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    LA VIGILIA...

    Appuntamento importante. Sabato 11 settembre, a Parigi.

    (10 Settembre 2021)

    le rest dèpend...

    Come abbiamo accennato in precedenza, la giornata di sabato 11 settembre 2021 convocata sui selciati di Parigi è un passaggio piuttosto importante nella lotta per fermare la mano dei governi (non solo quello di Macron) nei loro insani propositi e nei loro scopi immediati. Vale a dire che sabato 11 è un momento piuttosto importante nella lotta per ricacciare in gola ai governi (Macron, Draghi & company) le loro imposizioni in fatto di Pass e di obbligo vax.

    Il Nucleo condivide il senso dell’appello di Le Dernier Rempart , ben sintetizzato nell’ultima riga: “Maintenant, la révolution est un obligation vitale: c’est une révolution pour la vie”. Non in termini ultimatisti certo, ma altrettanto certamente per noi di questo si tratta. Ossia questa battaglia che le masse sono costrette ad ingaggiare su un piano più elevato rispetto ad una “normale” lotta di classe sul terreno sindacal-economico (“la dignité ou rien!” si dice nell’appello), si vince rovesciando il tavolo e attraverso la più energica possibile mobilitazione di piazza. (Vedi testo integrale in calce)

    Non sappiamo se effettivamente se la giornata sarà una di quelle memorabili oppure se i giusti ed adeguati propositi da “giornata rivoluzionaria” si risolveranno in una bolla di sapone. Non lo sappiamo e nessuno lo sa. I gueux, i nostri carissimi amici e fratelli gueux di Francia, solo loro “lo sanno” e lo devono decidere. Nessun altro! Nemmeno i loro “dirigenti” e/o portaparola.

    Sappiamo però che c’è una dannata e piuttosto impellente necessità di mettere una zeppa all’offensiva dei governi (Macron come Draghi e altre simili furie scatenate) i quali non recedono di un millimetro dai loro insani propositi, anzi.

    Una zeppa significa una forza, una scarica di energia fisica di massa
    che applicata con un adeguato grado di tensione sui selciati, possa perlomeno allentare la morsa delle suddette furie scatenate. Possa far respirare, guadagnare tempo, al campo dell’opposizione sociale “renitente”, in Francia e ovunque. Specialmente in Italia.

    Specialmente in Italia, per capirci: non abbiamo, perlomeno noi del Nucleo, bisogno che il presidente della regione Toscana, il sig. super-democratico Eugenio Giani, ci ricordi che per i renitenti sono pronte le “safe zone” (campi di contenimento “ideali” secondo la Gazzetta di Lucca, cfr. https://www.lagazzettadilucca.it/politica/2021/09/eugenio-giani-e-il-pd-dichiarano-guerra-ai-non- vaccinati/). Di questa concreta eventualità, lo sapevamo. Come sappiamo che la repressione annunciata avverrà in nome “della democrazia” e a “furor di popolo” (campo cosiddetto “antagonista” di sinistra incluso vedi lo schietto comunicato Slai Cobas e acclusi “proletari comunisti” che abbiamo ripreso, a futura memoria, in queste pagine). Per dire che quello che avverrà o non avverrà sui selciati parigini sabato prossimo, ha e avrà una certa (una certa forte) influenza anche sulla sorte delle nostre ghirbe.

    Veniamo al sodo.

    Apparentemente il cozzo violento fra due forze contrarie sembra, prima o poi (ma è un “poi” comunque a breve termine) inevitabile. Non c’è niente da sindacare o contrattare: o l’obbligo vax e il Pass… passano e alla massa renitente viene spezzata la schiena oppure l’azione di piazza e di massa riesce a far saltare via, come minimo, qualche molare ed incisivo dalla dentiera di Macron inducendolo ad abbassare la cresta.

    E’ vero che la intelligenza politica borghese attinge a risorse impensabili per la nostra schematica mentalità in fatto di possibili “mediazioni” (si pensi alle mitiche “convergenze parallele” di democristiana memoria) cioè l’arte di infinocchiare e fregare la gente senza il ricorso alla forza bruta. E’ vero che una parte della borghesia francese (italiana e occidentale) è contraria alla furia scatenata delle cerchie di potere attualmente prevalenti (quelle dell’Inclusive Capitalism). E’ vero che lo stesso movimento sociale degli oppositori renitenti, compresa la sua ala popolare-proletaria imperniata attorno ai gueux in gilet, non vorrebbe essere trascinato verso uno scontro frontale dagli esiti imprevedibili. Immaginiamo quindi che tutte le parti coinvolte (comprese le Forze Armate) siano febbrilmente al lavoro per risolvere in qualche modo il complicato rebus. Ma la quadratura del cerchio ci sembra davvero opera complicata, nostra schematica mentalità a parte.

