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Raffaele De Grada 1916 2010

Raffaele De Grada 1916 2010

(4 Ottobre 2010) Enzo Apicella
E' morto all’età di 94 anni Raffaele De Grada, comandante partigiano, medaglia d’oro della Resistenza, critico d'arte.

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LA COMUNE DI PARIGI E I “DIFENSORI DELLA VITA”… CON RISERVA

(3 Novembre 2021)

fucilazioni comune

Il 5 giugno scorso, l’edizione online del quotidiano “Il Foglio” ha pubblicato un articolo di Giulio Meotti dal titolo emblematico: “I martiri di Parigi”, dedicato ai “crimini” anti-cristiani della Comune del 1871.
In tutta sincerità, non avendo il tempo di seguire le tracce di ogni tafàno che corre sulla carta dopo aver bagnato le zampette nell’inchiostro, non ci eravamo accorti di un articolo che decisamente merita una risposta.
L’autore, prima di lanciarsi nel suo languido martirologio, ci tiene a darci una piccola lezione di storia della Francia, che si rivela però una lezione di pressappochismo e perfino di scarsa preparazione scolastica (fin troppo comune nella fauna giornalistica, che pure è così attaccata alle medagliette accademiche), peraltro condivisa dalla redazione tutta intera, dal momento che nessuno ha ritenuto opportuno correggere una cronistoria del Paese transalpino che colloca i “cento giorni” di Bonaparte (1815) “dopo” il regno di Carlo X di Borbone, che, come ogni studente di seconda media sa, o dovrebbe sapere, ha regnato tra il 1824 e il 1830, ben nove anni dopo la sconfitta di Waterloo e addirittura tre anni dopo la morte dello stesso Napoleone, di cui proprio quest’anno, quasi a voler aiutare la memoria dell’ex-studente somarello, si commemora il bicentenario della dipartita. Tralasciamo poi di sottolineare che la “stagione” della Comune parigina non ebbe luogo, come afferma l’autore, tra il 12 marzo e il 22 maggio, ma tra il 18 marzo e il 28 maggio. Pedanteria? Può darsi, per quanto rilevare la sciatteria nella presentazione di un evento storico può essere utile per dare il giusto peso alle considerazioni “politiche” che di quella sciatteria, e di altre cose ancor meno pulite, sono figlie.
Il pezzo esordisce così:

Altro che prima democrazia diretta, la Comune del 1871 fu un grande massacro di cristiani.


