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(20 Agosto 2010) Enzo Apicella
L'esercito usa si ritira dall'Iraq

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(Iraq occupato)

Il referendum costituzionale in Iraq: ai funerali della verità

(28 Ottobre 2005)

«Il 78% dei votanti si e’ pronunciato a favore della Costituzione a fronte di un 21,5 di contrari». Questo sarebbe l’esito del referendum svoltosi in Iraq, dopo dieci giorni di conteggi. E qui c’e’ gia’ la prima mistificazione. Il 78% di che?

La questione preliminare:

e’ stata superata la soglia (dalla quale dipende la validita’ stessa del referendum) del 50% piu’ uno degli aventi diritto? Il governo fantoccio di Bagdad risponde che si, la soglia del 50 per cento e’ stata superata. Bugia! Il metro di misura utilizzato daile autorita’ collaborazioniste non e’ quello degli AVENTI DIRITTO al voto, ma quello dei REGISTRATI presso i loro uffici elettorali. Lana caprina? Niente affatto! Secondo stime indipendenti e non certo riferibili alla Resistenza, in vastissime aree dell’Iraq solo una parte della popolazione (quella protetta dai notabili e dagli ajatollah di regime) si e’ registrata presso gli uffici elettorali. Nelle cinque province dove la Resistenza e’ piu’ forte (piu’ della meta’ della superficie del paese e dove risiede poco meno della meta’ della popolazione irachena: Al-Anbar, Saladino, Ninive, Diyala, Bagdad), dove essa controlla la gran parte dei villaggi, delle vie di comunicazione e spesso gli stessi grandi centri urbani (come Ramadi, Falluja, Tikrit, Samarra, Mosul, Baqubah, Al Qa’im, Hit, ecc) non soltanto ha vinto ampiamente il NO. Buona parte ha seguito l’indicazione della guerriglia di boicottare il voto.

Seconda questione:

su che basi sono state compilate le liste elettorali dato che manca un censimento della popolazione? Esse sono stilate sulla base degli elenchi di chi, negli anni ‘90, aveva, a causa del criminale embargo ONU-USA-NATO, una tessera annonaria per l’approvvigionamento razionato dei beni di prima necessita’. Gia’ prima della guerra si sapeva che quelle liste erano manipolate e che molti clan e capivillaggio falsificavano gli elenchi per poter distribuire in maniera clientelare quei beni. Ogni iracheno sa che le autorita’ collaborazioniste hanno manomesso le vecchie liste, mettendo in circolazione centinaia di migliaia di cerificati elettorali che non corrispondono a cittadini reali, certificati distribuiti ai capiclan filoamericani che poi finiscono nelle urne come voti favorevoli.

Terza questione:

chi ha gestito questi Uffici per la registrazione elettorale? Evidente la risposta: gli scagnozzi prezzolati dal governo fantoccio i quali, in assenza di ogni controllo popolare e di ogni verifica legale, possono dunque manipolare indisturbati le liste di registrazione.

Quarta questione:

con quali criteri sono stati allestiti e posizionati i seggi elettorali? Facile immaginarlo, fitti come funghi nelle zone «pacificate» e controllate dalle forze di sicurezza filoamericane, scarsi se non del tutto assenti non solo nelle zone presidiate dalla Resistenza, ma anche in quelle dove sono egemoni movimenti come quelo di Sadr ostili agli occupanti (Basora, Nasiriya, Al Amarah, al Hillah,ecc).

Quinta questione:

chi ha controllato lo spoglio delle schede? La risposta e’ semplice e potete darvela da soli, dato che nella gran parte dei casi gli scrutatori erano funzionari o tirapiedi del governo fantoccio.

Sesta questione:

e’ vero che tutto il procedimento elettorale ha avuto la supervisione di organismi internazionali neutrali? No, e’ falso! Le Stesse Nazioni Unite, pur avendo (scandalosamente!) giustificato i risultati, hanno ammesso che non avevano che un manipolo di osservatori i quali, a causa del conflitto, non potevano circolare nel paese e se ne sono stati chiusi nella zona verde protetta dai Marines. L’ufficio ONU centrale predisposto alla verifica della correttezza del referendum si trova ad.. Amman!

