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    DAL PERONISMO ALLA DITTATURA:
    LA “NOTTE DELLE MATITE SPEZZATE”

    (26 Settembre 2021)

    Dal n. 105 di "Alternativa di Classe"

    madres

    Immagine ripresa da artevsdittatura.home.blog

    Il 24 Marzo 1976 i militari argentini con un colpo di Stato presero facilmente il potere, sopprimendo ogni istituzione costituzionale del precedente governo di Isabel Peron, moglie dell'ex presidente Juan Peron, fondatore del movimento politico conosciuto come “peronismo” o giustizialismo.
    La giunta, composta dalle tre forze armate, con a capo Jorge Rafael Videla (esercito), poi Massera (marina) e Agosti (aereonautica), diede inizio al cosiddetto "Processo di riorganizzazione nazionale", che instaurava un feroce sistema dittatoriale, che successivamente porterà all'attuazione di un preciso piano terroristico di stato.
    Il regime militare godeva del rispetto internazionale per il contributo che dava alla lotta al comunismo. La Giunta aveva il beneplacito di H. Kissinger, la benevola condiscendenza della Chiesa, l'aiuto della P2 di Licio Gelli, e soprattutto il silenzio dei mass-media su quello che succedeva in Argentina.
    La Giunta, preso il potere, si segnalò subito per la continua e reiterata violazione dei diritti umani, la sospensione della Costituzione, lo scioglimento dei partiti politici e del Parlamento, una violenta repressione e sterminio di una parte di popolazione. Si diede inizio a quella che fu chiamata la Guerra Sucia (la Guerra Sporca), che andò a perseguire ogni forma di opposizione, colpendo indistintamente socialisti, comunisti, montoneros (i peronisti di sinistra), anarchici, cattolici, pacifisti, radicali e dissidenti.
    Il pretesto fu la lotta al terrorismo, il ripristino dell'ordine e il portare la stabilità nel Paese. Anche nelle scuole la mannaia della repressione si abbattè su docenti, e soprattutto studenti. "La notte delle matite" (la matita, infatti, è in grado di scrivere, così come uno studente di pensare liberamente) fu il nome in codice, dato dalla polizia argentina alla repressione intrapresa nelle scuole superiori per soffocare ed eliminare qualsiasi forma di protesta e di aggregazione, vietando tutte le manifestazioni a carattere "ateo ed antinazionalista".
    Così, la notte del 16 Settembre 1976, esattamente 45 anni fa, ebbe luogo a La Plata, capoluogo della provincia della capitale argentina Buenos Aires, un'operazione di polizia, che nel ricordo popolare fu definita come la "notte delle matite spezzate", un'operazione che portò all'arresto di sei studenti, simpatizzanti e militanti dell'Union Estudiantil Secundaria (UES).
    Secondo le autorità, i sequestrati avevano partecipato alle manifestazioni, in precedenza, per l'istituzione, e successivamente contro l'abolizione, del Boleto Escolar Secundario (BES), un tesserino che consentiva agli studenti delle superiori sconti sul prezzo del libro di testo ed una riduzione del biglietto dell'autobus.
    Nelle notti successive furono sequestrati in tutto il Paese altri 232 studenti, che allungheranno la lista dei "desaparecidos" (dispersi). Secondo il rapporto redatto dopo la fine della dittatura militare dalla CONADEP (Commissione Nazionale sui Desaparecidos), la polizia di Buenos Aires aveva organizzato un'azione di repressione nei confronti degli studenti, che avevano preso parte alle manifestazioni di protesta per il Boleto Estudiantil, considerate dalle forze armate come attività sovversive.
    Per questo, dopo l'arresto, "gli studenti sequestrati (si parla di ragazzi dai 16-18 anni) avrebbero dovuto essere eliminati dopo aver fatto loro soffrire pene indicibili in diversi centri di detenzione clandestini, come quelli di Arana, Pozo de Banfield, Pozo de Quilmes, la centrale di polizia della provincia di Buenos Aires, il 5°, l'8°e il 9° commissariato La Plata, il 3° di Alsina, Lanus e il poligono P di tiro della sede centrale della provincia di Buenos Aires".