    Comunque sia, alcune cose da dire alla e sulla vigilia.

    Lasciamo stare il campo dell’opposizione apertamente borghese a Macron ossia il campo dei patrioti alla Florian Philippot (ex nr. 2 del Front National) che si è formato ed ingrossato in questi style="margin-bottom: -35px;"mesi di mobilitazioni antigovernative. Notiamo soltanto che sia la destra populista alla Marine Le Pen che la sinistra populista del trombone “socialista” Mélenchon e della sua insulsa France Insoumise, sono completamente spiazzati dal movimento sociale in atto. Capitalizzato invece e appunto dal nuovo e spregiudicato “autentico patriota” Philippot. Un furbacchione abbastanza spregiudicato tanto che nelle manifestazioni di massa del suo movimento fa portare (almeno nelle prime uscite) ai suoi addirittura qualche… bandiera rossa, per significare che “dentro la patria francese, liberata dalla morsa globalista, c’è posto per tutti”. Le uniche bandiere rosse presenti sulle piazze, sono state… quelle false del furbacchione patriota! Sia detto a VERGOGNA, a IMMENSA VERGOGNA, di chi la autentica bandiera rossa la dovrebbe, sulla carta, portare in piazza nel movimento di massa antigovernativo e invece (in Francia come in Italia e altrove) è completamente rintronato dagli avvenimenti, spiazzato dai fatti, autentico asino fra i suoni come abbiamo scritto da qualche parte precedentemente).

    Diciamo invece dell’ala popolare-proletaria del movimento antigovernativo la cui anima risiede nei magnifici gueux in gilet giallo che dalla data 17 novembre 2018 si sono sollevati e non sono più da quel sabato rientrati nei ranghi, nonostante tutto. Vale più una unghia di un semplice gueux – qualsiasi idea egli abbia in testa e detto che l’idea forza centrale è… di andare prima o poi a scovare Macron a casa sua cioè al palazzo dell’Eliseo come da bellissima canzoncina cantata in tutti i cortei;– che tutti i cosiddetti “antagonisti” e “rivoluzionari” di Francia e Italia messi insieme (Nucleo incluso, ovviamente).

    Le notizie che captiamo alla vigilia sono contraddittorie, per non dire purtroppo non incoraggianti.

    Alcuni fra i più rappresentativi portaparola dei gueux in gilet (Jerome Rodriguez, Faouzi Sevran) sono contestati da una parte (non sappiamo quanto consistente) della base. Non ci volevano proprio queste contestazioni o beghe interne proprio alla vigilia di una giornata di lotta importante e programmata da tempo, quando il compito è, o dovrebbe essere, di spingere insieme a tutta forza e caricare a molla lo spirito combattente delle masse convocate a Parigi da tutta la Francia.

    Gli incresciosi dissensi (che ci auguriamo siano immediatamente sedati) sono stati originati da un fatto solo apparentemente di natura “logistica” cioè il luogo dove convocare il concentramento di massa.

    Tutti, anche i sassi, sanno il luogo dove ogni buon gueux desidererebbe concentrarsi. Ma sapendo bene che mai “le autorità competenti” avrebbero concesso la zona dell’Arco di Trionfo (che significa marciare sui Campi Elisi e da lì far sentire il fiato sul collo a Macron rintanato nel palazzo-bunker dell’Eliseo), poteva anche andare bene la concessa Place Wagram. Soprattutto perché il corteo avrebbe dovuto snodarsi verso il cuore della città per concludersi, attorno alle 18, dalle parti del Conseil d’Etat (e alla “fine” prevista della marcia… “le reste dépend de vous” era scritto sugli avvisi in circolazione).

    Altra cosa invece dichiarare il concentramento in una zona molto lontana dal simbolico cuore del governo e del potere (come sembra inopinatamente concordato dai portaparola appunto contestati), in qualche luogo (Boulevard de Porte Royale) sulla rive guache, con i ponti sulla Senna da attraversare per avvicinarsi a quel cuore simbolico. Impresa praticamente impossibile.