In queste condizioni; in un paese dilaniato dalla guerra, con ampie zone del paese sottoposte alle terrificanti incursioni americane, dove gli occupanti perquisiscono e arrestani a loro piacimento, dove gli squadroni della morte fanno sparire ogni giorno decine di oppositori, dove le forze politiche antimperialiste sono fuorilegge e perseguitate, dove spesso i cittadini ridotti alla fame vengono pagati per andare a votare; in queste condizioni e’ pura follia pensare di poter svolgere elezioni «regolari». Che esse siano state manomesse da sistematici brogli e’ il minimo che possa accadere.
Ne’ ci stupiamo che i servili media occidentali, sempre censori spietati quando si tratta di contestare le elezioni in paesi come il Venezuela, lo Zimbabwe, Cuba o la Bielorussia, in questo caso abbiano chiuso non un occhio ma tutti e due, limitandosi a rilanciare i dispacci dell’americana Associated Press, la famigerata agenzia di falsificazione che occupa abusivamente due piani dell’Hotel Palestine. Ne’ ci sorprende il penoso servilismo del ministro degli Esteri Fini, che prima suonare il suo piffero aspetta che la Rice gl passi lo spartito. Per quanto riguarda l’Unione (Prodi e C.) essi si sono ben guardati dallo smentire le comiche dichiarazioni di Fini, accreditando anch’essa che in Iraq... ha vinto la democrazia. Bertinotti non si e’ discostato dalla sinfonia, nonostante questa volta non gli abbiano mostrato nemmeno la fila davanti ad un paio di seggi tetralmente allestiti.

Quale sia la vera situazione in Iraq ce lo dice la Resistenza: l’occupazione imperialista e’ un fallimento totale.
Ma siccome lo dice la guerriglia allora si risponde facendo spallucce.
Facciamo allora parlare una fonte al di sotto di ogni sospetto. Il Ministero della difesa Inglese. Questo ha commissionato in agosto un sondaggio ad un gruppo di ricerca dell’Universita’ di Bagdad.
Questo sondaggio, che doveva restare confidenziale (leggi:segreto) e’ stato invece reso noto dall’ inglese Sunday Telegraph, che l’ha pubblicato il 21 ottobre col titolo elequente: «Gli iracheni giustificano gli attacchi contro le trupope britanniche». Ma vediamo in dettaglio che ci dice il sondaggio.
Citiamo:
«-Il 50% degli iracheni pensa che gli attacchi contro le truppe britanniche ed americane siano giustificati --aumentando al 65 per cento nella provincia controllata dai britannici di Maysan;
-L’ 82 per cento è «fortemente contrario» alla presenza delle truppe di coalizione;
-Meno dell'1 per cento della popolazione crede che le forze della coalizione siano responsabili di un miglioramento nella sicurezza;
-Il 67 per cento degli iracheni si sentono meno sicuri a causa dell'occupazione;
-Il 43 per cento degli iracheni ritiene che le condizioni per la pace e la stabilità siano peggiorate;
-Il 72 per cento non ha alcuna fiducia nelle forze multinazionali.»

(...) I risultati differiscono nettamente da quelli di una indagine effettuata dalla BBC nel mese di marzo del 2004 in cui l’opinione prevalente fra i 2.500 iracheni interrogati era che la vita era buona. Tra gli interpellati, erano più quelli che appoggiavano la guerra di quelli che la contestavano.
Alla voce «giustificazione per gli attacchi violenti», il nuovo sondaggio indica che il 65 per cento della popolazione della provincia di Maysan --una delle quattro province sotto controllo britannico-- crede che gli attacchi contro le forze di coalizione siano giustificati. Il rapporto indica che, nell’insieme dell’Iraq, il 45 per cento della popolazione percepisce gli attacchi come giustificati. A Bassora, la proporzione scende al 25 per cento.

Il centro sinistra denuncia che in Italia, con Berlusconi, c’e’ poca liberta’ di stampa. Verissimo. Tanti vero che essi sono I primi ad imporsi l’autocensura sulla vicenda irachena. Organi come l’Unita’, Repubblica ecc. si sono ben guardati dal pubblicare cio’ che tutti possono leggere nella Gran Bretagna.
Morale della favola: se gli occupanti vogliono davvero esportare la democrazia, perche’ non indicono l’unico referendum che avrebbe senso chiedendo agli iracheni di dire si o no sul padre di tutti I quesiti: «Siete favorevoli o contrari all’occupazione?». Vi lasciamo immaginare.....

Notiziario del Campo Antimperialista ... 27 ottobre 2005

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