    Gli studenti venivano prelevati di notte da uomini incappucciati, che entravano in casa, bendando, maltrattando ed interrogando, ma, a causa di risposte ritenute evasive, venivano portati nei centri di detenzione, dove venivano torturati a colpi di scariche elettriche, e molte ragazze venivano violentate.
    La repressione si abbattè su tutto quello che la Giunta riteneva sovversivo e pericoloso per il suo potere. I centri di detenzione si riempirono di uomini e donne, e quest'ultime, se erano incinta ed uccise, i loro figli venivano affidati in dotazione a famiglie di militari e poliziotti, poi fatte sparire come se niente fosse successo.
    Anche per i genitori si poteva parlare di una forma di tortura, perchè non sapevano, e spesso non avrebbero saputo, cosa fosse stato dei loro ragazzi; e molti aspetterranno per tutta la vita il loro ritorno, o almeno il ritrovamento dei loro corpi per dare loro degna sepoltura.
    Anche secondo alcuni militari attivi durante la dittatura, i detenuti finivano caricati sui "voli della morte" e lanciati nel Mar De La Plata o nell'Oceano Atlantico, dopo aver loro squarciato il petto per essere un buon boccone per i pescecani.
    Tra il 1976 e il 1983 migliaia di persone finiranno in carcere, verranno perpetrati 2900 omicidi e ca 30mila persone saranno “desaparecidos”. Importante per ricostruire i fatti la testimonianza di Pablo Diaz, appartenente all'organizzazione giovanile rivoluzionaria “Gioventù guevarista”, arrestato, dopo la fuga durata alcuni giorni, dopo il 16 Settembre, incarcerato per quattro anni e rilasciato da quell'inferno in circostanze ancora poco chiare, in cambio del silenzio sulle efferatezze alle quali aveva assistito in galera.
    La denuncia e la scoperta degli orrori, avvenuti in Argentina, si deve anche alla coraggiosa azione delle Madres (ora Nonne) de la Plaza de Mayo, che sfidarono pacificamente il regime, facendo conoscere le infamie della dittatura. Ogni giovedì si riunivano nella Plaza a Buenos Aires con l'immagine ed il nome del proprio congiunto su un fazzoletto bianco o su un cartello. Uno dei loro obiettievi era, ed è, quello di poter restituire alle famiglie originarie i figli di quelle donne sequestrate incinta ed uccise.
    La protesta venne ritenuta pericolosa dalla Giunta, e così iniziarono forme di repressione che portarono nel 1977 all'arresto ed all'uccisione di alcune fondatrici; si stima che il numero delle donne di Plaza de Mayo uccise sia di 720.
    L'Argentina è stato un Paese che dal 1930 al 1983 ebbe in media un colpo di Stato ogni dieci anni, e quello del 1976 fu senzaltro il più brutale della sua storia. La "pulizia" sociale e politica, che imposero, rientrava, insieme all'alleanza strategica tra i servizi segreti argentini e quelli cileni (DINA) ed americani (CIA), nella "Operazione Condor", istituita per evitare il proliferare di governi di sinistra in un'area, quella del Sudamerica, da sempre ritenuta "il cortile di casa" dell'imperialismo USA, che il Governo Allende nel 1970 aveva messo in discussione.
    La Giunta militare argentina, traendo esperienza da quanto avvenuto in Cile con la dittatura Pinochet, dove gli arresti "a cielo aperto" e gli stadi trasformati in campi di detenzione, gettarono fango sulla dittatura cilena, scuotendo molte coscienze in vari Paesi, intraprese la propria attività di repressione all'impronta della segretezza. Niente arresti di massa, niente carceri, niente fucilazioni ed assassinii, come quelli eseguiti dalla Triplice A (organizzazione di estrema destra, che operò in Argentina negli anni settanta, assassinando militanti della sinistra).