    Si capisce, e la massa dei gueux capisce bene, che non si tratta di una questione “logistica” ma della decisione politica di evitare un possibile scontro frontale e campale vicino ai “luoghi sensibili” del potere che coinvolgerebbe decine di migliaia di Uomini (parliamo di lupi non di pecore o sardine!) fermamente decisi a fare sul serio, cioè a rispondere come si deve ad imposizioni infami e oltraggiose (per la dignità stessa di ogni Uomo non ridotto a zombie, come giustamente detto nell’appello di Dernier Rempart) che si sommano al carico “normale” di oppressione subito e patito dall’umanità proletaria e proletarizzata.

    La confusione attorno ai luoghi di concentramento smentiti e/o confermati, attorno “al da farsi”, che attesta a nostro giudizio una incertezza/indecisione politica di fondo, purtroppo in queste ore serpeggia fra le fila dei gueux.

    Come sopra affermato, dipende comunque da loro, dalla loro massa decisiva se sia venuto il momento, oppure non ancora, di dire semplicemente BASTA! a Macron e alla sua cricca e di dirlo nell’unico modo possibile cioè a viso aperto la forza della variante umana incontenibile una volta scatenata contro le incarnazioni del Moloch.

    style="margin-bottom: -35px;"Dipende da loro e solo da loro. E da nessun altro. Dipende dall’umanità proletaria e proletarizzata. E da nessun altro.

    Il tempo stringe per tutta l’umanità renitente, per loro e per noi. Sui selciati di Parigi si decide anche un poco della nostra ghirba.

    10 settembre 2021


    * * * * *


    Le Dernier Rempart 11/09/21



    Le seuil a été franchi. La mise en place d’un dispositif de PASS sanitaire et d’un dispositif de contrôle généralisé, de surveillance de masse et de fichage générale de la population. Sous prétexte d’une urgence sanitaire, chaque déplacement de la population sera contrôlé, suivi. Et cela par le même gouvernement qui avait coupé des milliers de lits d’hôpitaux, qui a licencié des soignants et détruit le droit à la santé pour tous.


    La perspective qu’ouvre le passeport sanitaire est l'institution de la carte d'identité biométrique, l'institutionnalisation du contrôle généralisé de nos corps.

    Cette procédure, l'exploitation de moments de crise pour adopter des mesures d'urgence liberticides, n'est pas nouvelle. Elle a été adoptée récemment avec l'institutionnalisation de l'état d'urgence qui a permis de détourner nos droits et nos libertés fondamentales.

    Cela fait des décennies qu’en Europe des centres de rétention administratifs existent, des prisons hors droit où la police fait sa loi, où des gens sont reclus seulement parce qu’ils ne possèdent pas un document, quel futur attend ceux qui n’ont pas le pass sanitaire ? Des décennies que dans les quartiers populaires des personnes subissent des contrôles musclés par la police qui finissent parfois avec des morts sans qu’il n’y ait de justice pour les victimes. Être poussé dans la précarité n’est-il pas la finalité de ceux opposés au pass sanitaire ?

    Cela fait des années que des opposants à des œuvres inutiles imposées par le pouvoir technocratique sont matraqués par la police qui défend les intérêts des grandes entreprises, que les travailleurs voient leur dignité et leurs droits piétinés, que les locataires de logements sociaux voient leur droit au logement bafoué, et que des bailleurs sociaux, couverts par des politiciens, laissent des logements insalubres.

    Depuis trois ans, les gilets jaunes sont dans la rue chaque samedi, essayant de combattre un pouvoir qui est arrivé à bafouer les droits les plus élémentaires, qui est en train de détruire ce qui reste de l'état social, et de favoriser les grands intérêts financiers, se faisant éborgner et mutiler pour une égalité sociale pour tous.

    C’est pourquoi maintenant, nous avons décidé d’arrêter de demander, de réclamer : maintenant nous nous organisons pour instaurer une véritable démocratie.

    Pour nous, nos enfants, pour les plus faibles et les plus vulnérables, et pour que l’Homme puisse vivre la tête haute.

    Maintenant, la révolution est une obligation vitale: C’est une révolution pour la vie.

    LE 11 SEPTEMBRE TOUS A PARIS ! LA DIGNITÉ OU RIEN !

    NUCLEO COMUNISTA INTERNAZIONALISTA

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