Prima frase, primo errore: la Comune non fu il primo esempio di democrazia diretta quanto il primo esempio di “dittatura del proletariato”, che con la prima non si identifica necessariamente, ma, anche se di semplice democrazia diretta si fosse trattato, l’autore ci dovrebbe spiegare per quale logica il meccanismo democratico dovrebbe essere in contraddizione con un “grande massacro di cristiani” o con un massacro in generale. Il bombardamento di Dresda ad esempio, città che ci risulta abitata da cristiani, è forse in contraddizione con l’ordinamento democratico degli USA e della Gran Bretagna? E poi, se proprio vogliamo dar credito al mito plurisecolare della democrazia come “governo della maggioranza”, che ha messo in ombra il concetto Aristotelico di democrazia come “governo dei poveri” – quindi svincolato da qualsiasi quantificazione -, non sarebbe teoricamente plausibile un governo della maggioranza, quindi democratico, che esprime e pone in atto la volontà di “massacrare” una minoranza?
Ma qui, più che interrogarci sulla presunta dicotomia tra democrazia e massacri, ci domandiamo se nella Parigi del 1871 è la fucilazione di 23 ecclesiastici a doversi considerare un “massacro” oppure il sistematico sterminio di circa 20.000 tra uomini, ragazzi, donne e anziani della classe operaia ad opera dell’esercito e della polizia della Repubblica democratica francese.
Si badi bene, non si tratta di una mera contabilità dei morti, per quanto la forbice sia tanto larga da spezzarsi, quanto di riconoscere il ruolo della Chiesa cattolica francese nel “carnevale della reazione” che fu il secondo impero, e quello di alleata ideologica e materiale del governo di Versailles, che scatenò l’insurrezione comunarda per avere modo di schiacciare il proletariato francese. La classe operaia parigina, così come quella spagnola del 1936, che viene chiamata in causa dal giornalista del “Foglio”, sapeva bene con chi aveva a che fare e non aveva bisogno di quelli che certa stampa su commissione si compiace da sempre di definire “mestatori”, “agitatori” e “corruttori dei sani costumi del popolo”.
Le fucilazioni sommarie di prigionieri “federati” da parte dei difensori della famiglia, della patria e della religione, a volte dopo feroci pestaggi e atroci mutilazioni, sono iniziate ben prima che i comunardi decidessero di porvi un freno prendendo degli ostaggi, e sono continuate senza la benché minima flessione, costringendo i comunardi a dare seguito alle loro minacce. Diremo di più, si continuò a massacrare proprio per costringere i comunardi ad essere conseguenti. Per creare quei “martiri” che permettono ancora oggi, dopo centocinquant’anni, a più di un pennivendolo di versare lacrime d’inchiostro su qualche prete reazionario versato. E a centocinquant’anni da uno dei peggiori eccidi proletari, fatto di prigionieri presi a casaccio e giustiziati per le mani callose, gli abiti miseri o lo sguardo troppo intelligente; fatto di rappresentanti operai ammazzati a colpi di calcio di fucile, accecati e seppelliti con la calce ancora agonizzanti, qualcuno viene a riproporre la favola grottesca della “violenza comunarda”? Per di più dipingendola con le tinte fosche della ferocia anti-cristiana? Cos’è, il soggetto di un vaudeville per palati grossi?
Verrebbe anche da ridere quando si pensa che quest’appassionata presa di posizione in difesa della Santa e apostolica Chiesa cattolica viene a collocarsi nel bel mezzo di due notizie che non hanno affatto il sapore della novità, ma quello amaro del disgusto: la prima è quella del ritrovamento in Canada di centinaia e centinaia di resti di bambini nativi sepolti in fosse comuni, nascoste nei cortili di istituzioni cattoliche adibite alla “educazione” e “cristianizzazione” dei “pagani”. Centinaia di piccole vite strappate ai propri genitori dal Governo e affidate alle “amorevoli” cure della Chiesa, dove per amorevoli cure si deve leggere: molestie, percosse, violenze fisiche e verbali, umiliazioni, sevizie e un numero imprecisato e probabilmente imprecisabile di assassinii. La seconda notizia viene proprio dalla Francia e coinvolge circa 3200 preti e collaboratori cattolici laici, che dal 1950 ad oggi hanno rovinato la vita di circa 330.000 bambini e adolescenti, vittime di quella che ormai i numeri impressionanti in ogni angolo del mondo ci legittimano a definire una manifestazione orrenda di “amore cristiano”. Ovviamente, quando le dighe dell’insabbiamento e della reticenza vengono meno, la tattica migliore per affrontare l’ondata di letame è quella di imparare lo stile natatorio del “mea culpa”, della “vergogna” e del “perdono”, utili per galleggiare ma non per togliersi di dosso il lezzo nauseabondo dell’infamia. Nessuna considerazione, da parte di gazzettieri indignati come di opinionisti che “non amano puntare il dito”, circa la storicamente definitiva venuta meno del classico argomento delle “mele marce”, dovuta alla incontestabilità del fatto che è il cesto a rendere putride le mele e che quelle commestibili, che sicuramente esistono, sono l’eccezione. Un cesto intrecciato di ipocrisia e di repressione dei bisogni sessuali, fatto di astratto amore e di abusi concreti, fatto di pulsioni distorte che sono il prodotto diretto della falsa morale che condanna indiscriminatamente con i suoi dogmi e i suoi divieti tutte le pulsioni, anche quelle che non si esprimono con la violenza il plagio e la prevaricazione, costringendole a deformarsi e a rendere oggetto di sfogo i più indifesi, i più deboli, i meno ascoltati per via dell’età e soprattutto della classe sociale: i bambini degli strati più emarginati della società, spesso soli, senza protezioni, senza nessuno che si preoccupi di loro e per questo più appetibili a chi maschera i propri abominii con il sostegno dato agli “ultimi”.
Lo chiediamo al gesuita che sgrana il suo rosario sul “Foglio”, volete che i proletari parigini di un secolo e mezzo fa non conoscessero il ruolo sociale di repressione ideologica della Chiesa e il suo compenso per i servigi resi alla classe dominante, che comprendeva anche la totale impunità per il modo in cui i suoi “soldati” soddisfacevano i propri appetiti? Lo sapevano bene, al punto da ispezionare, appena preso il potere, i sotterranei dei conventi parigini e trovarvi non solo strumenti di tortura e ossa mal sepolte ma anche donne considerate “pazze” e sepolte vive in gabbie di ferro per decine d’anni fino al punto di diventarlo davvero. Ce n’è abbastanza da non stupirsi troppo per la mancanza di simpatia mostrata dai comunardi per il clero parigino. Ma di tutto questo, ovviamente, nel peana per i “martiri” cattolici della Comune non c’è traccia.
Fateci il piacere di condannare la Comune per quello che fu e per quello che veramente vi spaventa e vi indigna: un colossale attentato alla proprietà borghese, allo sfruttamento capitalistico, allo Stato della classe dominante e ai suoi “apostolici” pifferai, ma soprattutto non veniteci a raccontare che l’indirizzo della “difesa della vita” si trova presso qualche chiesa o oratorio, quando troppo spesso la sacralità cristiana dell’esistenza si interrompe poco dopo la nascita per riapparire in punto di morte, riempiendo con abusi di ogni tipo la parte più importante dell’intermezzo.

Circolo Internazionalista "Coalizione Operaia"

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