    I sequestri, eseguiti da uomini della polizia e delle patotas (squadre non ufficiali di militari, "famose" per l'impiego dei sequestri di camion e Ford Falcon), e non da gruppi incontrollati dell'estrema destra, come voleva far credere la Giunta, avvenivano normalmente di notte, o in pieno giorno in strada, o sui posti di lavoro quando gli indiziati non si facevano trovare in casa perchè ogni sera cambiavano destinazione.
    Il Governo della Giunta fu autoritario, anticomunista, nazionalista, patriottico e rivolto al recupero del tradizionalismo cattolico, tanto da coinvolgere alcuni esponenti della Chiesa, specialmente i cappellani militari, che negarono l'esistenza di crimini e la violazione dei diritti umani. La Giunta voleva dare una buona immagine soprattutto all'estero, in previsione del Campionato mondiale di calcio del 1978 e perchè gli oppositori non fossero a conoscenza delle atrocità perpetrate nei centri di detenzione.
    Sul piano economico, si sviluppò un forte liberalismo, che aprì ad investimenti stranieri, l'inflazione e il debito pubblico (12% del PIL) aumentarono vertigiosamente, e le riserve del Paese si andavano ad esaurire. Furono aboliti gli scioperi e i salari furono bloccati.
    Ad inizio del 1981 iniziò la crisi della dittatura, Videla fu defenestrato, e altri militari si succedettero a capi della Giunta, ma nel 1982 i militari, per rialzare l'orgoglio del Paese ferito e compattare la nazione, occuparono le Isole Falklands, un gruppo di isolotti a poche centinaia di chilometri dall'Argentina. L'Inghilterra, che non voleva perdere il dominio sulle isole, date anche le proprie difficoltà interne, mandò una robusta task force, che sconfisse le velleità dei militari argentini, che furono successivamente costretti a cedere il Governo.
    Il Golpe, come già detto, sostituì il Governo di Isabel Peron, salita al potere dopo la morte del marito, sostenuto dai grandi capitalisti, dall'imperialismo e dalle gerarchie ecclesiastiche. Tale Governo nel '76 era già in piena crisi economica, mentre il movimento operaio stava sempre di più assumendo una sua indipendenza sindacale e politica.
    L'Argentina praticamente dal 1945, esclusi piccoli periodi, subì l'influenza del Peronismo, movimento ideologico e politico che ebbe come suo fondatore Juan Peron. Il Partito Laburista, fondato da dirigenti sindacali, fu la base per la prima vittoria elettorale peronista nel 1946. Ma, dopo le elezioni, Peron dissolse il Partito Laburista (anche se era stato il primo iscritto di questo partito), e creò il Partito Giustizialista, rigidamente disciplinato attorno alla sua direzione personale.
    A differenza del fascismo, la cui base sociale era la piccola borghesia ed elementi del sottoproletariato, e come obiettivo aveva la distruzione delle organizzaioni operaie, il Peronismo aveva la sua base sociale di sostegno nel proletariato organizzato. Peron voleva una massa operaia leale al regime, e, tramite una soffocante burocrazia, impedì qualsiasi azione indipendente, irreggimentando la vita sindacale, e perseguitando ed imprigionando i sindacalisti che si opponevano al suo progetto.
    Peron riuscì a trasformare le organizzazioni operaie in un braccio dello Stato, e le usò come pressione sulle frazioni dissidenti della classe dominante, tenendo così in pugno tutta la situazione. I lavoratori, specialmente dopo la Seconda Guerra Mondiale, grazie anche all'enorme domanda di carne e grano dall'estero, che innescarono un forte impulso all'economia, ebbero un netto miglioramento di vita, con diritti sindacali, sociali e aumenti salariali. Questo sistema era intriso di paternalismo, e volle trasformare lo Stato nell'arbitro del partito, al di sopra delle “dispute” tra le classi, con lo scopo di ammortizzare i conflitti sociali.
    Il Peronismo, se talvolta aveva colpito gli interessi borghesi, non mise in pericolo la proprietà dei capitalisti ed il loro potere economico, ma eventualmente la loro capacità di gestire la società. Il boom economico era riuscito a nascondere le contraddizioni e le debolezze del Peronismo, che esplosero ai primi segnali di recessione economica, tipico di tutti i movimenti nazionalisti ed interclassisti.
