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Senza forti misure di mitigazione, il cambiamento climatico aumenterà la mortalità da caldo in Europa

(9 Luglio 2021)

L'aumento dei decessi legati al caldo supererà il calo della mortalità legata al freddo, soprattutto nel bacino del Mediterraneo

early adapt

Diversi studi hanno suggerito che il riscaldamento globale porterà a una diminuzione della mortalità attribuibile al freddo e ad un aumento dei decessi causati dal caldo. Ora, il nuovo studio “Projections of temperature attributable mortality in Europe: a timeseries analysis in 147 contiguous regions”, pubblicato su The Lancet Planetary Health da un team di ricercatori guidato dall’Institut de Salut Global de Barcelona (ISGlobal) ha concluso che, «Se non vengono attuate immediatamente misure di mitigazione forti, la mortalità globale correlata alla temperatura in Europa aumenterà nei prossimi decenni».

Lo studio è stato condotto nell’ambito di EARLY-ADAPT, un progetto finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (ERC) che analizza i fattori ambientali, socioeconomici e demografici coinvolti nell’adattamento ai cambiamenti climatici. EARLY-ADAPT punta a migliorare le sue proiezioni analizzando i fattori sociali e le disuguaglianze nell’adattamento ai cambiamenti climatici e incorporando questi fattori nei suoi modelli climatici ed epidemiologici. Questo è il primo studio in questo campo di ricerca che si basa su dati e modelli epidemiologici a livello di popolazione anziché essere limitato alle popolazioni urbane. I Paesi analizzati sono: Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svizzera e Regno Unito

Dopo aver analizzato i dati di mortalità e temperatura di 16 Paesi europei tra il 1998 e il 2012, i ricercatori hanno concluso che «Oltre il 7% di tutti i decessi registrati durante questo periodo erano attribuibili alla temperatura. Le temperature fredde hanno avuto un impatto maggiore sulla mortalità rispetto alle temperature calde per un fattore 10». Tuttavia, le proiezioni basate su modelli epidemiologici hanno indicato che, «Se non vengono introdotte immediatamente misure di mitigazione efficaci, questa tendenza potrebbe essere invertita entro la metà del secolo, portando a un forte aumento della mortalità attribuibile al caldo».

Utilizzando come riferimento i dati del periodo 1998-2012, il team ha combinato 4 modelli climatici per fare proiezioni fino alla fine di questo secolo con 3 diversi scenari di emissione di gas serra.

La principale autrice dello studio, Èrica Martínez di ISGlobal sottolinea che «Tutti i modelli mostrano un progressivo aumento delle temperature e, di conseguenza, una diminuzione della mortalità attribuibile al freddo e un aumento delle morti attribuibili al caldo. La differenza tra gli scenari sta nella velocità con cui aumentano i decessi legati al calore. I dati suggeriscono che il numero totale di decessi attribuibili alla temperatura si stabilizzerà e persino diminuirà nei prossimi anni, ma che a ciò seguirà un aumento molto forte, che potrebbe verificarsi tra la metà e la fine del secolo, a seconda emissioni di gas serra».

Un altro autore dello studio, Marcos Quijal-Zamorano, anche lui di ISGlobal, ha commentato: «Negli ultimi decenni, il riscaldamento si è verificato in Europa a un ritmo più rapido rispetto a qualsiasi altro continente. L’incidenza di questo fenomeno è disomogenea, con i Paesi mediterranei più vulnerabili degli altri. I nostri modelli proiettano anche un aumento sproporzionato della mortalità attribuibile al calore nei Paesi mediterranei, a causa di un aumento significativo delle temperature estive e di questa maggiore vulnerabilità al caldo».

Le proiezioni indicano un forte aumento dei decessi dovuti al caldo estremo. Infatti, nello scenario con le più alte emissioni e ipotizzando nessun adattamento, le morti attribuibili al caldo estremo supererebbero la mortalità attribuibile al freddo.

La coautrice dello studio, Joan Ballester dell’ISGlobal, conclude: «I nostri risultati sottolineano l’urgenza di adottare misure di mitigazione globali, poiché non saranno efficaci se adottate solo in Paesi o regioni specifici. Inoltre, un fattore decisivo non incluso nei nostri modelli è la nostra capacità di adattamento a nuovi scenari, che sta già contribuendo a ridurre la nostra vulnerabilità alle temperature».

Greenreport

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