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(17 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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"CORRERE, CORRERE, CORRERE ANCORA": DA USI ITALIA IN RICORDO DI ADIL BELAKHDIM

(20 Giugno 2021)

comunicatousi

“CORRERE, CORRERE, CORRERE…ANCORA…”, cantava 40 anni fa il “prof” Vecchioni, cantautore italiano, in Samarcanda, con tutt’altra finalità.

LA RIPARTENZA AD OGNI COSTO, IN NOME DI UTILI E PROFITTI PER POCHI A DANNI DI TANTI-E, HA PRODOTTO L’ENNESIMO ASSASSINIO SUL LAVORO, di un operaio sindacalizzato durante un picchetto di sciopero nel novarese, in LOTTA per i diritti e le tutele di tutti, contro lo sfruttamento, la sottomissione, il ricatto padronale e i licenziamenti, non solo nella logistica.
La nostra solidarietà alla famiglia di Adil Belakhdim, ai suoi compagni-e di lotta del SICOBAS, diamo un forte segnale di RESISTENZA ATTIVA E SOLIDALE, per una lotta permanente e combattiva, senza cedere a intimidazioni e falsi obiettivi, senza farsi strumentalizzare dal sindacalismo concertativo dei vertici burocratici di cgil cisl uil: l’unità delle classi lavoratrici si fa dal basso e su piattaforme chiare e definite, a prescindere dalle differenti “tessere sindacali”.
LOTTIAMO PER UN ALTRO FUTURO, CONTINUONS LE COMBAT POUR UN AUTRE FUTUR.