    Da una parte la borghesia riteneva troppo onerose le riforme di Peron, dall'altra settori crescenti del movimento operaio si spostavano a sinistra, cercando di spingere Peron in una direzione in cui non voleva andare, come dimostrò nel suo ultimo comizio con l'attacco alla sinistra peronista legata ai Montoneros, costringendoli a lasciare Plaza de Mayo.
    Nell'ascesa economica dell'Argentina peronista, malgrado la demagogia nazionalista, molte imprese straniere investirono nel Paese, specialmente a Buenos Aires, Cordoba, Rosario e Tucuman, e così si era formata una numerosa e importante classe operaia, che avrà un ruolo decisivo nel 1969 con il Cordolazo, la rivolta di massa di Cordoba, schiacciata con l'avvento dei militari.
    Agli inizi degli anni '70 la situazione era cambiata, e ad una crecita industriale non corrispondeva più un miglioramento della classe operaia, per cui vi furono dure lotte, e nella provincia di Mendoza, nell'Aprile 1972, fu dichiarato lo stato di emergenza dopo uno sciopero generale contro l'aumento dell'energia elettrica, con un morto e 69 feriti. Nel Giugno dello stesso anno, a Tucuman furono impiegati i carri armati per rimuovere le barricate e disperdere gli studenti. Altre manifestazioni, disperse dalla polizia e dall'esercito, si svolsero nelle principali città industriali, compresa la capitale Buenos Aires.
    Tutto questo, oltre a compattare il movimento operaio, fece crescere la loro coscienza di classe, portando ad una polarizzazione sociale e politica, specialmente dentro il peronismo. Lavoratori delusi da Peron, la debolezza e il settarismo della sinistra rivoluzionaria argentina, portarono molti giovani impazienti nella “lotta armata” di avanguardia, pensando, sbagliando, che fosse la strada più veloce per prendere il potere.
    Ma, quando si sposta il conflitto di classe dall'azione di massa a quello dello scontro politico-militare di “avanguardie”, si favoriscono le forze borghesi, che, con il loro esercito e con l'apparato poliziesco, hanno la forza di reprimere e perseguitare il nemico di classe, specialmente quando è parcellizzato e diviso.
    Durante il Governo di Isabel Peron ci fu una stretta repressiva ancora maggiore, e si mobilitarono le forze armate per dare la caccia ai Montoneros e all' ERP. Ma tale repressione non fermò una mobilitazione di migliaia di giovani, che nel Luglio 1975 scesero in piazza contro la decisione governativa di congelare i salari, la ridiscussione del contratto collettivo e l'aumento del prezzo del combustibile.
    La vittoria del movimento spaventò la borghesia e l'imperialismo, che ritennero il governo di Isabel inadatto a contenere le proteste dei lavoratori, e cominciarono a mettere a fuoco le basi per il prossimo colpo di Stato. Quello che spaventava non erano tanto i guerriglieri che avevano scelta la “lotta armata”, ma queste manifestazioni di massa, composte da molti giovani che autonomamente mettevano in discussione il suo potere.
    Ancora una volta la Storia ci insegna che se la classe operaia vuole diventare protagonista del suo destino non deve prendere scorciatoie, nè deve fidarsi di quei movimenti interclassisti, talvolta ritenuti di "sinistra", perchè certamente approda su una spiaggia borghese "democratica" o "dittatoriale"; comunque le due facce della stessa medaglia. Il capitale la mette al collo, mostrando una o l'altra faccia, e secondo il contesto storico del momento, quella che gli possa garantire i suoi intressi e i suoi profitti, e abbia la forza e la capacità di mettere nell'angolo il suo nemico storico: la classe operaia.

    Alternativa di Classe

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