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"Libertà" individuali vs "Dittatura sanitaria"?

(17 Agosto 2021)

Penso si possa affermare, senza tema di smentita, che un po’ ovunque la gestione della pandemia da parte degli stati sia stata caratterizzata da incoerenze, ritardi e limiti di ogni sorta. Tali limiti, oltre che a una cronica carenza di risorse (leggi: i tagli degli ultimi trenta/quarant'anni alla spesa pubblica in generale, e ai budget sanitari in particolare – tendenza che l'attuale situazione economica, che segue peraltro un quindicennio caratterizzato da un’accumulazione piuttosto lenta, non permetterebbe in ogni caso di invertire), sono ascrivibili anche e soprattutto alla necessità, per la classe dei capitalisti e per le sue rappresentanze politiche, di contemperare i propri interessi immediati nel breve e brevissimo periodo (garantire quanto più possibile la libertà di produrre, consumare e spostarsi, essenziali per la valorizzazione del capitale) con la necessità di prevenire, nel medio periodo, nuove chiusure e un ulteriore arresto dell'economia mondiale (che, com'è noto, nel 2020 ha visto cadere il PIL dei paesi dell'area OCSE, complessivamente di quasi il 4,9%, con un crollo in Italia dell'8,9%). Senza con ciò dimenticare lo scontro tra interessi capitalistici grandi e piccoli, che influisce non poco sulla medesima gestione. È l'estremizzazione ideologica della prima di queste due polarità, che ha dato vita a quel movimento d'opinione, minoritario ma non trascurabile, che blatera ad ogni pie' sospinto di "libertà individuali calpestate" e denuncia una presunta e onnipresente "dittatura sanitaria", e che va ben al di là dei cosiddetti No Vax. In questo movimento, sono confluiti liberali, poupulisti di destra e di sinistra, neofascisti, nonché molti gauchistes e libertari – ma anche tanti “comuni cittadini”. In generale, la base di questo “movimento”, che si esprime per lo più sui “social” e che finora non ha dato vita, sul piano delle pratiche sociali, ad alcuna manifestazione degna di nota, è costituita da individui che sulla base della propria collocazione sociale (piccola borghesia bottegaia, intellettuali e accademici, operatori culturali e del turismo, alcuni settori dell’economia informale etc.) si schierano banalmente a difesa dei propri specifici interessi di classe, ammantandoli dell'ideologia borghese della libertà individuale. L’ingenuo slogan “Libertà! Libertà!”, scandito in alcune recenti manifestazioni di piazza, non esprime forse un ben preciso contenuto economico – libertà d’impresa, libera circolazione dei consumatori e delle merci etc.? Come altri hanno avuto modo di constatare: «Non si è mai parlato tanto di libertà come quando il capitale ha ordinato di tenere aperte fabbriche e botteghe, scuole e mezzi di trasporto» (N+1). È qui in gioco, almeno in taluni ambienti sinistrorsi e radicali, lo stesso dispositivo ideologico proprio dell'antifascismo (di tutti gli "anti-ismi") e della costruzione del nemico assoluto, dal quale discende, per forza di cose, una visione della realtà politico-sociale tendenzialmente manichea , che vede ovunque i segni della nuova dominazione: la “dittatura sanitaria”, il nuovo fascismo, il male assoluto, cui si contrappongono le sacre libertà individuali (la democrazia?) che devono essere difese ad ogni costo, pena una catastrofe senza precedenti nella storia. Come? Costruendo alleanze, per definizione interclassiste, con quei settori di popolazione che si oppongono alla suddetta dittatura; se non sul piano politico, quanto meno su quello sociale. Un dispositivo ideologico, quello testé tratteggiato, che invita ognuno a schierarsi come un bravo soldatino in questa nuova guerra di religione, scegliendo uno dei due corni di un dilemma che è tutto interno al discorso del capitale. Certo, anche la lotta di classe, nella sua modalità quotidiana, sindacale, è completamente interna alla logica del modo di produzione capitalistico; allo stesso tempo, tuttavia, essa rappresenta la (sola) dinamica contraddittoria in grado di minarne la riproduzione. Quello che il suddetto dilemma oblitera, invece, è per l’appunto ogni seppur vago riferimento alla lotta delle classi, prospettando unicamente la guerra civile in vitro fra "conformisti" e "anti-conformisti", pro e anti-vax etc.

F. B.

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