Nel corso della sua lunga storia, la nostra organizzazione, l’antica Unione Sindacale Italiana Usi fondata nel 1912, ha pagato in diverse fasi ed epoche, un prezzo alto in termini di morti, feriti, imprigionati, esiliati ed emarginati, per la difesa strenua di diritti collettivi sul-del lavoro, sociali e per una società liberata dallo sfruttamento capitalistico e dal dominio di pochi a danno di tanti e tante, in nome del profitto e del mantenimento di rapporti economici, sociali e di una cultura asservita al potere. Per questo, rimanendo coerenti con l’antico messaggio dei nostri predecessori, ci riesce meno difficile e senza retorica, anche in presenza di eventi luttuosi, essere vicini a chi subisce l’ennesimo assassinio sul lavoro e durante iniziative di lotta (un picchetto davanti al magazzino di Lidl nel novarese, in occasione dello sciopero nazionale della logistica): la famiglia di ADIL BELAKHDIM, i suoi compagni-e del SICOBAS, i solidali alle lotte non solo nella logistica e nei trasporti, le classi lavoratrici e i settori popolari sfruttati, impoveriti, ricattati dagli effetti di una crisi economico finanziaria, acuita da un anno e mezzo di pandemia-sindemia, che ne hanno indebolito la già precaria condizione di resistenza organizzata.
Ci interessano poco, le dichiarazioni rituali dei governanti di turno e di molte forze politiche, che chiedono “maggiori dettagli sul fatto”, così come le lacrime da coccodrillo dei vertici delle burocrazie di cgil cisl uil, che in base ai fatti concreti, sono ancora da considerarsi corresponsabili del progressivo smantellamento e indebolimento, sui posti di lavoro e nei territori, della capacità di lotta e di combattività, su alcuni elementi fondamentali che caratterizzano i DIRITTI SUL LAVORO E DEL LAVORO, almeno dalla nostra parte e schieramento. Non abbiamo firmato noi ma lor signori, contratti collettivi nazionali bidone e accordi “interconfederali” al ribasso e vergognosi (a partire da quello del 10 gennaio 2014, che ha codificato il passaggio dalla concertazione sindacale degli anni 90 del secolo scorso alla fase di “collaborazionismo sindacale”), più favorevoli alle controparti e compatibili con il sistema di relazioni capitalistiche, che alle esigenze e bisogni reali dei ceti popolari e delle classi lavoratrici, né ci siamo seduti a estenuanti tavoli di confronto dove le briciole ottenute, anche con giornate di sciopero e chiamate “alle armi” o all’unità sindacale delle “sigle”, non corrispondono allo sforzo fatto, ma sono più utili alle esigenze di controparti padronali e governative. Per noi Usi, LA VERA UNITA’ SINDACALE SI FA DAL BASSO, TRA LAVORATORI E LAVORATRICI, a prescindere dalla loro sindacalizzazione o differenza di “tessere sindacali”, LA REALE UNIA’ DI LOTTA, nelle iniziative come negli scioperi, SI FA SU PIATTAFORME CHIARE E OBIETTIVI BEN DEFINITI e non ambigui, CON METODI CONDIVISI E PRATICHE DA ESTENDERE IN MODO MASSICCIO, non patrimonio quindi di poche autoreferenziali “avanguardie”, magari svincolate dal duro e quotidiano impegno e attività, che contraddistingue invece l’autorganizzazione sindacale e sociale, l’attività dei sindacati combattivi, indipendenti, solidali e “di classe”. IL FATTO CONCRETO E’ CHE ANCHE IERI, un operaio sindacalizzato e con responsabilità non solo per il suo sindacato di riferimento (Sicobas) ma in generale nella lunga lotta delle classi lavoratrici, ADIL BELAKHDIM, un immigrato cosciente (che lascia suo malgrado moglie e due bimbi piccoli), E’ STATO ASSASSINATO DURANTE UN PICCHETTO E IN OCCASIONE DI UNO SCIOPERO, quindi durante un momento di lotta per i diritti di tutti e tutte, ed è uno dei tanti morti sul lavoro e “da lavoro”, ad opera di un altro lavoratore (un camionista che ha forzato il blocco e il picchetto operaio, accusato di omicidio stradale, omissione di soccorso e resistenza all’arresto), che subisce gli effetti del “…CORRERE, CORRERE, CORRERE ANCORA”, dello sfruttamento e della sottomissione al capitalismo e al potere, per continuare a dare profitti per pochi a danni di tanti e tante, che ti spinge per finire prima i lavori e le consegne in cambio di un salario miserevole, a dimenticare qualsiasi senso di umanità e di solidarietà, calpestando tutto e tutti. ADIL purtroppo non sarà l’ultimo dei morti da lavoro e nella lotta, ma fino a che non riusciremo a rompere questa catena di sottomissione e di subalternità che divide lavoratori e lavoratrici, fino ad arrivare all’omicidio per “correre, correre, correre…ancora… e sempre più veloce per garantire il profitto di pochi” ; fino a che non otterremo il RIPRISTINO DI QUEI SANI E GENUINI VALORI DI SOLIDARIETA’, DI DIGNITA’, DI UNIONE NELLA LOTTA anche tra categorie differenti, sconfiggendo crumiraggio, ricatti, indifferenza e subalternità, con quei NECESSARI RAPPORTI DI FORZA che fanno vincere lotte e riconquistare condizioni materiali, normative, salariali effettivamente esigibili per tutti e tutte, non sarà completato il compito e l’impegno di coloro che già si sono schierati nelle lotte sociali, sindacali e per i diritti di cittadinanza. Anche così, in modo umile e con un lavorio continuo, daremo forza e ricorderemo in concreto, l’assassinio di ADIL BELAKHDIM, soprattutto il suo messaggio di speranza e di lotta, verso una società liberata dal dominio e dallo sfruttamento, come ricorderemo i tanti morti sul lavoro e da lavoro, in ogni ambito produttivo e lavorativo (dai campi alle fabbriche, nei servizi, nel trasporto, nella logistica come nel commercio), che si sono succeduti in tutti questi anni, anche in questa fase transitoria della “ripartenza” post pandemia-sindemia. Un ritorno alla c.d. normalità, che non difendiamo per nulla come condizione materiale collettiva e soggettiva, se produrrà di nuovo le mille forme di ricatto, sottomissione, subalternità, sfruttamento, nei rapporti di lavoro e nella società, che ci stavano prima.
CI STA ANCORA MOLTO DA FARE, RESISTERE ATTIVAMENTE OGGI, MENTRE SI PROVA A COSTRUIRE UN ALTRO FUTURO e siamo consapevoli che non saremo più solo noi, a farlo.

Italia, 19 giugno 2021

Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 segreteria collegiale nazionale
Milano/Udine/Roma/Caserta

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