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Gli ex alunni della scuola Diaz

Gli ex alunni della scuola Diaz

(15 Novembre 2012) Enzo Apicella
La polizia carica i cortei studenteschi, a Roma e in altre città

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Il “governo dei migliori” poliziotti

(11 Novembre 2021)

il pungolo rosso

Con la benedizione del gran sacerdote Mattarella, è arrivato il divieto dei cortei nel centro delle città, sotto o vicino ai palazzi del potere, che vanno blindati dalla protesta sociale, e operaia in particolare. La cosa era nell’aria da giorni. Per l’esattezza dal venerdì 15 ottobre quando per la prima volta dal loro inizio, le proteste “no green pass” erano state rafforzate, e in parte cambiate di segno, da primi contingenti di operai e proletari organizzati di alcuni porti del Nord, dell’Elettrolux di Susegana e di altre fabbriche del Triveneto e dell’area torinese, di diversi magazzini della logistica. Fino a quel momento prima le manifestazioni “no vax”, poi quelle “no green pass” erano state lasciate libere di fare questo e quello, come non è successo una sola volta, fosse pure per sbaglio, alle dimostrazioni dell’opposizione di classe. Libere perfino di assaltare e semi-sfasciare la sede centrale della CGIL, col cortese accompagnamento della polizia di stato.

Ma il pericolo di vedere bloccata, anche solo in piccolissima parte, la produzione e la circolazione delle merci da settori della “classe indispensabile” – questo no! E tanto più in una protesta contro uno strumento divisivo e repressivo quale il lasciapassare finto-sanitario. Fiutato il pericolo, i poteri forti hanno messo in moto la loro eterna base di massa (i commercianti), mentre il governo Draghi ha azionato gli idranti a Trieste per far capire a tutti che la festa era finita. Il bersaglio formale del governo sono le dimostrazioni dei “no green pass”, quello sostanziale è la scesa in campo di primi contingenti di proletari collocati al di là della “solita” logistica, tanto più in una congiuntura che può riscaldarsi all’improvviso, di sblocco dei licenziamenti, carovita galoppante, precarizzazione illimitata dei rapporti di lavoro, omicidi sul lavoro in serie, ritorno alla legge Fornero…

Il messaggio è stato formalizzato con il discorso di Mattarella a Parma e la circolare del ministro dell’interno contenente i nuovi ordini. I cortei, forse, ma solo in periferia. Meglio, comunque, i sit-in (dove ci si affolla più che nei cortei… davvero una decisiva misura salva-covid, mentre ogni giorno in autobus, metro, treni si serrano le une sulle altre milioni di persone con e senza “green pass”, etc.). Meglio ancora, si dirà domani, la manifestazione del proprio pensiero individuale da remoto (è la cosa più “civile” e “innovativa” – come ha mostrato anni fa la premiata ditta Grillo-Casaleggio).

È del tutto evidente: questa è una forzatura rispetto all’attuale ordinamento giuridico, che non consente di restringere il diritto a manifestare il proprio dissenso dalle decisioni delle autorità di stato in base ai contenuti della protesta (in questo caso il “no al green pass”). È un’ulteriore stretta autoritaria, parte di quell’uso capitalistico della “emergenza pandemica” che abbiamo denunciato dal primissimo momento, per l’esattezza dal divieto di manifestare l’8 marzo 2020 ingiunto dal governo Conte bis al movimento delle donne e ai sindacati di base. Un’ulteriore stretta repressiva di cui è parte integrante l’attacco sistematico delle polizie di stato ai picchetti del SI Cobas, da Milano a Prato, e se non bastasse, la libertà di aggressione delle squadracce padronali tutelate dagli apparati di stato – un fenomeno che stranamente sfugge alla quasi totalità degli anti-autoritari “no green pass”…

Non ci scandalizza la violazione della Costituzione formale, perché sappiamo che a prevalere è sempre la costituzione materiale, cioè il rapporto di forza tra le classi. Ed anche perché la Costituzione di cui si favoleggia con melanconici amarcord è quella che ha sottratto dall’inizio al “popolo sovrano” qualsiasi interferenza in tema di politica internazionale (leggi: guerra) e in materia fiscale (leggi: accumulazione della ricchezza e del potere), e che in seguito, nei suoi aggiornamenti, ci ha messo intorno al collo il pareggio di bilancio come vincolo insuperabile e l’autonomia differenziata. I democratici a cui è rimasto un minimo di dignità avrebbero, quindi, di che sollevarsi… lo faranno?

Per quanto ci riguarda, l’appello è a denunciare ovunque questo provvedimento per quello che è al di là delle proteste “no green pass”: un attacco alle manifestazioni di piazza. La Repubblica non si vergogna di motivarlo con il “Basta violenza No vax”. Ma la sola violenza che si è vista in questi due anni è quella degli apparati statali e padronali, della moltiplicazione degli ordini e dei divieti (pure i più cervellotici), del terrorismo della informazione/disinformazione di regime, della coazione ad andare a lavorare costi quel che costi. E l’altra terribile violenza che si sta tessendo dietro la cortina fumogena della propaganda di regime, è quella di nuove guerre dentro e oltre la “nuova guerra fredda” contro Cina e Russia.

Non facciamoci intimidire!

A cominciare dalla manifestazione del 13 novembre a Napoli riaffermiamo la voglia, il diritto, la necessità di manifestare in massa contro la macelleria sociale messa in atto dal governo Draghi e contro la smisurata arroganza del padronato, euforico per le opportunità che gli offre un tale governo. Rilanciamo con forza la mobilitazione che ci ha portati allo sciopero unitario dell’11 ottobre e agli scioperi del 15 ottobre, e proiettiamoci verso le lotte in corso in Grecia e in altri paesi dove si sta resistendo all’uso capitalistico della pandemia.

Il pungolo rosso

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