altro che lasciar diffondere la pandemia, che comunque colpisce prevalentemente la classe lavoratrice e i ceti più deboli, quindi le sta bene lo sfruttamento spietato di manodopera e le sta bene distruggere l'ambiente.
Per i proletari tedeschi, e per i fratelli di classe degli altri Paesi, non resta che intensificare la lotta internazionalista per una società nuova, per una società comunista.

Alternativa di Classe

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